Cosa fare quando la pensione arriva in ritardo? Ecco cosa prevede la legge su arretrati, interessi e risarcimenti.
Per milioni di italiani, la pensione mensile rappresenta l’unica fonte di reddito stabile. Anche piccoli ritardi nei pagamenti, legati a problemi bancari, festività o errori tecnici, possono provocare disagi concreti. Per questo motivo, il sistema previdenziale italiano ha messo in campo una serie di garanzie precise a favore dei pensionati, che vanno oltre il semplice accredito tardivo. Gli arretrati, gli interessi legali e, in casi più gravi, anche un eventuale risarcimento, sono strumenti previsti per ristabilire la parità economica quando l’erogazione viene rinviata. Ma non tutte le situazioni sono uguali, e il riconoscimento non è sempre automatico.
Quando spettano gli arretrati pensionistici e come vengono calcolati
Gli arretrati non riguardano solo i casi di pagamento in ritardo. In molti casi, si tratta di ricalcoli a posteriori: un nuovo conteggio contributivo, l’applicazione di una norma retroattiva, o anche l’esito di una sentenza favorevole. Il principio alla base è che il pensionato ha diritto a ricevere quanto spettava fin dall’inizio, anche se il riconoscimento avviene dopo. In questo modo, si colmano le differenze tra l'importo versato e quello corretto, senza che il beneficiario perda nulla.
Tra le cause più frequenti che generano arretrati, ci sono le rivalutazioni per inflazione, i conteggi aggiornati dei periodi contributivi, gli errori amministrativi dell’INPS e le decisioni giudiziarie che riconoscono diritti precedentemente negati. Tutto questo avviene in base a norme ben precise, come il D.P.R. 639/1970, che stabilisce che il pagamento decorre dalla data in cui la somma sarebbe dovuta, non da quella in cui viene effettivamente erogata.

In alcuni casi, non serve neanche presentare domanda. Ad esempio, per la rivalutazione automatica legata all’ISTAT, l’INPS procede d’ufficio. Ma se si tratta di ricostituzione della pensione o di una richiesta basata su documentazione nuova, serve avviare una procedura specifica. I tempi? Per le rivalutazioni, i pagamenti arrivano di solito all’inizio dell’anno. Per le pratiche su domanda, ci possono volere 60-90 giorni, salvo intoppi. Se invece c’è di mezzo una sentenza, i tempi salgono anche a sei mesi. In ogni caso, gli arretrati vengono versati su conto corrente, anche separatamente dalla pensione ordinaria, e si possono controllare nel Fascicolo previdenziale del cittadino.
Interessi legali e danni da ritardo: quando scattano le tutele aggiuntive
Quando il ritardo supera i tempi fisiologici, la legge interviene con altri strumenti: interessi legali e rivalutazione monetaria. Gli interessi partono dal momento in cui ogni rata doveva essere pagata, fino al giorno in cui l’importo viene realmente accreditato. La normativa applicabile è chiara: legge 412/1991 e legge 724/1994 stabiliscono che il pensionato ha diritto agli interessi, non solo sulla pensione, ma anche su altre prestazioni come l’invalidità civile.
Se nel frattempo c’è stata inflazione elevata, entra in gioco la rivalutazione monetaria. Quando questa supera gli interessi maturati, prevale l’importo più alto. Il principio è semplice: il potere d’acquisto va tutelato. Questo meccanismo è stato ribadito anche da sentenze recenti, come quella del Tribunale di Roma n. 8970/2023.
C’è però un aspetto importante: non sempre l’INPS liquida automaticamente tutto ciò che spetta. A volte gli interessi non vengono conteggiati correttamente, o le rivalutazioni vengono ignorate. Per questo, è utile verificare i conteggi e, se serve, sollecitare un’integrazione. Il diritto agli arretrati e agli interessi si prescrive in cinque anni, quindi conviene agire subito, senza attendere.
E il risarcimento per danni morali o esistenziali? Qui la questione è più complessa. La Corte di Cassazione ha stabilito che non basta dire “ho avuto disagio”. Serve dimostrare che il ritardo ha creato un danno serio e documentabile, come la perdita della casa o l’impossibilità di curarsi. In pratica, il risarcimento scatta solo in casi eccezionali e richiede una prova concreta. In alternativa, si può chiedere un indennizzo forfettario per la durata eccessiva del procedimento amministrativo (legge 241/1990), ma non è sempre applicabile.
Per evitare problemi, il consiglio è sempre lo stesso: controllare regolarmente la propria posizione INPS, aggiornare i dati bancari, usare SPID o CIE per accedere al portale, e rivolgersi a un patronato in caso di dubbi. Quando il ritardo diventa grave, è possibile rivolgersi al Tribunale del lavoro con tutta la documentazione. La legge è dalla parte del pensionato, ma serve attenzione.








