Dicomano

Il Forteto e il “gioco delle tre carte”: l’attacco dell’Associazione Vittime ai sindaci del Mugello

Tra sentenze non definitive e responsabilità morali, l'Associazione replica alle dichiarazioni dei primi cittadini di Vicchio e Dicomano.

Forteto risarcimenti

Continua il gioco delle tre carte.
In data odierna si materializza ancor di più il gioco delle tre carte evocato nei giorni scorsi relativamente alla imbarazzante ricostruzione del sindaco di Vicchio in ordine al risarcimento per il quale il comune è stato condannato nei confronti di due vittime del Forteto.

Triste protagonista questa volta è, nuovamente e non a caso, un sindaco mugellano, quello di Dicomano, che interviene trionfante affermando che la sentenza odierna certificherebbe che i servizi sociali del suo comune sarebbero stati coinvolti solo marginalmente: una verità che oggi assumerebbe valore definitivo e che ristabilirebbe, finalmente, la corretta lettura dei fatti oggetto del percorso giudiziario…

I responsabili del disastro del Forteto, come evidenziato nella sentenza del Tribunale penale di Firenze, lo ripetiamo, sono la setta mascherata da cooperativa, il Fiesoli e i suoi sodali, i giudici del Tribunale per i Minorenni di Firenze, gli assistenti sociali dipendenti dei comuni, gli psicologi e gli psichiatri delle varie ASL. Chi sia più o meno responsabile è una questione che non interessa alle vittime, che devono comunque essere risarcite.

La sentenza di primo grado del Tribunale di Genova ha stabilito che gli assistenti sociali del comune di Dicomano, a differenza di quelli di Vicchio, non avrebbero avuto responsabilità dirette nell’affidamento di minori al Forteto. Sentenza che non è affatto definitiva come sembra aver affermato il sindaco di Dicomano e che verrà appellata dai difensori delle vittime in questione.

Ma quand’anche il comune non venisse condannato a pagare alcun risarcimento, ci spieghi il sindaco mugellano chi dovrebbe risarcire le vittime per quanto subito e come possano non essere considerati responsabili i politici del territorio mugellano, molti dei quali frequentavano il Forteto e si facevano abbindolare da Fiesoli e company. Se non sarà — ma è ancora tutto da vedere — una responsabilità giuridica, di certo lo è di natura morale, sicuramente non meno grave.

In una relazione dei servizi sociali del comune di Dicomano si descrivono i 12 incontri che le due bambine hanno avuto con la madre “vera” presso il Forteto, alla presenza ovviamente delle madri affidatarie (la madre affidataria indicata nel decreto del Tribunale era una, diversa dalle due che hanno partecipato ai colloqui, ma di questo gli assistenti sociali si sono disinteressati); viene ovviamente stigmatizzato il comportamento della madre ritenuta infantile, fino addirittura ad evidenziare che avrebbe portato alle bambine dei regali inadatti e a concludere come fosse meglio diradare gli incontri per evitare un massacro per tutti.

Lasciamo giudicare a chi legge alcuni passi di un’altra relazione degli assistenti sociali di Dicomano che non hanno bisogno di commenti:

“Dalle visite effettuate, dai colloqui con gli affidatari ed altri membri della comunità e dai colloqui con le minori stesse emerge che le bambine si sono inserite positivamente, non manifestando alcun disagio nei rapporti con questa nuova realtà nella quale sono inserite… Quindi, data la situazione di equilibrio raggiunta dalle bambine al Forteto, questi servizi sociali ritengono opportuno mantenere la situazione come si trova attualmente.”

FIRMATO: GLI INCOLPEVOLI ASSISTENTI SOCIALI DEL COMUNE DI DICOMANO.

Associazione Vittime del Forteto

Change privacy settings
×