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Altro che canoni super costosi, qui trovi le case in affitto a 10 euro al giorno

Un piano residenziale per lavoratori e famiglie con reddito, pensato per riportare equilibrio tra casa, città e lavoro

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Un piano residenziale per lavoratori e famiglie con reddito, pensato per riportare equilibrio tra casa, città e lavoro

Arriva da Bologna un’idea che potrebbe trasformare il mercato dell’abitare in Italia: case in affitto a 10 euro al giorno, pensate per lavoratori, famiglie e categorie che oggi si trovano a fare i conti con un’offerta inadeguata e costi sempre più insostenibili. Il progetto, ancora in fase iniziale, è frutto della collaborazione tra lo studio Lombardini22 e diversi attori pubblici e privati, con l’obiettivo di recuperare spazi inutilizzati e offrire soluzioni concrete a chi lavora ma non riesce a vivere vicino al proprio luogo di lavoro.

A Bologna nasce un nuovo modello abitativo per chi lavora ma non può permettersi una casa

Il progetto prende forma nel quartiere Navile, zona popolare di Bologna, dove Lombardini22 – il più grande studio di architettura e ingegneria in Italia – ha deciso di sperimentare una nuova strategia abitativa. L’iniziativa è guidata da Marco Mercantili, economista incaricato dall’amministratore delegato Franco Guidi di espandere l’azione del gruppo al di fuori di Milano. Secondo Mercantili, Bologna è il luogo perfetto per testare questo modello perché rappresenta una città media, con caratteristiche tipiche di molti contesti urbani italiani. Il progetto si chiama Bologna Bloom, e non punta solo alla costruzione di alloggi, ma a una vera strategia urbana condivisa.

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L’idea è quella di intervenire con strumenti misti, coinvolgendo investitori pubblici e privati, per dare vita a una risposta concreta alla domanda di abitazioni accessibili per lavoratori con reddito. Le categorie interessate sono infermieri, insegnanti, operai specializzati, figure che nonostante un lavoro stabile si trovano spesso impossibilitate a vivere nei centri urbani, troppo costosi o poco serviti. Con questo sistema, una famiglia composta da due adulti lavoratori e un figlio spenderebbe 20 euro al giorno, poco più di 600 euro al mese, per una casa dignitosa in città.

Il piano prevede anche un coinvolgimento delle imprese locali, che stanno iniziando a capire quanto il tema casa sia centrale per attrarre personale. Mercantili spiega che oggi trovare manodopera non dipende solo dal contratto, ma anche dalla possibilità di vivere dignitosamente vicino al lavoro. Per questo nasce una formula che prova a mettere insieme welfare abitativo, rigenerazione urbana e investimenti privati, puntando a un modello replicabile in altre città italiane.

Un’idea che esiste già, ma ora cerca un’applicazione concreta e su larga scala

Il progetto di Bologna si inserisce in un contesto più ampio, dove già in passato sono emerse iniziative simili. In Veneto, ad esempio, l’Ance (Associazione costruttori) aveva lanciato l’ipotesi di costruire mini alloggi da 20 a 28 metri quadri destinati a persone fragili, con affitti compresi tra 8 e 10 euro al giorno. L’intento, in quel caso, era legato al diritto all’abitare, un tema sempre più urgente, soprattutto in zone dove i canoni sono inaccessibili e le case vuote non mancano.

Il caso di Bologna, però, introduce una novità importante: qui non si parla solo di emergenza o assistenza, ma di una vera strategia economica e urbana che coinvolge anche il mondo del lavoro e della produzione. L’abitazione viene vista come infrastruttura funzionale al sistema produttivo, un elemento necessario per far funzionare l’intera macchina economica. E se il mercato non riesce a offrire soluzioni sostenibili, allora servono interventi strutturati, capaci di creare nuove occasioni abitative per chi lavora, ma non guadagna abbastanza per vivere decorosamente.

Naturalmente, siamo ancora nella fase di progettazione. Servirà tempo per individuare gli immobili da rigenerare, ottenere le autorizzazioni, coinvolgere tutti i partner. Ma la direzione è tracciata. E potrebbe diventare una risposta concreta non solo per Bologna, ma per tutte le regioni italiane dove il costo della vita sta erodendo anche i salari medi. I primi cantieri potrebbero partire già entro la fine del 2026, ma molto dipenderà dalla capacità di trovare fondi, consenso politico e volontà imprenditoriale.

Intanto, l’idea c’è. E a differenza di molte altre, questa tiene insieme mercato e giustizia sociale, numeri e persone, città e lavoro. Un piccolo prezzo quotidiano che potrebbe fare una grande differenza per migliaia di famiglie italiane.

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