La spesa potrebbe arrivare a costare decisamente più di quanto non faceva in passato: scopriamo da quando le cose potrebbero cambiare.
Da marzo 2026, ogni pacco che arriva da Paesi extra-UE, con un valore fino a 150 euro, porterà con sé un balzello fisso di 2 euro. La nuova tassa è stata introdotta dalla Legge di Bilancio 2026 per coprire i costi amministrativi e i controlli doganali, necessari per gestire l’incredibile aumento delle spedizioni di e-commerce internazionali, soprattutto nel settore della moda e della tecnologia.
Un contributo che pesa sulle spedizioni internazionali: chi paga e come
Questa misura non riguarda solo l’Italia, ma anticipa una regolazione più ampia a livello europeo, che entrerà in vigore dal 1° luglio 2026. A partire da quella data, verrà applicato un dazio forfettario di 3 euro su ogni spedizione extra-UE, con valore inferiore a 150 euro. Non c’è alcuna distinzione: il contributo si applica a tutti i tipi di spedizioni, che siano destinate a consumatori finali, aziende o persino semplici invii privati.

Anche l’Italia coinvolta (www.okmugello.it)
Anche se il contributo di 2 euro è formalmente a carico dell’importatore, ovvero del destinatario finale, il pagamento del balzello non avviene direttamente al momento della ricezione del pacco. Saranno gli spedizionieri, le piattaforme di e-commerce, gli operatori logistici e i rappresentanti doganali a farsi carico di dichiarare e versare la tassa, agendo come “sostituti d’imposta” che, in realtà, spesso trasferiscono il costo al consumatore finale.
Per le dichiarazioni doganali ordinarie, il contributo sarà liquidato utilizzando il codice tributo 159 e sarà indicato nel primo articolo disponibile della dichiarazione. Per quelle semplificate, il pagamento avverrà su base quindicinale, con versamenti suddivisi in due periodi ogni mese. La tassa era inizialmente prevista per il 1° gennaio 2026, ma è stata posticipata al 1° marzo, con l’aggiornamento dei sistemi informatici.
Impatto sui flussi logistici ed effetti indiretti per il consumatore
L’introduzione della nuova tassa sta già influenzando i flussi logistici internazionali. Nelle prime due settimane del 2026, le spedizioni dirette in Italia sono diminuite del 40% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Questo calo sembra essere il risultato di un tentativo degli operatori di evitare la nuova normativa, scegliendo di sdoganare i pacchi in altri Stati dell’UE come Francia, Belgio o Ungheria. Da lì, le merci vengono trasportate via terra in Italia.
Anche se il balzello non appare sempre visibile al momento dell’acquisto, il costo complessivo dei prodotti extra-UE potrebbe aumentare. Le aziende potrebbero decidere di assorbire la tassa, ma è altrettanto probabile che trasferiscano l’importo aumentando i prezzi dei prodotti. Il costo aggiuntivo per il consumatore finale, dunque, non è solo una questione di due euro, ma si riflette nei tempi di consegna più lunghi e in una maggiore complessità della catena di approvvigionamento.
Questa misura si inserisce in un contesto di crescente regolamentazione delle importazioni legate all’e-commerce internazionale, mirata a un controllo più stretto e a una distribuzione più equa dei costi amministrativi. Sebbene l’Italia sia tra i primi Paesi a introdurre questa tassa, a luglio l’intera Unione Europea seguirà la stessa linea. Le nuove norme cambieranno profondamente le procedure doganali e l’organizzazione dei flussi commerciali, rendendo la logistica internazionale sempre più complessa.
Spesa in aumento (www.okmugello.it)










