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Irpef, taglio al 33% per i redditi fino a questa soglia: l’aumento in busta paga si fa sentire

Il governo guarda alla manovra 2027 e rimette mano al dossier Irpef. Sul tavolo c’è il taglio dell’aliquota dal 35% al 33% per i redditi del ceto medio fino a 50 mila euro. L’obiettivo è semplice: far salire le buste paga e alleggerire il peso delle tasse sui lavoratori dipendenti già dal prossimo anno, sempre che alla fine si trovino le coperture.

Irpef, la nuova ipotesi: aliquota al 33% per il ceto medio

La discussione è ancora tecnica, ma il punto è chiaro. Si ragiona sulla seconda aliquota Irpef, oggi al 35% per la parte di reddito tra 28 mila e 50 mila euro. L’ipotesi è portarla al 33%. A beneficiarne sarebbero soprattutto impiegati, quadri, insegnanti con anni di servizio, funzionari pubblici e anche una quota di lavoratori autonomi.

Non sarebbe però un taglio uguale per tutti. Il vantaggio crescerebbe insieme al reddito, fino alla soglia dei 50 mila euro, perché lo sconto si applicherebbe solo sulla parte che supera i 28 mila euro. Chi resta sotto quella cifra, con lo schema attuale, non avrebbe benefici diretti da questa modifica.

Al ministero dell’Economia, secondo quanto filtra dalla maggioranza, la misura viene letta come un segnale al ceto medio, dopo gli interventi degli ultimi anni sul cuneo fiscale e sull’accorpamento dei primi scaglioni. “L’obiettivo è rendere più leggero il prelievo sui redditi da lavoro”, ha spiegato nei giorni scorsi un esponente della maggioranza, riconoscendo però che “il tema resta quello delle risorse”.

Buste paga più alte: quanto può arrivare in più

L’effetto in busta paga cambierebbe da contribuente a contribuente. Per un reddito lordo annuo di 30 mila euro, il risparmio sarebbe limitato: il taglio di due punti riguarderebbe solo i 2 mila euro oltre quota 28 mila, con un beneficio lordo di circa 40 euro l’anno.

La cifra salirebbe per chi si trova più in alto nella fascia interessata. Con 35 mila euro di reddito, lo sconto lordo sarebbe intorno a 140 euro l’anno. A 40 mila euro, il beneficio arriverebbe a circa 240 euro. Per chi guadagna 50 mila euro, cioè il limite dello scaglione oggi tassato al 35%, il vantaggio massimo sarebbe di circa 440 euro lordi l’anno.

Mani che controllano un cedolino e calcolano importi con una calcolatrice su una scrivania con laptop

Mese per mese, l’aumento netto sarebbe meno evidente, ma non per questo irrilevante: pochi euro per chi supera di poco i 28 mila, qualcosa in più per chi si avvicina alla soglia dei 50 mila euro. I calcoli finali, però, dipenderanno anche da detrazioni, addizionali regionali e comunali, carichi familiari e dall’assetto complessivo della prossima riforma fiscale. In altre parole, non tutti vedrebbero la stessa cifra sul cedolino.

Costo della misura e nodi per la manovra

Il nodo vero resta il costo per i conti pubblici. Portare l’aliquota dal 35% al 33% sulla fascia tra 28 e 50 mila euro potrebbe pesare per alcuni miliardi, a seconda della platea effettiva e delle eventuali correzioni nella legge di bilancio. Le stime circolate finora non sono finite in un documento definitivo. Al ministero dell’Economia, per ora, prevale la prudenza.

La misura dovrebbe infatti fare i conti con altre priorità: rinnovi dei contratti nel pubblico impiego, sanità, pensioni, aiuti alle famiglie e conferma di alcuni interventi sul lavoro. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha richiamato più volte la necessità di tenere i saldi sotto controllo, anche alla luce delle regole europee sul rientro del deficit.

Poi c’è il nodo politico. Il taglio dell’Irpef per il ceto medio è una delle richieste più forti nel centrodestra, ma la sua tenuta dipende dal quadro economico e dall’andamento delle entrate fiscali. Se la crescita dovesse rallentare, gli spazi si restringerebbero. Se invece il gettito dovesse restare solido, il margine per intervenire potrebbe aumentare.

Tempi, coperture e passaggi politici prima del via libera

La partita si giocherà nelle prossime settimane, quando il governo dovrà definire il perimetro della legge di bilancio e indicare le coperture. Prima arriveranno le valutazioni tecniche della Ragioneria generale dello Stato, poi il confronto nella maggioranza e infine il passaggio in Parlamento, dove la misura potrebbe anche cambiare.

Per ora non c’è un testo definitivo. L’ipotesi più lineare resta il taglio al 33% per i redditi fino a 50 mila euro, senza toccare la fascia più alta tassata al 43%. Ma restano possibili soluzioni intermedie, magari con un avvio graduale o con risorse distribuite su più capitoli della riforma fiscale.

Per i lavoratori interessati, quindi, l’aumento in busta paga è una possibilità concreta, ma non ancora acquisita. La decisione finale dipenderà dall’equilibrio, non semplice, tra promessa fiscale, coperture disponibili e vincoli di bilancio. Una trattativa tecnica, certo. Ma anche molto politica.

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