La Legge 104/1992, pilastro normativo per la tutela delle persone con disabilità in Italia, continua a essere al centro di dibattiti.
Dopo oltre trent’anni dalla sua promulgazione, questa legge quadro si conferma essenziale per garantire diritti, assistenza e inclusione sociale ai disabili e ai loro familiari, ma le recenti proposte di modifica rischiano di escludere una fetta consistente di beneficiari, soprattutto coloro con disabilità lievi o moderate.
La Legge 104 è stata istituita con l’obiettivo di promuovere l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone con handicap. Essa definisce il concetto di disabilità in termini bio-psico-sociali, integrando aspetti medici, sociali e ambientali. I beneficiari principali sono le persone con disabilità riconosciuta, che possono essere affette da disabilità visive, uditive, motorie, psichiche o da condizioni come la Sindrome di Down e disturbi dello spettro autistico.
La normativa prevede una serie di agevolazioni lavorative, come permessi retribuiti per assistere un familiare disabile (tre giorni al mese), agevolazioni fiscali, e interventi per l’abbattimento delle barriere architettoniche. Inoltre, tutela anche i familiari che assistono persone con handicap, ampliando la platea dei destinatari degli aiuti.
Dal 1° gennaio 2025, come stabilito da un decreto del Consiglio dei Ministri del novembre 2023, l’INPS è diventata l’ente incaricato della valutazione della disabilità attraverso una certificazione integrata con quella dell’invalidità civile, aggiornando così il processo di accertamento e semplificando le procedure burocratiche.
Le novità e i rischi delle modifiche al 2026
Le discussioni più recenti riguardano la possibilità di una revisione dei criteri di accesso alla Legge 104, con l’intento dichiarato di ottimizzare l’allocazione delle risorse pubbliche e migliorare la trasparenza nella gestione dei benefici. Tuttavia, le proposte di modifica sollevano forti preoccupazioni, in particolare per quanto riguarda l’esclusione di persone con disabilità di grado lieve o moderato.
Se queste modifiche venissero approvate, la platea dei beneficiari potrebbe ridursi drasticamente, limitando l’accesso a permessi lavorativi, agevolazioni fiscali e servizi di supporto. Questa restrizione potrebbe avere un impatto negativo sulla qualità della vita di molte famiglie che attualmente si affidano alla legge per garantire assistenza quotidiana e sostegno economico.
La revisione delle norme potrebbe inoltre influire sulle modalità di riconoscimento della disabilità, in particolare sulla valutazione bio-psico-sociale che l’INPS ha introdotto recentemente. L’accorpamento delle certificazioni di disabilità e invalidità civile rappresenta un progresso verso una maggiore uniformità, ma resta da vedere come verranno applicati i nuovi criteri e se questi saranno equi per tutte le categorie.

Implicazioni per lavoratori e famiglie (www.okmugello.it)
Un aspetto cruciale riguarda i lavoratori che usufruiscono dei permessi retribuiti previsti dall’articolo 33 della Legge 104 per assistere un familiare con handicap grave. I permessi mensili, non sostituibili da ferie né monetizzabili, sono fondamentali per conciliare lavoro e assistenza familiare. Le modifiche potrebbero ridurre il diritto a tali permessi, soprattutto per chi assiste persone con disabilità meno gravi.
Le famiglie, spesso già impegnate in un difficile equilibrio tra assistenza e gestione economica, rischiano di trovarsi in una condizione ancora più precaria. La riduzione delle tutele aumenterebbe il rischio di isolamento sociale e di difficoltà nel garantire un supporto adeguato alle persone con disabilità.
L’attenzione è alta anche sul tema della trasparenza e della comunicazione da parte delle aziende e degli enti coinvolti, come dimostrano le recenti discussioni sulle graduatorie di uscita anticipate dal lavoro per esodi pensionistici, che coinvolgono anche persone con disabilità nel nucleo familiare. Le associazioni sindacali chiedono maggiore chiarezza e rispetto nei confronti di chi si trova in situazioni di fragilità.
Aggiornamenti sulla gestione delle graduatorie per gli esodi
Nel contesto delle politiche di gestione del personale, sono emerse informazioni aggiornate riguardo agli esodi concordati negli ultimi anni. Ad esempio, per l’accordo del 16 novembre 2021, su 5269 richieste di uscita anticipate dal lavoro, circa 4903 sono state confermate dopo la verifica dei requisiti pensionistici, con una graduatoria che attualmente consente uscite fino al 30 aprile 2027. Tuttavia, si segnala che l’azienda mantiene la discrezionalità nel definire le finestre di uscita, generando incertezza tra i lavoratori interessati.
Le priorità in graduatoria vengono assegnate principalmente ai lavoratori con disabilità propria o con invalidità superiore al 67%, mentre chi assiste un familiare con Legge 104, art. 3 comma 3, ma senza disabilità fiscale, non ha priorità specifica. Le modalità di comunicazione aziendale, spesso tramite mail individuali, sono criticate per la scarsa tempestività e trasparenza, con richieste di maggiore tutela da parte dei sindacati.
La Legge 104: quadro normativo e beneficiari (www.okmugello.it) 










