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La Polenta di Miglio. Il piatto che sfamò l’esercito romano

La Polenta di Miglio. Il piatto che sfamò l'esercito romano

Tebaldo Lorini; una penna che da anni indaga gli aspetti del Mugello attraverso la cucina; e non solo. Nato nel 1943 a Borgo San Lorenzo è prima di tutto un amante del Mugello e della sua terra; che in questi anni ha generosamente raccontato in libri e pubblicazioni.

E, grazie ai suoi scritti, è nata la rubrica di OK!Mugello: ‘Dai libri di Tebaldo. Ricette (e non solo) dal Mugello’. La nuova puntata, questa settimana, è dedicata alla Polenta di Miglio.

La Polenta di Miglio che sfamò l’esercito romano

Se il prodotto principale della farina fu il pane, l’altro modo di utilizzare i cereali fu la zuppa con farina o con grani interi. Piatti primitivi furono polente, brodetti e, come detto, zuppe.

Il grano veniva macinato alla meglio con un pestello di pietra o una piccola macina come succede ancora oggi presso alcuni popoli africani.

Anno dopo anno, secolo dopo secolo, l’uomo utilizzò i cereali per la sua sopravvivenza e siccome, oltre a sopravvivere, l’uomo, anche della più infima condizione, ha cercato di migliorare il sapore dei piatti aggiungendo erbe ed altri ingredienti, ha creato innumerevoli varianti. Oltre al grano, l’uomo l’uomo mise a coltura riso, orzo, miglio, panico, sorgo, segale, avena, granoturco, saggina e tanti altri cereali ormai dimenticati.

La Ricetta

300 gr di semolino di miglio
200 gr di miglio in grani
sale

Insieme al pane e alla lattuga è stato il piatto che ha sfamato le legioni che hanno fatto di Roma un impero. Si mette il miglio in grani in ammollo per alcune ore, si porta a bollore una pentola con acqua salata e vi si versa il semolino lentamente rigirando perché non formi grumi. Successivamente si aggiunge anche il miglio ammorbidito.

Quando il tutto è cotto ed ha raggiunto la giusta consistenza, si può servire nei piatti e si condisce con tutti i condimenti usati anche per la polenta di mais. Burro fuso, formaggi freschi tipo asiago o di malga, parmigiano reggiano grattugiato. Si può anche condire con ragù di carne o con i funghi.

Da Tebaldo Lorini, ‘Il cuoco e la Fame’

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