Scrive alla redazione il lettore Daniele Baldoni: Il Mugello ha visto negli scorsi 6-7 anni un proliferare di piccoli produttori locali di vini (per la verità sostanzialmente Pinot nero) che hanno guadagnato una certa notorietà, sono stati distribuiti quale più quale meno a livello nazionale e sono stati recensiti positivamente su siti specializzati. Ora, al di là della qualità del prodotto obiettivamente buona (ci mancherebbe, con i prezzi che riescono a spuntare), la mia considerazione è un’altra.
Il Mugello è una zona naturalmente e storicamente vocata alla viticoltura? La risposta è un reciso NO. Una stretta valle, con scarso soleggiamento, nebbia frequente e persistente, il nostro bellissimo Mugello è terra di marronete ed ottimi marroni.
C’è poi un po’ di agricoltura dove il fondovalle diviene più ampio e grazie ai moderni sistemi intensivi. Frutta meno che mai. Io ricordo che da ragazzo mi dicevano che l’unica zona dove il vino veniva buono era quella a Vicchio di San Pier Maggiore.
O ora capisco perché. A parte la qualità del terreno che non sono in grado di valutare, certamente l’altezza ed il soleggiamento sono ottimi. Ma per il resto sono marroni, funghi e tartufi, tutti frutti dell’ ombra.
E allora questo vino così buono e così recente? E qui mi torna in mente la sentenza di un anziano ed esperto signore con cui mi sto imparentando. “Ormai il vino buono lo puoi fare anche in un fosso: basta pagare un enologo di medie capacità”. Ed è questo, nessuno me ne voglia, il segreto di questo improvviso fiorire di vino buono nel Mugello.
L’avere fatto pesantemente ricorso alle competenze, malizie, arti e segreti degli enologi. Uno fra tutti la scelta del vitigno che è sempre, e dico sempre, solo e soltanto il Pinot nero. Il perché è facile da capire. È un vitigno del nord Italia dove le estati sono brevi e piovose e la luce è scarsa. Ma il Pinot matura presto, e questo è il primo dei segreti. Poi ci sono le tecniche enologiche della vinificazione: una vera e segretissima alchimia.
E così si ottiene un vino di buona qualità e gradi alcolici. Questo per dire che la scoperta del Mugello come terra di vini di pregio non è certo artificiale, questo no assolutamente, ma ARTIFICIOSA di sicuro.










