Un articolo del nostro editore, Saverio Zeni: Giovedì 28 Febbraio appena trascorso, sono stato invitato da Sandro Bettini a una cena presso un locale del centro cittadino, per la degustazione del primo spumante prodotto in Mugello. Non sono un grande intenditore di vini, ma ho accettato volentieri l’invito poiché ero curioso di capire come sia stato possibile produrre uno spumante (da uve di Pinot Nero) nel nostro “umido” Mugello. Prima di addentrarmi nel raccontare la serata (che secondo me ha regalato una bella lezione di professionalità) mi sembra doveroso fare una piccola premessa che esula dal parlare di vino. Personalmente ammiro la famiglia Bettini, non solo perché sono imprenditori di successo, persone semplici e genuine, ma soprattutto per il rispetto e la coesione della loro famiglia. Ho avuto la fortuna di leggere il libro su Rossano Bettini, un libro che lascia il segno, che ti fa apprezzare il sacrifico e ti sprona a non arrenderti mai. Leggere come Rossano, uomo visionario, con il suo impegno e la sua passione, con sulle spalle tanti sacrifici, facilmente intuibili in un periodo della storia della nostra Italia (segnatamente dopo la disastrosa seconda guerra mondiale) con l’ingegno, l’intelligenza e la solerzia è riuscito a trovare il suo naturale sbocco. Ebbene, Rossano insieme al nonno Giuseppe sono protagonisti in questa nuova sfida che Sandro coltiva fin da bambino. La Famiglia Bettini, in località “Cortevecchia” a San Piero a Sieve, è proprietaria di una piccola vigna, dove veniva fatto il vino per consumo familiare. Un vino “fatto in casa”, rosso, senza pretese e senza fronzoli, sicuramente non un Chianti, un vino insomma che ti abitui a bere. Sandro fin da ragazzetto, aiutando nei lavori in vigna, nella vendemmia o nella svinatura, si chiedeva sempre il motivo per cui non potesse essere realizzato un prodotto di livello nel nostro Mugello. Per trovare la risposta alle sue domande ha dovuto aspettare molti anni, conoscere gente, formarsi, frequentare corsi avvicinarsi alla cultura del vino. Dopo la vendemmia del 2011 ha estirpato il vecchio vigneto e nel 2012 ha iniziato a ripiantare nuove barbatelle di Pinot Nero grazie anche al prezioso aiuto dell’amico Giuliano Tarchi e del suocero Nello Baglioni in un vigneto particolare nel suo genere. A questo punto dovremmo parlare della serata, della cena e soprattutto del vino, ma la cosa che più mi ha colpito è la lezione di professionalità che sono riuscito a percepire. Lo spumante metodo classico si chiama “Primum – Salubre Ascesa” prodotto dalla Fattoria di Cortevecchia a San Piero a Sieve, presentato con una bottiglia nera dove tutti i minimi particolari sono stati studiati. Il nome, il marchio, i colori, l’etichetta, tutto perfetto. Non una sbavatura, non un’approssimazione, tutto coerente per un prodotto che “dovrebbe” essere lanciato sul mercato con pieno successo. Peccato che questo giovane vino spumante metodo classico, che dovrà combattere tenacemente per trovare il proprio posto sullo scaffale… sullo scaffale ci arriverà solo in quantità molto limitate. La prima annata 2014 ha prodotto solo 1000 bottiglie, a regime potrà arrivare a produrre 3/4000 bottiglie: numeri troppo bassi per aspirare a conquistare il mercato con la M maiuscola. E allora perché tutta questa ricerca, cura nei dettagli, investimenti economici importanti se poi non potrà aspirare al successo commerciale? Possiamo solo immaginare il motivo, ma ci piace pensare che tutto questo sia stata la voglia di dimostrare a se stesso (e a suo padre) come quella “follia” di un ragazzino si è potuta avverare. “Quello che facciamo viene fatto all’insegna dell’inseguimento della salubrità, la nostra “salubre ascesa”. Un percorso sempre in salita verso un prodotto che sia innanzitutto sano…” “Tutto ciò con l’obiettivo di ottenere prodotti di massima qualità, nel rispetto dei terreni, dei quali, siamo solo custodi temporanei, in attesa di tramandarli alle generazioni future.” (Sandro Bettini)















