Se la stufa consuma troppo, il problema potrebbe essere la legna: ecco come capirlo e cosa fare prima di accenderla
Ogni inverno si ripete la stessa scena: ceppi che bruciano velocemente, calore che non basta, fiamme deboli e cenere che si accumula troppo in fretta. E ogni anno molti danno la colpa alla stufa, al camino o al freddo improvviso. In realtà, spesso il vero colpevole è invisibile ma cruciale: l’umidità della legna. Se non è abbastanza secca, gran parte dell’energia si disperde solo per far evaporare l’acqua che contiene. E tutto il resto – calore, durata, risparmio – va letteralmente in fumo.
Legna troppo umida, stufa inefficiente: ecco perché serve misurare prima di bruciare
La legna appena tagliata può contenere fino al 60% di umidità, mentre il livello ideale per una combustione efficiente è sotto il 20%. Al di sopra di questa soglia, il calore prodotto scende drasticamente, la fiamma è meno intensa e la resa termica si riduce anche del 50%. La stufa sembra “debole”, ma non è colpa dell’impianto: è la legna a non essere pronta.
Bruciare ceppi umidi significa consumare più legna per meno calore, inquinare di più e creare condensa e fuliggine nel camino. L’unico modo per sapere davvero se la legna è adatta all’uso è usare un igrometro, uno strumento economico che si applica sul ceppo tagliato per leggere il livello di umidità reale. Molti scoprono così che nella stessa catasta convivono ceppi pronti e altri ancora da essiccare.

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Un controllo regolare permette di selezionare solo il legno più asciutto, ottenendo una fiamma più stabile, meno sprechi e una combustione completa. Non serve modificare l’impianto o comprare legna più cara: basta usare quella giusta, al momento giusto. E i risultati si vedono già dal primo fuoco.
Chi brucia legna umida spesso spende di più, ma senza rendersene conto. Per questo, controllare l’umidità non è un dettaglio tecnico, ma una vera e propria azione di risparmio domestico.
Come conservare, asciugare e accendere la legna per ottenere più calore con meno sforzo
Perché la legna bruci bene, non basta lasciarla all’aperto. Deve essere spaccata bene, conservata in luoghi ventilati, protetta dall’umidità e non appoggiata al suolo. Le sezioni ideali vanno dai 30 ai 50 cm, con tagli netti che favoriscono lo scambio d’aria. Cataste troppo grosse o coperte con teli plastificati trattengono l’umidità e peggiorano tutto il lavoro fatto prima. La soluzione più semplice è creare ripari rialzati, aperti ai lati, che consentano alla legna di respirare.
In condizioni normali, la stagionatura completa richiede da 18 a 24 mesi. Ogni legno ha i suoi tempi: faggio, quercia e castagno asciugano più lentamente, mentre pioppo e betulla sono più rapidi. Ecco perché serve una rotazione delle scorte, bruciando ogni anno la legna tagliata due stagioni prima. Questo evita acquisti all’ultimo minuto e garantisce una scorta sempre pronta.
Anche il metodo di accensione ha un ruolo importante. Accendere “dall’alto verso il basso” – cioè posizionando sotto i ceppi grandi e sopra l’esca e la legna secca – riduce il fumo, aumenta l’efficienza e accelera il riscaldamento. La fiamma scende lentamente e riscalda il focolare in modo più uniforme. Meno fuliggine, meno odori, meno sprechi. Un metodo semplice che non costa nulla, ma cambia il risultato.
Infine, la regolazione dell’aria: nei primi minuti, lasciare l’aria aperta al massimo per far partire la combustione, poi regolarla in modo da mantenere una fiamma viva ma controllata. Così si evita il soffocamento, si prolunga la durata del ceppo e si migliora la resa della stufa. È l’unione di piccoli gesti – legna secca, accensione corretta, aria regolata – che rende davvero la legna da ardere una fonte di calore economica ed efficiente. Usata male, invece, è solo un fastidio che brucia soldi e pazienza.
Trucco sconosciuto a chi usa il riscaldamento legna può raddoppiarne la durata e far risparmiare realmente - okmugello.it



