Storie di ieri e di oggi

La Pieve di San Giovanni Maggiore: millenni di storia, fede e leggende nel Mugello

Un viaggio tra insediamenti bizantini, antichi privilegi amministrativi e l'arguzia popolare nelle cronache di Alfredo Altieri.

Borgo san lorenzo, san giovanni maggiore, esterno

I primi insediamenti umani in questo luogo risalgono, con molta probabilità, al IV o V secolo dopo Cristo. Non a caso, dunque, qui aveva sede una Pieve, forse l’unica in quel periodo storico posta nella parte orientale del Mugello e che aveva sotto di se ben quattordici chiese, alcune delle quali poste sul nostro Appennino. Infatti, in un documento del X secolo rogato a Borgo San Lorenzo dal notaio Gumpert, è scritto che le chiese di Salecchio, Visano, Gruffieto, Granarolo e Susinana, luoghi posti nel territorio dell’odierno Palazzuolo, dipendevano tutte dalla Pieve di San Giovanni, la quale doveva essere a quel tempo la più importante della valle e da  questo, forse, deriva il titolo di “Maioris”.

Nelle sue vicinanze un castello risalente al VI secolo in località denominata Mugello, come indicato su antiche carte e il castello è stato uno dei baluardi difensivi dei bizantini, che erano posizionati su tutta la fascia appenninica e che osteggiavano l’avanzata Longobarda, nel VI secolo. Fu distrutto e ricostruito proprio dagli stessi Longobardi e a dirci dell’importanza che la pieve e il castello ricoprivano in quei tempi lontani, lo confermano le Bolle Pontificie del 1049, del 1076, del 1103 del 1134 e del 1163, dove sono menzionati più volte. In alcuni documenti del 1100, poi, il castello è ricordato come “Castellarium Novum”, a riprova della sua riedificazione.

Ma tornando alla Pieve, già in questo periodo stava perdendo molto della sua importanza a causa della rilevanza assunta dal vicino Borgo San Lorenzo che, grazie all’opera di bonifica della pianura, alla sua posizione strategica e come punto di riferimento commerciale della zona, era diventato molto più popolato ed economicamente molto florido. Queste circostanze, è da credere, determinarono la divisione dell’antico Piviere in due parti distinte: Il nuovo Piviere di Borgo San Lorenzo e quello antico di San Giovanni Maggiore.

Quali erano le funzioni di una Pieve in quel tempo? Oltre ad essere l’unica ad avere il fonte battesimale, nella Pieve la gente che viveva in campagna si riuniva per pregare, per celebrare i riti sacri e, appunto, battezzare i figli; in caso di pericolo le persone potevano trovarvi protezione, inoltre, qui venivano stabilite le tasse da pagare, si predisponevano le leve dei soldati e si provvedeva alla manutenzione delle strade.

Quanto detto ci fa capire la grande importanza che la Pieve rappresentava per quella che era la sua Circoscrizione territoriale e che deteneva, oltre all’organizzazione religiosa nelle campagne, anche funzioni civili e amministrative sui popoli da essa dipendenti.

Un’altra prerogativa importante da ricordare è, che prima ancora che nelle città nascessero i liberi Comuni, la Pieve facilitò la prima tessitura politica in senso democratico: infatti, qui si riunivano i capifamiglia e sotto la direzione del pievano, discutevano e deliberavano i primi ordinamenti e le leggi per la loro comunità.

Le più antica notizia documentata sulla Pieve risale al 941, compare su un contratto enfiteutico (cioè un contratto di affitto, enfiteutico perché l’affittuario era detto enfiteuta) e un altra notizia è del 950, dalla quale veniamo a sapere, che la Pieve pagava un censo annuale alla Mensa vescovile fiorentina di diciassette soldi all’anno.

Durante lavori di scavo nel vicino torrente Riomorto alla fine dell’Ottocento, fu rinvenuta una pietra di confine sulla quale c’era una iscrizione datata VIII secolo. Ma a proposito del nome del torrente, si vuole che questo sia riconducibile a un fatto accaduto in tempi molto lontani. Si racconta, che un bandito o un ricercato stava fuggendo inseguito dalle guardie granducali, giunto in questo luogo non si avvide del precipizio e cadde assieme al cavallo giù nel fiume e gli inseguitori lo credettero morto, ma egli per sua fortuna si salvò. Anni dopo, quando fu costruito il ponte, questo prese il nome “Rio del morto”, poi corrotto in Riomorto, in riferimento al fatto. Il racconto termina dicendo che egli “lasciò un voto come si vede”. Ancora ai primi degli anni Cinquanta, a sinistra del ponte, si intravedeva su una querce secolare un quadretto con l’immagine della Madonna. Improbabile, che fosse il voto del fuggiasco, possibile, invece, che una pia tradizione popolare si sia fatta carico di mantenere il ricordo.

In ultimo, un fatto che vide protagonista il pievano di San Giovanni Maggiore, Antonio Dell’Ogna teologo, matematico e storico che molto scrisse e ricercò di cose mugellane, amò il Mugello e si dispiacque di lasciare la pieve per assumere il rettorato del Seminario Maggiore Fiorentino. Sotto il suo plebato fu accolto nella chiesa, il 26 luglio 1803, il corpo del Beato Giovanni Bruni da Vespignano, tra il tripudio del popolo mugellano.

Si racconta di lui, che quando era pievano a San Giovanni Maggiore, fu informato che il patrono della pieve, il marchese Minerbetti, si era lamentato perché il prete si recava molto raramente a trovarlo e questo, era considerato dal marchese una mancanza di riguardo nei suoi confronti. Il fatto era, che il Minerbetti non aveva in simpatia il Dell’Ogna, che si era accorto di questo e che perciò frequentava la casa del nobile il meno possibile. Ma la situazione era diventata tale, che urgeva trovare una soluzione e l’arguto prete mise in atto un accattivante stratagemma.

Alcuni giorni avanti che il marchese giungesse da Firenze, per il solito soggiorno nella sua villa al Corniolo, il pievano allertò quattro nerboruti contadini i quali, il giorno stabilito, furono messi sull’avviso da un compagno dell’arrivo della carrozza del Minerbetti ed essi incominciarono a suonare il doppio con tutte e 4 le campane e continuarono a farlo, fino a quando il marchese non arrivò alla villa. Il nobile, appena sceso dalla carrozza, incuriosito, mandò un uomo del suo seguito alla chiesa per sapere dell’incessante suono delle campane: Gli fu risposto: È un segno di benvenuto per l’arrivo del patrono della pieve”.

Quando il marchese seppe questo, disse sempre un gran bene del Dell’Ogna.

Change privacy settings
×