La corsa al voto per il referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati, previsto per il 22 marzo, sta mettendo a nudo i limiti della comunicazione politica attuale. Vincenzo Donvito Maxia, alla guida di Aduc, sottolinea come la discussione di merito sia stata quasi totalmente oscurata da una narrazione tossica che mira a dividere l’opinione pubblica in “buoni” e “cattivi”. In questo scenario, le argomentazioni razionali sul contenuto della riforma rimangono confinate ai margini, mentre al centro della scena si muovono attacchi incrociati che puntano a delegittimare moralmente l’avversario politico.
Il presidente dell’associazione utenti e consumatori mette in guardia contro la tendenza a trasformare la consultazione in un test di gradimento per il governo o in una battaglia di fazione. Questo approccio impedisce di affrontare nodi storici della giustizia italiana, che Donvito Maxia definisce ancora troppo legata a vecchi schemi che non tutelano pienamente il cittadino. Il richiamo alla memoria di casi simbolo della giustizia italiana serve a ricordare che la posta in gioco è la qualità del nostro Stato di diritto, un tema che meriterebbe un confronto alto e non una sterile rissa mediatica.
Il timore finale espresso da Aduc riguarda la risposta dei cittadini nelle urne. Il trend di calo della partecipazione elettorale potrebbe manifestarsi pesantemente anche in questa occasione, segnando una profonda estraneità dei cittadini verso queste modalità di scontro politico. Sebbene il risultato del 22 marzo sarà comunque valido legalmente, un’ampia diserzione dei seggi lascerebbe irrisolto il problema del dialogo tra istituzioni e società civile. La sfida per la politica dovrebbe essere quella di riportare la razionalità al centro del tavolo, prima che l’ennesima opportunità di riforma finisca nel vuoto.











