Dal nostro lettore e collaboratore Andrea Pelosi riceviamo e pubblichiamo questa bella lettera di riflessione. A quattro anni dal sisma che ha colpito la città dell’Aquila. Buona lettura:
E’ il 6 febbraio…sto mangiando allegramente con la mia famiglia, quando dalla televisione sento le parole “Aquila” e “terremoto” e mi viene un flash.
Già, sono passati 4 anni…
Ma non so come, non mi è venuto in mente solo la sofferenza, le immagini crude della “Casa dello Studente”, la disperazione dei cittadini dell’Aquila e dei paesi vicini…
Mi è tornata all’orecchio contemporaneamente una canzone.
Sono corso in camera, ho acceso il computer, YouTube, e l’ho ascoltata, ri-ascoltata, ri-ri-ascoltata.
E non riuscivo a smettere di pensare.
Sono passati 4 anni, e sembra che niente sia cambiato. Eppure sono italiani come me e te che leggi, come quei governanti che gli hanno promesso mari e monti, ma di questi mari e monti queste persone non hanno visto quasi niente.
Eppure 23 giorni dopo quel tragico 6 Aprile del 2009 (non anni dopo), un gruppo di artisti si è riunito non per lucrare un po’ di soldi sfruttando la tragedia del terremoto, ma per creare un qualcosa che potesse portare dei fondi per ricostruire il teatro e il conservatorio dell’Aquila.
Non è una canzone che rimarrà negli almanacchi della storia della musica per la sua bellezza, per la sua melodia complicata o chissà cosa. Rimarrà perché fatta con il cuore. Perché anche se poco, ha aiutato ad accendere un po’ di speranza nel cuore dei terremotati.
Perché, come c’è scritto alla fine del video della canzone, “Se siamo insieme Domani è già qui”.Andrea Pelosi






