L’utilizzo domestico di stufe e camini a legna in alcune regioni italiane continua a essere soggetto a restrizioni rigorose e sanzioni pecuniarie.
Le amministrazioni locali di Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna, tutte facenti parte dell’Accordo del Bacino Padano per la tutela della qualità dell’aria, mantengono in vigore norme stringenti per limitare l’inquinamento atmosferico generato da questi impianti, soprattutto nelle giornate di emergenza smog.
Il problema principale riguarda le emissioni di polveri sottili (PM10 e PM2,5), prodotte dalla combustione della legna, che nelle aree pianeggianti del Nord Italia tendono a ristagnare a causa delle condizioni climatiche e orografiche. Questo fenomeno peggiora la qualità dell’aria e rappresenta un rischio per la salute pubblica, in particolare per bambini, anziani e soggetti con patologie respiratorie.
Per questo motivo, le regioni interessate hanno adottato un sistema di classificazione degli impianti di riscaldamento a legna basato su un rating da 1 a 5 stelle, dove le stufe e i camini con 1 o 2 stelle – considerati obsoleti e molto inquinanti – sono vietati. Gli apparecchi a 3 stelle possono essere utilizzati solo in condizioni di bassa emergenza smog (livello arancione), mentre in situazioni più critiche (livello rosso) le limitazioni si fanno più severe. Solo gli impianti a 4 e 5 stelle sono esenti da restrizioni, garantendo un uso libero e sicuro per l’ambiente.
Le sanzioni per chi non rispetta tali regole sono pesanti: si va da una multa di 100 a 500 euro per l’utilizzo scorretto o per apparecchi vietati, fino a 5.000 euro in caso di impianti non dichiarati o non conformi alle normative vigenti.
Come mettersi in regola e usufruire degli incentivi
Per evitare di incorrere in multe salate, è fondamentale che i cittadini conoscano la classe ambientale del proprio impianto, informazione che deve essere fornita dal produttore attraverso il Certificato Ambientale al momento dell’acquisto. Inoltre, è necessario consultare attentamente le disposizioni emanate dal proprio Comune e dalla Regione, soprattutto durante il periodo invernale che va da ottobre a marzo, quando le limitazioni sono più frequenti.
Alcune semplici accortezze possono contribuire a ridurre l’impatto ambientale e rispettare la legge:
- Utilizzare solo legna certificata e ben stagionata, evitando tassativamente la legna umida che produce più fumi e polveri;
- Effettuare una pulizia e manutenzione regolare della canna fumaria, indispensabile per un corretto tiraggio e un’efficiente combustione;
- Preferire l’installazione di impianti di ultima generazione, cioè quelli con rating a 4 o 5 stelle.
Per chi desidera sostituire o acquistare un nuovo impianto, sono ancora attivi nel 2026 numerosi incentivi statali e regionali, tra cui il Conto Termico 3.0, che sostiene finanziariamente interventi di efficientamento energetico, e l’Ecobonus con detrazioni Irpef al 50% o 36% a seconda della tipologia di abitazione (prima o seconda casa).

Il quadro ambientale e territoriale di Lombardia e Piemonte(www.okmugello.it)
Le regioni maggiormente interessate da queste normative sono Lombardia e Piemonte, due realtà con caratteristiche geografiche e demografiche uniche che ne spiegano la particolare attenzione al tema.
La Lombardia, con oltre 10 milioni di abitanti e capoluogo Milano, è la regione più popolosa d’Italia e si estende su una vasta area che comprende la Pianura Padana, territorio particolarmente soggetto al ristagno degli inquinanti. Qui, la densità abitativa elevata e la presenza di numerosi comuni (1.501) implicano un grande impatto degli impianti domestici sull’aria. La regione ha una storia millenaria di sviluppo urbano e industriale, che amplifica le criticità ambientali.
Il Piemonte, con capoluogo Torino e circa 4,2 milioni di abitanti, presenta un territorio variegato che spazia dalle alte Alpi ai colli delle Langhe, fino alla pianura padana orientale. Le sue catene montuose e le numerose valli interferiscono con la circolazione dell’aria, accentuando i fenomeni di accumulo degli inquinanti in inverno. L’area è inoltre caratterizzata da un significativo patrimonio forestale, ma anche da una forte presenza di impianti termici domestici che richiedono controllo e aggiornamento.
Entrambe le regioni fanno parte dell’Accordo del Bacino Padano, che dal 2017 coordina le politiche di contrasto all’inquinamento atmosferico, con un focus particolare sulle emissioni da riscaldamento domestico a biomassa.
Restrizioni e sanzioni per stufe e camini: cosa cambia nelle regioni del Bacino Padano (www.okmugello.it)










