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Il Mostro di Firenze: Parla Natalino Mele l’unico sopravvissuto alla ferocia del mostro

Il Mostro di Firenze: Parla Natalino Mele l'unico sopravvissuto alla ferocia del mostro

È trascorso più di mezzo secolo da quella terribile notte dell ‘agosto del 1968, quando tutto è iniziato. Il primo dei duplici omicidi del mostro di Firenze avvenne la notte del 21 agosto a Castelletti di Signa, nell’auto “”Giulietta”” bianca di proprietà di Antonio Lo Bianco, che con l’amante Barbara Locci si appartò nei pressi del cimitero.
I due amanti furono uccisi dalla famigerata pistola Beretta cal.22.

Nel sedile posteriore, dormiva un bambino di sei anni ed otto mesi, figlio della donna. Era Natalino Mele. Il “”mostro”” uccise i due amanti e risparmiò il bambino, che fuggi da solo nei campi, fino ad arrivare ad un casolare, dove il Sig. De felice lo accolse. Oggi Natalino ha 58 anni. Una vita densa di difficoltà e torture psicologiche.

Per quel delitto fu condannato il padre, Stefano Mele un omino che faceva il manovale affetto da oligofrenia. Il bambino sopravvissuto al “”mostro”” è l’unico testimone del delitto e fin dai primi interrogatori negò di aver visto o riconosciuto nessuno dei parenti della madre uccisa.

Oggi Natale Mele ci racconta la sua vita nella diretta video realizzata qualche giorno fà.

Natalino fu, dunque la prima vittima del mostro e forse anche di una gestione orrenda di quell”” indagine, che si concluse con la condanna del padre.

“”Nessuna delle Istituzioni si è mai fatta avanti per darmi una mano. Anzi nel periodo caldo delle indagini subii una serie di soprusi e pressioni psicologiche, con relative minacce. Una vera e propria persecuzione. Io quella notte, non vidi nessuno e a quel casolare ci arrivai a piedi da solo. Chiedo da anni un sostegno economico ma nessuno mai mi ha mai contattato””

Le parole di Natale, sono di forte impatto emotivo. Oggi è un uomo che avrebbe bisogno di aiuto, magari da parte delle istituzioni. Dopo una vita segnata dall’immenso trauma subito da bambino e la perdita dei genitori, poi l’orfanotrofio, le pressioni psicologiche subite e le enormi difficoltà economiche. Oggi, sarebbe il caso che qualcuno delle Istituzioni si ricordasse anche del “”bambino sopravvissuto”” al mostro.
E sia per una volta che qualcuno torni a vedere gli uomini “”invisibili””…

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