In pochi lo sanno, ma chi perde il lavoro dopo i 60 anni può andare subito in pensione: le vie d’uscite dal lavoro.
Perdere il lavoro dopo i 60 anni è uno degli scenari più difficili per un lavoratore. Le possibilità di ricollocazione sono ridotte, le aziende tendono a preferire profili lavorativi più giovani e il futuro previdenziale appare spesso incerto.
Eppure, proprio in questa fase delicata, il sistema italiano offre alcune vie d’uscita che possono trasformare un licenziamento in un’opportunità per anticipare la pensione. Strade poco conosciute, ma che in molti casi permettono di lasciare il lavoro anni prima rispetto ai canali ordinari.
Chi perde lavoro dopo i 60 anni può andare in pensione con queste uscite
Il punto di partenza è quasi sempre la Naspi, l’indennità di disoccupazione. Non è soltanto un sostegno economico temporaneo: rappresenta il passaggio chiave per accedere a misure previdenziali agevolate come Ape Sociale e Quota 41, entrambe pensate per categorie considerate fragili. In caso di licenziamento involontario, il lavoratore può richiedere la Naspi, che può durare fino a 24 mesi, pari alla metà delle settimane contributive maturate negli ultimi quattro anni. L’assegno copre circa il 75% della retribuzione media, con una riduzione del 3% mensile dal nono mese per gli over 55. Nei primi mesi, quindi, l’importo resta vicino allo stipendio precedente.
L’aspetto più importante riguarda però i contributi figurativi: durante tutta la durata della Naspi, l’INPS accredita contributi validi sia per il diritto sia per il calcolo della pensione. È questo meccanismo a rendere possibile l’uscita anticipata: i contributi continuano a maturare anche senza lavorare. Una delle opzioni più utilizzate da chi perde il lavoro dopo i 60 anni è l’Ape Sociale, riservata ai lavoratori in condizioni di particolare tutela, tra cui i disoccupati a seguito di licenziamento.
Il requisito fondamentale è che la cessazione del rapporto sia involontaria: le dimissioni volontarie escludono sia la Naspi sia l’Ape Sociale. Per questo motivo, in molti casi si valuta un’uscita concordata con l’azienda. Terminato il periodo di Naspi, si può accedere all’Ape Sociale con:
- 63 anni e 5 mesi di età
- almeno 30 anni di contributi

Pensioni, chi può andarci a 60 anni dopo aver perso il lavoro – Okmugello.it
L’indennità può arrivare fino a 1.500 euro mensili e accompagna il lavoratore fino alla pensione di vecchiaia a 67 anni. Combinando Naspi e Ape Sociale, l’attività lavorativa può interrompersi già poco dopo i 61 anni, senza dover cercare un nuovo impiego. L’alternativa più potente è la Quota 41, che consente di andare in pensione con 41 anni di contributi, indipendentemente dall’età. Anche qui il licenziamento involontario è essenziale, perché permette di accedere alla Naspi e ai contributi figurativi necessari per completare il requisito.
Chi, ad esempio, ha 39 anni di contributi può sfruttare i due anni di Naspi per arrivare a 41 e accedere subito alla pensione. Restano però condizioni stringenti: bisogna avere almeno un contributo versato prima del 31 dicembre 1995 ed essere lavoratori precoci, con 12 mesi di contributi maturati prima dei 19 anni. Se tutti i requisiti sono soddisfatti, al termine della Naspi si passa direttamente alla pensione, anticipando l’uscita di diversi anni rispetto ai canali ordinari.
Per chi supera i 60 anni, perdere il lavoro non significa necessariamente dover affrontare anni di incertezza. In presenza dei requisiti giusti, la combinazione tra Naspi, contributi figurativi e misure agevolate può trasformarsi in un vero percorso di uscita anticipata. Sono strumenti poco conosciuti, ma fondamentali per affrontare con maggiore consapevolezza una fase delicata della carriera. In molti casi, il pensionamento può arrivare molto prima del previsto: basta conoscere le regole e attivarsi subito dopo il licenziamento.
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