Forse una costante indiziaria al vaglio degli inquirenti, che si ritiene debba essere messa in evidenza:
Impronte di anfibi di tipo militare, presenti in almeno due scene del crimine. Testimonianze particolari, che messe insieme, diventano una costante. Partendo sin dal 1978, nell’esame dibattimentale d’interrogatorio al presunto “”testimone”” del delitto di Mosciano subito Enzo Spalletti, leggiamo le curiose dichiarazioni di Fosco Fabbri il quale racconto’ un episodio strano dove un soggetto con una divisa, probabilmente non Istituzionale, o perlomeno, dallo stesso Fabbri non identificata, lo minaccia con una pistola facendogli una predica di tipo morale sull’attività’ di voyeurismo.
Anche in una relazione del 1986 del nucleo operativo dei CC DI Prato si legge al punto 11: “”Il.soggetto veste sempre da cacciatore con anfibi… ciò fa pensare alle traccie rinvenute a Calenzano. E in un altro omicidio fu rinvenuto un bottone che in genere è usato nelle giacche dei cacciatori “”
E ancora, divise e attività di addestramento si ritrovano anche nelle dichiarazioni di Suor Elisabetta che, con riferimento preciso a coinvolgimenti con la vicenda del mostro di Firenze, riferisce di racconti di un detenuto che negli anni 90 gli parla di attività in divisa sulla Calvana. Lo stesso detenuto effettivamente fermato nel 1970 in Calvana con un valigione con armi e divise. Frequentava Vaiano per lungo tempo tra la fine degli anni 60 e inizio 70, dove si recava a fare “tiro al segno” (hobby condiviso in quegli anni anche da altri personaggi che ritroviamo nell ‘inchiesta).
E ancora, al processo Pacciani: il testimone Joseph Bevilacqua parlò di un individuo rossiccio in divisa verde aggirarsi in prossimità della zona di Scopeti. Scenario dell’ultimo delitto del mostro. L’orma di scarpone militare (non delle nostre forze armate), rilevata alle Bartoline, e ancora un altra a Scopeti di cui ancora non e’ stato possibile (per adesso) recuperare le foto. Quest’ultima impronta di scarpone (sempre taglia 44) fu notata dal comandante Rimicci, tra i primi ad intervenire sul posto. L’allora comandante riferisce anch’essa essere con un carrarmato di tipo militare e che era presente in prossimità del cadavere maschile, già prima dell’intervento delle altre forze di polizia e dell’esercito che sopraggiunse dopo per effettuare i rilevamenti.
Dettagli “”nascosti”” o piccoli pezzi di un enorme puzzle che potrebbero aiutare gli inquirenti a ricostruire uno scenario più reale, rispetto a quanto venuto fuori fino ad oggi.














