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Assegno di divorzio, cambiano le regole: cosa significa l’addio al “tenore di vita”

Tribunale giudiceNuove regole per l'assegno di divorzio: cosa cambia dopo questa sentenza - Okmugello.it

Cosa significa l’addio al “tenore di vita”, cambiano le regole per l’assegno di divorzio: cosa c’è da sapere. 

L’assegno di divorzio non serve più a garantire all’ex coniuge lo stesso tenore di vita goduto durante il matrimonio. È questo il principio ribadito da una recente ordinanza della Corte di Cassazione, che conferma un orientamento ormai consolidato nel diritto di famiglia italiano.

Non si tratta di una rivoluzione improvvisa, ma della conferma di un percorso giurisprudenziale avviato anni fa e che ha cambiato profondamente la logica con cui si stabilisce il contributo economico dopo la fine di un matrimonio.

Come cambiano le regole per l’assegno di divorzio

Il parametro del “lusso perduto” non è più rilevante: ciò che conta è il sacrificio professionale compiuto da uno dei due partner per il bene della famiglia. La Cassazione chiarisce che l’assegno divorzile ha una funzione essenzialmente compensativa. Il giudice non deve più chiedersi quale fosse lo stile di vita della coppia, ma se uno dei coniugi abbia rinunciato a opportunità lavorative o di guadagno per dedicarsi alla gestione della casa, alla cura dei figli o per sostenere la carriera dell’altro. È questo sacrificio, e solo questo, a giustificare un contributo economico.

L’ordinanza non introduce nulla di nuovo, ma applica i criteri fissati dalle Sezioni Unite nel 2018, che hanno segnato il definitivo superamento dell’idea dell’assegno come strumento per mantenere un livello di agio. Il diritto al contributo economico scatta solo quando la disparità di reddito tra gli ex coniugi è la conseguenza diretta di scelte condivise durante la vita matrimoniale. Non basta che uno dei due abbia un patrimonio più ricco o un reddito più elevato: occorre dimostrare che l’altro si trovi in difficoltà proprio perché ha sacrificato la propria autonomia professionale.

È il caso, ad esempio, di chi ha lasciato un impiego promettente per seguire i trasferimenti del partner o per occuparsi dei figli a tempo pieno. In queste situazioni, l’assegno diventa un indennizzo per la perdita di opportunità lavorative. Se invece la differenza economica esisteva già prima del matrimonio o non deriva da rinunce personali, il contributo può essere negato. Determinare l’importo dell’assegno richiede una valutazione attenta. I giudici devono commisurare la cifra all’entità del sacrificio sostenuto, non alle abitudini di spesa della coppia.

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Come cambia l’assegno di divorzio con le nuove regole – Okmugello.it

Non conta quanto si spendeva per vacanze o beni di lusso, ma quanto il coniuge economicamente più debole ha perso in termini di capacità reddituale autonoma. Per ottenere il beneficio servono elementi concreti che dimostrino la rinuncia a una carriera, il contributo alla crescita del patrimonio dell’altro, la dedizione alla famiglia e il nesso causale tra queste scelte e la situazione economica attuale.

Questo principio è ormai applicato in modo costante nei tribunali italiani. La Cassazione continua a richiamare la sentenza delle Sezioni Unite del 2018, che ha segnato il passaggio da un assegno “assistenziale” a uno “compensativo”. Un esempio emblematico è quello del manager che ha potuto dedicarsi completamente alla propria carriera grazie al fatto che l’altro coniuge si occupava di ogni aspetto domestico.

In sede di divorzio, il giudice riconoscerà un indennizzo per il contributo determinante offerto alla crescita professionale del partner, ma non assegnerà somme destinate a replicare lo stile di vita lussuoso della famiglia. L’addio al tenore di vita, dunque, non è una penalizzazione, ma un ritorno al principio di equità: l’assegno non è una rendita, ma un riconoscimento del valore del lavoro invisibile svolto dentro la famiglia.

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