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Le ricette mediche non dureranno più un mese, ma un anno: le patologie che vi rientrano

Il Ddl Semplificazioni cambia tutto: i pazienti con patologie stabili non dovranno più tornare ogni mese dal medico per rinnovare le prescrizioni

Le ricette mediche non dureranno più un mese, ma un anno: le patologie che vi rientrano - okmugello.it

Il Ddl Semplificazioni cambia tutto: i pazienti con patologie stabili non dovranno più tornare ogni mese dal medico per rinnovare le prescrizioni

Per milioni di italiani affetti da malattie croniche, la routine mensile del rinnovo della ricetta medica si è sempre tradotta in un accumulo di ostacoli. Ore in sala d’attesa, giornate lavorative perse, richieste di permessi e fatica mentale per un documento che, nella maggior parte dei casi, non comporta alcuna variazione terapeutica. Un appuntamento forzato con la burocrazia, più che con la medicina. La Camera dei deputati, con l’approvazione definitiva del Ddl Semplificazioni, ha deciso di rompere questo schema. Da ora in poi, la ricetta del Servizio Sanitario Nazionale per i pazienti cronici potrà avere validità annuale, senza più l’obbligo di presentarsi ogni mese dal proprio medico.

Un nuovo sistema per migliorare la vita dei pazienti e l'efficienza del SSN

Il nuovo meccanismo stabilisce che per patologie croniche stabilizzate sarà possibile emettere una singola prescrizione valida fino a 12 mesi. Il medico curante dovrà specificare chiaramente il dosaggio giornaliero e la durata della terapia, consentendo così alla farmacia di erogare mese per mese la quantità necessaria. In pratica, il paziente continuerà a recarsi in farmacia ogni mese, ma senza dover chiedere una nuova ricetta. Il farmacista, in questo nuovo schema, assume un ruolo chiave: sarà lui a garantire la continuità terapeutica, monitorando l’aderenza al trattamento.

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Questo cambio di paradigma tocca molte delle patologie più diffuse in Italia: ipertensione, diabete, asma, cardiopatie croniche, epilessia, malattie reumatologiche, Parkinson, patologie psichiatriche stabilizzate, ipotiroidismo, solo per citarne alcune. Per ogni trattamento che prevede una terapia costante, ripetitiva e invariata, la riforma rappresenta una svolta. Il paziente guadagna tempo, autonomia e dignità, il medico viene sollevato da un’incombenza puramente burocratica e può finalmente concentrare tempo ed energia su diagnosi e visite cliniche reali.

L’erogazione frazionata dei farmaci permette comunque un controllo sul percorso terapeutico, evitando che una prescrizione annuale si trasformi in un vuoto normativo. Ogni trenta giorni, il cittadino ritira il proprio farmaco come sempre, ma senza più dover sottostare alla trafila degli appuntamenti. Un'idea apparentemente semplice, già, ma che risolve una delle disfunzioni più note del sistema sanitario italiano: l'eccessiva burocratizzazione anche nei casi in cui la clinica non cambia.

Più tempo per i pazienti che hanno davvero bisogno, meno barriere dopo le dimissioni

Le conseguenze dirette sul lavoro dei medici di famiglia sono tutt’altro che secondarie. Secondo le stime dell’Ordine dei Medici, una parte significativa degli appuntamenti quotidiani negli ambulatori è assorbita da visite “fittizie”, richieste solo per ottenere un nuovo modulo di prescrizione. Con la ricetta annuale, quel tempo torna a disposizione di chi ne ha realmente bisogno: bambini con febbre alta, anziani con nuovi sintomi, pazienti che necessitano di attenzione clinica immediata. Un cambio che ridisegna le priorità del sistema, spostandole finalmente su ciò che conta davvero: la salute, non la carta.

Ma non è tutto. Il Ddl appena approvato introduce un altro punto fondamentale: le lettere di dimissione ospedaliera diventano direttamente valide per il ritiro dei farmaci, senza passaggi aggiuntivi. Significa che, se un medico ospedaliero prescrive dei farmaci dopo un ricovero o un accesso al pronto soccorso, il paziente non dovrà più tornare dal medico di base per “trascrivere” la ricetta. Basterà il documento ospedaliero per recarsi in farmacia e ritirare quanto necessario. Una modifica che sembra quasi banale, eppure mette fine a uno dei paradossi più assurdi della burocrazia sanitaria italiana. Non a caso, negli ultimi anni erano state centinaia le segnalazioni di pazienti rimasti senza farmaci per giorni, in attesa che il medico di famiglia copiasse quanto già prescritto da uno specialista.

Il cuore della riforma è tutto qui: ridurre gli ostacoli, accelerare i tempi, evitare doppioni, dare fiducia ai professionisti del settore e trattare il paziente non come un numero, ma come una persona con esigenze concrete. E se qualcosa non va, sarà il farmacista – o il medico stesso – ad accorgersene. Perché la vera semplificazione non è ridurre i controlli, ma spostarli dove servono davvero, evitando che il sistema si blocchi su procedure inutili e ripetitive.

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