La tradizione vuole che il pittore sia nato qui, nel Duecento, in un paesaggio di colline, case in pietra e strade strette. Un viaggio a metà tra memoria locale, documenti non sempre limpidi e una leggenda diventata parte della storia dell’arte italiana: quella del ragazzo pastore notato da Cimabue, capace ancora oggi di attirare visitatori, scuole e appassionati.
La prima tappa è Vespignano, piccolo borgo a ovest di Vicchio. Qui, secondo la tradizione, Giotto sarebbe nato nel 1267, anche se sulla data gli storici continuano a discutere. Sul colle dove un tempo sorgeva un castello si trova la casa attribuita a Giotto: oggi è uno spazio dedicato alla sua figura e all’arte contemporanea. Non un museo in senso stretto, piuttosto un luogo di passaggio, di racconto, frequentato soprattutto nei fine settimana e durante le visite delle scuole.
L’edificio nasce come semplice costruzione medievale e nel tempo è stato modificato più volte. Una trasformazione importante risale al 1840. Poi, verso la fine dell’Ottocento, furono aggiunti i riquadri in pietra alle finestre e un portale in stile gotico, come ricorda la lapide sulla facciata.
Il restauro del 2008 ha dato alla casa l’aspetto attuale. Poco distante restano i ruderi di una torre rotonda, ultimo segno dell’antico castello. Nei dintorni c’è anche la chiesa di San Martino, legata alla famiglia del pittore: uno degli otto figli di Giotto ne fu parroco. Dal giardino, nelle giornate limpide, lo sguardo corre sulle colline del Mugello. Ed è lì che il racconto comincia davvero.
Il ponte di Ragnaia e il racconto dell’incontro con Cimabue
Scendendo verso il fondovalle, lungo il torrente Ensa, si arriva al ponte di Ragnaia. È il punto in cui la leggenda prende corpo, quasi fosse una scena già pronta. Il ponte che si vede oggi è del Cinquecento e sostituì una struttura medievale, ma per tutti, da queste parti, resta il ponte di Cimabue. Secondo il racconto, il maestro fiorentino avrebbe incontrato proprio qui un giovane Giotto, intento a disegnare una pecora su una pietra, forse con un pezzo di carbone. E avrebbe capito subito di trovarsi davanti a un talento fuori dal comune.
L’episodio è tramandato da Lorenzo Ghiberti e poi da Giorgio Vasari, che contribuì a consegnarlo all’immaginario di tutti. La scena è semplice: un ragazzo, un gregge, un maestro che passa e si ferma. Accanto al ponte, la scultura “Cimabue scopre l’artista” di Fabrizio Maiorelli richiama proprio quel momento, trasformando un racconto orale in immagine pubblica. «Qui lo raccontano da sempre», dicono spesso gli abitanti ai visitatori. Nessuno, naturalmente, può sapere se sia andata davvero così. Ma il fascino sta anche in questo dubbio.
Documenti e dubbi degli storici sulle origini del pittore
Sulle origini di Giotto, gli studiosi invitano alla prudenza. I primi anni della sua vita sono avvolti da poche certezze e da molte tradizioni nate dopo. La Treccani colloca la nascita intorno al 1265, sempre secondo la tradizione, mentre altre ricostruzioni mettono in discussione il legame esclusivo con Vespignano. Alcuni documenti indicano che il padre, Bondone di Angiolino, era un fabbro e viveva almeno dal 1295 nella parrocchia di Santa Maria Novella, a Firenze.
Da qui il dubbio: Giotto potrebbe essere nato in città, e non nel Mugello. Una parte degli storici considera quindi il racconto del pastorello una leggenda e guarda con più favore all’idea di una famiglia non povera, con un apprendistato iniziato in modo più normale nella bottega di Cimabue, il pittore fiorentino più importante di quegli anni.
Resta però forte il nodo artistico tra maestro e allievo, confermato anche dalla memoria letteraria. Dante, nel Purgatorio, scrive: “Credette Cimabue ne la pittura / tener lo campo, e ora ha Giotto il grido”. Pochi versi, ma chiarissimi: il sorpasso era già entrato nella coscienza del tempo.
I sentieri dei pittori: l’itinerario da Vicchio alle colline dell’Ensa
Vicchio ha scelto di custodire questa eredità in modo concreto, legando Giotto, Cimabue e il paesaggio a percorsi a piedi e luoghi della memoria. In piazza Giotto si trova la statua del pittore, alta 3,2 metri e collocata all’inizio del Novecento. Nel 2001 il paese celebrò il centenario della posa con iniziative dedicate all’artista. Non è solo un monumento: è un punto di partenza.
Tra il 2012 e il 2013 sono stati inaugurati i sentieri dei pittori, dedicati a Giotto, Cimabue e al Beato Angelico, altro grande nome legato a Vicchio. Il percorso collega piazza Giotto alla casa di Vespignano, passando per Pesciola e Pilarciano, fino al ponte di Ragnaia.
Unendo gli anelli di Cimabue e Giotto si cammina per circa 15 chilometri, con un dislivello lieve, attorno ai 100 metri. È un itinerario accessibile, tra campi, casolari e il corso dell’Ensa. E quando la strada scende verso il torrente, immaginare il ragazzo con il gregge viene quasi naturale. Che sia cronaca o leggenda, il Mugello di Giotto continua a vivere proprio in quella domanda.
Un sentiero tra le colline del Mugello conduce a un antico ponte in pietra, richiamando i luoghi legati alla memoria di Giotto.







