Claudio Santi, in arte “Guanto”, è un musicista scarperiese ben conosciuto nel mondo musicale mugellano per le sue numerose collaborazioni e le partecipate esibizioni dal vivo. Dopo tanti anni passati a dar voce alla chitarra dai diversi palchi che si sono succeduti sul territorio, è finalmente uscito il suo primo CD da autore: “3/4 diVINO”. Che ci racconta in questa intervista… – È appena uscito “3/4 diVINO”, il tuo primo CD di cui sei autore sia della musica che dei testi. Ci racconti com’è nato? – “In realtà è venuto un po’ da sé questo CD: quando le ho scritte, le canzoni, neanche mi immaginavo di farci un disco un giorno. Ogni canzone è nata in momenti diversi, semplicemente per fermare quel momento, quel pensiero, quelle emozioni, poi, piano piano, sono entrate una alla volta a far parte delle serate di cover che faccio qua e là: prima ho provato un pezzo, poi un altro e alla fine mi sono reso conto che avevano una loro logica d’insieme, così ho fatto qualche serata soltanto con le mie canzoni… Insomma, è stato con le serate dal vivo che ho capito che poteva nascere un CD. Come vedi, è nato tutto un po’ all’incontrario: di solito prima si fa il disco e poi le esibizioni dal vivo, io invece ho fatto il percorso inverso…” – Si tratta di una produzione tutta mugellana, dalla creazione alla distribuzione. Complimenti a tutti, quindi. Ci racconti come siete arrivati fin qui? – “È stata più dura di quello che pensassi, a dire il vero. Io all’inizio ero molto concentrato sulla musica, sul fatto che in studio non potevo permettermi errori, e non pensavo a tutta l’altra parte del lavoro, sia a quella tecnica di post produzione, che a quella burocratica, C’è un lavoro incredibile dietro un CD! Ma fortunatamente tutti i ragazzi che hanno lavorato con me sono stati davvero in gamba, di grande aiuto in tutti gli aspetti! Per questo vorrei ringraziarli: Giancarlo Barzagli che ha curato la fotografia, Pietro Andreini la grafica, Luca Fanti che ha fatto il missaggio, e tutti gli altri. Un aiuto importante per la registrazione delle canzoni alla SIAE mi è stato dato da Dario Cecchini.” – Per quanto riguarda la distribuzione, mi ha piacevolmente sorpreso trovare il tuo CD alla cassa di un bar. Mi è sembrato un bel modo di avvicinarsi alla gente e invitarla all’ascolto. Come ti è venuta quest’idea e come pensi di promuoverlo sul territorio? – “Ho pensato di portarlo nei bar e nei locali che frequento e dove suono, perché sono i posti dove è nato, del resto. Per esempio, al “Bar Centrale” di Scarperia, allo “Shamrock” di Borgo San Lorenzo, al “Dj Pub” di Firenzuola, alla “Terrazza” a Ronta e all’Enoteca “L’Amante di Dioniso” a Vicchio, tanto per citarne alcuni. Per la promozione sto pensando a delle serate in zona, ma non ho ancora delle date precise. Vorrei fosse una serata di condivisione con gli amici. ” – Il binomio “Musica & Mugello” sembra ottimizzarsi nel tuo CD. Quali sono, secondo te, le possibilità che il territorio offre ai suoi musicisti e quali, invece, le difficoltà da superare? – “Nel Mugello c’è un gran fermento musicale, tanta gente che fa musica, buoni insegnanti e ottime scuole di musica, questo è evidente. Quel che manca, però, sono i locali per fare musica dal vivo, dove ‘viverla’ dico. Ormai è diventato troppo difficile avere tutte le carte in regola per farlo, e anche a queste condizioni resta difficile rientrarci con i costi e riuscire a richiamare gente. Secondo me, in Mugello, non ci manca né la musica, né l’entusiasmo, ma è il modo di fare musica tra le gente che è cambiato, che si va perdendo: o lo fai in privato, oppure incontri troppi ostacoli per farlo dal vivo.” – Ci racconti brevemente come hai iniziato a fare musica? – “Solo verso i 17 anni mi