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Mostro di Firenze: Il testimone dimenticato

Articolo della Nazione relativo a Pia e Claudio

Continua il nostro racconto, tra le pieghe di quelle che son state le indagini più’ lunghe e controverse della cronaca nera e giudiziaria italiana. Episodi e fatti non sempre valutati come si sarebbe dovuto. Testimoni non sempre valutati efficacemente e un’indagine in corso che dura ormai da 50 anni.

Oggi incontriamo Baldo Bardazzi, (vedi foto) l’ex gestore del Bar di Borgo San Lorenzo che il 29 luglio del 1984 fu protagonista di un “incontro”, che avrebbe potuto dare una svolta alle farraginose indagini sul cosiddetto “mostro di Firenze”. Bardazzi fu il testimone che vide uno strano soggetto osservare i ragazzi in maniera morbosa all’interno del suo esercizio commerciale, nell’estate del lontano 1984. (vedi foto identikit)

Un uomo dai capelli rossi che fissava la coppia e che faceva strani segni con la bocca. Episodio che accadde il pomeriggio del delitto. Aveva molto probabilmente seguito la coppia dei ragazzi fin dentro il Bar di Bardazzi, ordinò una birra e si alzò repentinamente, non appena la coppia uscì dal locale. L’individuo sui 45–50 anni non parcheggiò l’auto in un punto visibile anche se il parcheggio davanti il Bar era quasi vuoto. L’episodio avvenne il pomeriggio tra le 16–17.

Baldo ed il padre Piero Bardazzi, all’epoca raccontarono tutto ai Carabinieri, verbalizzando minuziosamente l’episodio:
La coppia era già stata a far merenda nel mio locale e aveva una Panda chiara. Li riconobbi dalle foto sui giornali e il giorno dopo andai ai Carabinieri a denunciare il fatto. Ero con mio padre e mia sorella. Facemmo un identikit in caserma. I Carabinieri mi portarono anche ai funerali e al cimitero, per un eventuale riconoscimento.“

Quanto ebbero a dire Piero e Baldo Bardazzi indurrà i Carabinieri non solo a comporre un identikit ma anche a chiedergli espressamente di partecipare al funerale delle vittime con il preciso scopo di riuscire eventualmente a individuare tra la folla degli astanti il soggetto da loro visto, secondo quel precetto investigativo per il quale l’assassino sarebbe tipicamente uso a partecipare alle esequie delle proprie vittime.

Al processo Pacciani non si diede molta rilevanza a questo episodio, anche se altri testimoni videro in quel mese di luglio, un soggetto identico aggirarsi nel Bar dove lavorava Pia Rontini. Tuttavia i Bardazzi non sono gli unici a essersi imbattuti in un soggetto con tali caratteristiche, perché ci sono altre quattro testimonianze che sembrano convergere verso la stessa descrizione e in contesti che non sono poi molto meno sospetti. Ma nessuno degli inquirenti fece nessun “incrocio” di testimonianze. (vedi foto giornale)

L’uomo “rosso” fu visto anche una mattina di luglio, nei pressi del fiume dove furono uccisi i ragazzi e al Bar dove lavorava la povera Pia Rontini.
Dopo l’omicidio, il “rosso” spari’ e nessuno lo vide più.

Lei rivide più quest’uomo?
No. Non vidi più’ questa persona, pur continuando la mia attività’ di gestore del Bar per una decina di anni. Lo dissi anche di recente agli investigatori.

Tra i tanti personaggi entrati nell’inchiesta, anche ultimamente, c’e’ qualcuno che gli somiglia?
Nessuno dei personaggi indagati fino a oggi, ne tanto meno gli ultimi. Tutt’altra fisionomia di persona.

Che tipo di anello aveva?
Aveva un anello grosso, vistoso (vedi foto). Era particolare, con un simbolo. Mi sembra argentato. Se lo vedessi adesso potrei riconoscerlo. A memoria non saprei descriverlo meglio.

Lei pensa possa esser il “mostro” ?
Di sicuro non si puo’ dire. Ma gli atteggiamenti erano veramente strani e le circostanze furono davvero particolari, specialmente se consideriamo anche gli altri testimoni che videro una persona molto simile in altre circostanze.

Alto, robusto, viso tondo capelli corti chiari e rasato, ancora una volta avvistato in circostanze di tempo e luogo sospette:

  1. scena del crimine
  2. al Bar dove lavorava la vittima femminile
  3. visto seguire la coppia.

Personaggio poi sparito nel nulla subito dopo il delitto della “Boschetta”. Una serie di elementi più che suggestivi.
Nei giorni successivi al delitto di Vicchio, il colonnello dei C.C. Sticchi, che si occupava territorialmente delle indagini, fece vari tentativi atti a individuare questa persona con le suddette caratteristiche, purtroppo senza alcun risultato.

Una pista investigativa, questa, molto trascurata dai vecchi inquirenti, che meriterebbe un approfondimento maggiore, anche alla luce delle nuove risultanze d’indagine.

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