Storie di ieri e di oggi

Il Pellegrinaggio delle Compagnie Fiorentine all’Oratorio dei Tre Fiumi

Fede, regole e miracoli nel Settecento: il viaggio devozionale da Firenze a Ronta attraverso i documenti della Biblioteca Moreniana.

Cammino oratorio tre fiumi

In un libretto, datato 1733, che si trova alla Biblioteca Moreniana a Firenze, è scritto il ferreo regolamento e le procedure messe in atto dalla fiorentina Compagnia di San Francesco di Paola per il viaggio che essa annualmente faceva per pregare nell’Oratorio mugellano, unitamente ad altre importanti notizie che confermano la vasta eco suscitata dai miracoli accaduti in questo piccolo, alpestre santuario.

Poco dopo la terribile epidemia di peste del 1630, due Confraternite fiorentine intraprendevano, ogni anno, un viaggio per adorare la Beatissima Vergine dei Tre Fiumi a Ronta. Una di queste si recava all’Oratorio i primi di maggio per la Festa della Madonna: era la Compagnia di Gesù, Giuseppe e Maria, detta anche della Buona Morte; l’altra si metteva in viaggio per la Festa della Pentecoste ed era intitolata alla Ss. Concezione di Maria, col “segno” e le “vesti” della Compagnia di San Francesco di Paola.

Sono sconosciuti i motivi di forte attrito e delle molte incomprensioni sorte fra le due congreghe, che durarono diversi anni, finché, nel 1733, fu deciso di comune accordo di fare insieme il tragitto verso l’Oratorio mugellano, regolamentare la partecipazione dei fratelli nel pellegrinaggio, registrare il numero dei fedeli, i modi di comportamento, i costi del viaggio e le varie procedure religiose da attuare in onore e gloria della Vergine dei Tre Fiumi.

La nuova normativa prevedeva che un mese prima della partenza fosse chiesto il permesso all’Arcivescovado e che venissero fatti gli scrutini per l’elezione del Governatore e dei due Consiglieri, unitamente ai Provveditori e ai “Caporioni”; questi ultimi esplicavano qualche servizio liturgico e garantivano anche la sicurezza delle processioni durante il tragitto; essi pagavano solamente un testone per la colazione (il testone era una moneta d’argento e valeva una lira).

I devoti che desideravano fare il viaggio dovevano essere iscritti a una delle Compagnie e sapere che il pellegrinaggio durava due giorni ed era molto faticoso, come si legge nel testo. Il tragitto veniva fatto a piedi, accompagnati da uno o due asini carichi di roba e doni per la Madonna miracolosa. Ogni partecipante, a sostegno di tutte le spese, doveva pagare 8 crazie e mezzo: otto per mangiare e dormire e la mezza (crazia) da dare in dono al Santuario mariano di Ronta, anche se il dono, oltre che con denaro, poteva essere fatto in altre forme, purché utili all’altare dell’Oratorio. I fedeli non avevano altro da pagare se non “l’accatto”: questo veniva fatto durante il desinare all’osteria posta presso il luogo di culto, un’elemosina che era destinata ai poveri del paese.

Se uno dei fedeli si ammalava oppure, per altre ragioni, non poteva partire, doveva essere sostituito da un figlio o da un familiare stretto; inoltre, al viaggio non potevano partecipare assolutamente le donne, di qualunque parentela, pena l’essere cancellati dalla lista. Vigevano, anche, altre indiscutibili regole: nessuno dei partecipanti doveva uscire dal gruppo, pena l’immediata espulsione dalla Compagnia e la restituzione della veste. Era fatto assoluto divieto di recarsi nelle osterie che si trovavano lungo il tragitto; altra norma riguardava il ritorno a Firenze, dove, se qualcuno desiderava raccogliersi in preghiera in una chiesa di un monastero di monache, doveva chiedere il permesso al Governatore.

Il viaggio aveva inizio il giorno della Pentecoste: le due Compagnie si ritrovavano alle 7 del mattino e, dopo aver assistito a una messa per impetrare la protezione divina, si mettevano in cammino. Il gruppo dei fedeli era preceduto da un piccolo stendardo con l’immagine della Madonna dei Tre Fiumi e da quello del Ss. Crocifisso; cantando laudi, i pellegrini facevano tappa alla chiesa di Ognissanti, dopodiché arrivavano al ponte alla Carraia e da lì in via dei Fossi, dove veniva ripiegato lo stendardo, che sarebbe stato spiegato nuovamente durante il passaggio a Borgo San Lorenzo e all’arrivo a Ronta. La stessa procedura valeva per le varie tappe del ritorno, con lo stendardo che precedeva il gruppo e i fratelli che cantavano laudi, salmodiando e ringraziando la Madonna dei Tre Fiumi, dove avevano pregato e svelato le loro pene e le loro speranze nascoste, confidando nel suo intervento divino.

Alfredo Altieri

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