sono avvicinato al basso e pian piano ho iniziato a suonare in diversi gruppi di cover; poi, anni dopo, ho iniziato a sentire il bisogno di scrivere qualcosa di mio, e per molti anni l’ho fatto con Paolo Danilli. Con lui avevamo un’impronta più rock, ma in un certo modo sempre vicini al cosiddetto ‘cantautorato’. Al CD, invece, ci sono arrivato anche grazie allo stimolo di altre persone con cui suono spesso, come Franco Milani, il batterista e amico da sempre, e Nicola Genovese, un altro musicista, e tanti altri che mi hanno spronato ad andare avanti.” – Una delle canzoni del CD s’intitola “Il falegname”, che del resto altro non è che il tuo mestiere, quello di Claudio Santi, mentre “Guanto” è il tuo nome d’arte, il tuo essere cantante. Qual è il rapporto tra queste due anime? – “Guanto è il mio soprannome da quando giocavo a pallamano! Da allora tutti mi conoscono così! Comunque le “due anime” del falegname e del musicista hanno tanto in comune. Io sono un falegname alla terza generazione, era falegname mio babbo ed era falegname mio nonno, per cui in questa canzone è un po’ come se mio nonno parlasse a me, e come magari un giorno anch’io… È tramandarsi una certa filosofia di vita, diciamo, che poi io rivivo anche nella musica: faccio il falegname come faccio musica. Un modo di vivere seguendo quella che è la passione, insomma: è quello che mio babbo mi ha passato in questo mestiere, ma è anche quello che poi io ritrovo nella musica. Un vivere senza stare troppo dietro a quello che è il denaro, ma secondo quella che è la propria passione, appunto, cosa che non è assolutamente semplice, soprattutto nella nostra società dove questo diventa un contrasto…” – Dal tuo punto di vista, come vedi oggi la figura del cantautore nel panorama artistico italiano? E idealmente quale pensi che dovrebbe essere il suo ruolo nella società? – “Ora come ora, mi pare che in Italia il cantautore stia un po’ scomparendo, si sta perdendo questa figura. Secondo me il cantautore è l’evoluzione del cantastorie, quello che raccontava le storie in musica. Ma è anche quello che canta le sue emozioni, perché è da lì che tutto parte: il cantautore avverte delle emozioni e sente il bisogno di scriverle, di metterle in musica, fondendo parole e musica. È un comunicatore, un narratore di storie: racconta sé stesso e quel che ha intorno, dà un’altra forma alle parole con la musica. Almeno questo è il mio modo di vederlo, di viverlo, la ricerca di mio un modo di esprimere le mie emozioni, riflessioni. È il mio percorso, insomma. Il percorso di questo CD.” – Il cantautore fonde parole e musica, appunto. Qual è quindi il rapporto tra le due parti nel tuo lavoro? – “Parole e musica devono trovare la loro sintonia, e non è facile: questo è il lavoro del cantautore. Prendi, per esempio, “Così difficile”: la sua musica è costruita su uno standard jazz, volutamente senza incontrare modulazioni o variazioni armoniche, rimanendo “costretta” in certi canoni musicali; e la melodia e il testo, allo stesso modo, riflettono questo stato d’animo, la stessa incapacità di liberarsi, di ‘non lasciarsi andare mai’!” – Per concludere, torniamo al CD: il titolo “3/4 diVINO” mi è piaciuto molto e mi ha lasciato una curiosità: …l’ultimo quarto?! – “Eh, ci ho pensato, in effetti… Ovviamente è un gioco di parole: l’immagine schietta della bottiglia di vino è il mio modo di vivere la musica, con la passione e l’allegria che trasmette una bottiglia da 3/4, ma anche il tempo in 3/4, che poi è proprio quello di questa canzone… Un cantare in modo appassionato! Ma allo stesso tempo, quel quarto mancante forse vuole alludere al cambiamento, al brivido del nuovo, a quelle 5 o 6 canzoni rimaste fuori dal CD, che magari… chissà!”







