Mutui sempre più costosi nonostante i tassi Bce stabili: il meccanismo che incide sulle rate e perché il calo non arriva.
La Banca centrale europea lascia i tassi di interesse invariati, eppure molte famiglie italiane continuano a vedere aumentare il costo dei mutui. Una dinamica che genera confusione e alimenta dubbi, soprattutto tra chi sperava in un rapido alleggerimento delle rate dopo anni di rialzi.
In realtà, il legame tra decisioni della Bce e mutui non è così immediato come può sembrare. Dietro l'apparente immobilità dei tassi ufficiali si muove un sistema più complesso, fatto di aspettative, indici di riferimento e strategie bancarie.
La Bce conferma i tassi: cosa significa davvero
Per la quarta volta consecutiva, il Consiglio direttivo della Banca centrale europea ha deciso di non modificare il costo del denaro. Il tasso sui depositi resta al 2%, quello sui rifinanziamenti principali al 2,15% e quello sui prestiti marginali al 2,40%. Una scelta ampiamente prevista dagli analisti e legata a un quadro macroeconomico giudicato complessivamente positivo.
Secondo Francoforte, la crescita dell'Eurozona sta tenendo meglio delle attese, con una domanda interna solida e un impatto dei dazi meno pesante del previsto. Anche l'inflazione appare sotto controllo, stabile intorno all'1,9%, molto vicina all'obiettivo del 2%.
Ridurre i tassi di interesse è uno strumento potente, ma non privo di rischi. Serve a stimolare l'economia, ma può riaccendere pressioni inflazionistiche. Al contrario, mantenerli più alti aiuta a tenere sotto controllo i prezzi, ma frena consumi e investimenti.
Le previsioni indicano un Pil dell'1,4% nel 2025, una lieve flessione nel 2026 e una nuova risalita nel 2027. Numeri migliori rispetto alle stime precedenti, che spingono la banca centrale alla prudenza. Non a caso, all'interno del Consiglio si inizia già a discutere di possibili rialzi nel medio termine, piuttosto che di tagli imminenti.

Il punto chiave è che i mutui non dipendono solo dai tassi ufficiali della Bce. Le banche, infatti, utilizzano come riferimento l'Euribor, un indice che riflette le aspettative del mercato sull’andamento futuro del costo del denaro.
In Italia, secondo le rilevazioni del Codacons, i tassi applicati ai mutui sono saliti dal 3,50% di gennaio al 3,73% di ottobre 2025. Un incremento apparentemente contenuto, ma che su un mutuo da 150 mila euro a 30 anni si traduce in circa 222 euro in più all'anno.
Questo accade perché gli istituti di credito anticipano, incorporando nei contratti il rischio che i tassi restino elevati più a lungo. In altre parole, anche senza nuove decisioni della Bce, il mercato si muove prima. Difficilmente si tornerà, almeno nel breve periodo, ai mutui ultra convenienti del periodo pre-pandemico. La stabilità dei tassi ufficiali non equivale a un immediato sollievo per le famiglie, soprattutto per chi sceglie il variabile.












