Il nostro 11 settembre, nostro nel senso di mugellani. Dieci anni fa, la mattina dell’11 settembre 2001, diciannove terroristi dirottarono quattro aerei di linea in viaggio verso la California dagli aeroporti Logan (di Boston), Washington Dulles e Newark. I dirottatori condussero il volo American Airlines 11 e il volo United Airlines 175, a schiantarsi contro le Torri nord e sud del World Trade Center.
Un altro gruppo di dirottatori condusse il volo American Airlines 77 a schiantarsi contro il Pentagono, mentre un quarto volo, lo United Airlines 93, col quale i terroristi intendevano colpire il Campidoglio o la Casa Bianca a Washington, precipitò al suolo nei pressi di Shanksville, in Pennsylvania. Per un totale di 2974 vittime.
Sono passati dieci anni, eppure frammenti di quel giorno, che ha cambiato la storia, rimangono indelebili nella mente di tutti noi. Frammenti di ricordi che legano curiosamente la nostra memoria, qui, con la Storia (quella con la S maiuscola) che si svolgeva là.
Sì, perché già dalle prime immagini ai telegiornali tutti capimmo subito che quel giorno lo avremmo ricordato per un pezzo, che tutto sarebbe cambiato.
Io avevo 23 anni, studente di Scienze Politiche. E vivevo una delle tante sonnolente giornate di fine estate della campagna mugellana. Ero in casa di un bambino (che ora è quasi un uomo) a fargli ripetizioni ed aiutarlo nei compiti. E sua mamma mi disse che qualcosa stava succedendo in America.
Fu quello il mio primo impatto con l’11 settembre. Poi ricordo che anche io, poco dopo, mi incollai alla televisione. Non sul divano, però, ero in piedi e guardavo la piccola Tv che mia nonna, malata e costretta al letto, aveva sul cassettone.
E da lì, da quello schermo 14 pollici, vidi collassare le due torri e la storia cambiare.
Dieci anni, ricordi che mescolano frammenti di vita mugellana a quello che succedeva dall’altra parte dell’Oceano.
Tre anni dopo sono stato a Washington per la mia tesi di laurea. L’America aveva ancora i nervi a fior di pelle. Presi la metro per andare a vedere il Pentagono. Il livello di allarme terroristico era appena stato innalzato per non ricordo più quale minaccia. Alcuni giovani soldati mi costrinsero a prendere un treno, anche se non era il mio, per non avere gente che sostava in attesa nella stazione metro del Pentagono.
L’America aveva paura, il gigante aveva paura dell’ignoto, anche di un ragazzino mugellano ai suoi primi viaggi. Giunto dalla campagna per vedere il Pentagono….












