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‘Il mio lavoro alla Porta del Paradiso’

'Il mio lavoro alla Porta del Paradiso'

Intervista al mugellano, Paolo Landi, che ha partecipato ai lavori di monitoraggio, restauro e conservazione delle Porte del Paradiso al Battistero di Firenze. Opera del Ghiberti di cui si è tanto parlato nei giorni scorsi in occasione della consegna, dopo un restauro durato 27 anni, della Porta orientale del Battistero, sempre del Ghiberti. Paolo Landi, originario di Luco di Mugello, ha vissuto a Firenze per un lungo periodo ed è tornato di recente a Luco. Il suo lavoro, specializzato in meccanica di precisione e collaboratore del Cnr, è consistito del realizzare (partendo dai materiali lavorati da un’azienda siderurgica), montare e smontare periodicamente delle strisce metalliche (di materiale e composizione identica a quella delle porte) per poter poi far analizzare in laboratorio i risultati e capire quali agenti portavano al progressivo deterioramento dell’opera. Ma il suo compito è stato anche quello di lavorare sulle porte con speciali utensili, che hanno permesso di rendere l’intervento il meno invasivo possibile.

Un momento dell’inaugurazione, con la responsabile A. Giusti

Abbiamo scambiato due chiacchiere con Paolo Landi, che vi proponiamo quei sotto: Come è nata la sua collaborazione ai lavori? “Mi occupo da anni di meccanica di precisione e collaboro con il Cnr. Questa volta ho avuto mandato dall’Opificio delle Pietre Dure di realizzare il meteriale per il monitoraggio sulle porte Nord e Sud del Battistero”. In cosa consisteva il lavoro? “Un’industria siderurgica ha ricreato l’esatta composizione delle porte, che sono in bronzo. A questo punto io, dal materiale che mi è stato fornito, ho realizzato delle piccole strisce, che abbiamo poi apposto inclinate di 45 gradi sulle porte. Ogni sei mesi tornavamo a prelevare le strisce per poi mandarle ad analizzare in laboratorio; e capire quali processi chimici si verificano sulle porte”.

La reponsabile del restauro, A. Giusti, stringe la mano a Paolo Landi (di spalle)

Non è il suo primo lavoro importante “Assolutamente no. Ho partecipato a diversi progetti, tutti appassionanti. Come quella volta che, insieme all’azienda per cui lavoravo, abbiamo realizzato il ‘cannone elettronico’ che è stato montato sullo shuttle e che serviva a dissipare la corrente elettrica creata durante il volo”.

Paolo Landi alla recente consegna del Restauro

Cosa le hanno lasciato queste esperienze? “Sono stati per me incarichi molto importanti, dai quali ho imparato tante cose; e comunque sono la conferma che la meccanica di precisione è una componente imprescindibile della ricerca”. Clicca qui per leggere l’articolo del Corriere Fiorentino sulla consegna di una delle porte restaurata

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