L’Unione Europea si prepara a varare norme più stringenti per la verifica dell’età sull’uso delle piattaforme social.
Questa iniziativa europea segue a ruota la legislazione australiana, entrata in vigore lo scorso dicembre, che ha imposto il divieto assoluto di accesso ai social media per gli under 16, una misura che sta facendo molto discutere per la sua portata e modalità di applicazione.
Il Parlamento europeo sta valutando una regolamentazione che potrebbe vietare l’accesso a TikTok ai minori di 13 anni, introducendo un sistema di verifica dell’età articolato su tre livelli di controllo. Non sarà più consentito affidarsi alla semplice autodichiarazione della data di nascita, pratica finora largamente utilizzata e facilmente aggirabile. La tecnologia di verifica si basa sull’analisi di “segnali silenziosi”, ovvero comportamenti osservati durante l’utilizzo della piattaforma, che aiutano a identificare profili sospetti.
Quando l’algoritmo individua attività potenzialmente riconducibili a utenti minorenni, l’account viene segnalato a un team di moderatori umani, con l’intervento di esperti specializzati nella verifica anagrafica in casi complessi. Sarà inoltre incoraggiato il ruolo attivo della community, chiamata a segnalare profili sospetti. Questa triplice barriera promette di rivoluzionare il modo in cui TikTok e, potenzialmente, altre piattaforme social gestiscono la sicurezza e la protezione dei giovani utenti.
Il modello australiano: divieti rigorosi e sfide operative
Dal 10 dicembre 2025, l’Australia ha introdotto un divieto rigoroso di accesso ai social media per chiunque abbia meno di 16 anni. Instagram, Facebook, TikTok, X, YouTube e altre piattaforme sono state obbligate a cancellare gli account di utenti minorenni, pena sanzioni pecuniarie fino a 28 milioni di euro per le aziende che non si adeguano. Meta, proprietaria di Facebook e Instagram, ha già iniziato a rimuovere migliaia di account di adolescenti, ma la misura ha spinto molti giovani a tentativi di aggiramento, come la creazione di profili con età falsa o la condivisione dell’account con i genitori.
L’applicazione della legge australiana ha sollevato dubbi circa l’efficacia pratica del divieto. Alcuni esperti sottolineano come questa misura rischi di allontanare i minori dalla supervisione genitoriale, poiché senza un account attivo non è possibile utilizzare gli strumenti di controllo parentale. Inoltre, l’utilizzo di VPN (reti private virtuali) consente ai giovani di superare facilmente le restrizioni geografiche imposte dal Paese.
Anche nel contesto australiano si sono sviluppate contestazioni legali: due quindicenni hanno impugnato la legge davanti all’Alta Corte, denunciando una violazione del diritto alla libertà di espressione politica. Tale situazione apre un dibattito importante sull’equilibrio tra tutela e libertà personale nell’era digitale.

Le sfide della verifica dell’età e le alternative alla proibizione(www.okmugello.it)
La verifica dell’età online rappresenta una sfida tecnologica e di privacy. Le piattaforme sono chiamate a sviluppare sistemi sofisticati che prevedano analisi biometriche, verifiche documentali e riconoscimento facciale, ma devono anche garantire il rispetto della normativa sulla privacy e la sicurezza dei dati personali. Meta ha suggerito un modello in cui la verifica dell’età venga effettuata direttamente dagli store digitali al momento del download dell’app, riducendo così la necessità di ulteriori controlli in fase di accesso alle piattaforme.
Diversi studi indicano come un divieto assoluto non sia necessariamente la soluzione migliore per proteggere la salute mentale e il benessere dei giovani. Secondo la ricerca pubblicata su Research Gate a settembre 2025, non esiste un nesso causale diretto tra uso dei social media e disturbi psicologici nei minori.
Piuttosto, la riduzione del rischio potrebbe essere ottenuta tramite modelli di “harm minimisation”, analoghi alle strategie di prevenzione adottate per il consumo di alcolici tra adolescenti. Ciò implica un approccio più educativo, basato sull’alfabetizzazione digitale, lo sviluppo di resilienza e la promozione di un utilizzo consapevole e guidato, con il supporto di famiglie e istituzioni scolastiche.
La situazione globale: tra divieti e regolamentazioni in evoluzione
Non solo Australia ed Europa si confrontano con la necessità di tutelare i minori nell’ambiente digitale. Paesi come Malesia e Danimarca hanno adottato misure simili, fissando limiti di età per l’accesso ai social media e imponendo alle piattaforme l’obbligo di utilizzare sistemi di verifica elettronica. Queste iniziative nascono dalla crescente consapevolezza dei rischi legati a truffe online, sfruttamento sessuale e cyberbullismo.
L’Europa verso una stretta sui social per i minori (www.okmugello) 










