La storia di Giovanni di Buto, il Visconte di Ampinana

Una delle più importanti figure toscane di tutto il Trecento

Fabrizio Scheggi Furono Protagonisti
visibility621 - OkMugello - giovedì 15 luglio 2021
La targa collocata in piazza a Dicomano, che ricorda Giovanni di Buto
La targa collocata in piazza a Dicomano, che ricorda Giovanni di Buto © Fabrizio Scheggi

Tra i libri storici che ho scritto, quello intitolato Il Visconte di Ampinana, legato alla  mitica figura Medievale di Giovanni di Buto, è per me di gran lunga il migliore, il più appassionante e sorprendente. Incredibile costatare come, nonostante la pubblicazione di questa articolatissima biografia (in vendita nelle librerie a Borgo oppure su ebay), il personaggio sia rimasto ai margini della conoscenza in Mugello.

Non dico che tutti si debbano per forza interessare a lui, per carità ci mancherebbe altro, mi rivolgo però a quelli che hanno a cuore la storia della nostra valle e che forse non hanno colto fino in fondo l’importanza di questa figura e la fortuna che ho, o meglio che abbiamo avuto nell’imbatterci dopo 700 anni in quel gran genio di Giovanni.

Dopo Giotto, è una delle più importanti figure toscane di tutto il Trecento (e non esagero) purtroppo dimenticato e passato inosservato anche oggi; pazienza, si vede che c’è una di maledizione lanciata da qualche strega o mago medievale che incombe. Avendo gli appoggi “letterari” giusti questa scoperta potrebbe ambire a risonanza nazionale, bisognerebbe forse parlarne a Piero Angela per una puntata di Quark. Ma io non faccio testo, sono troppo di parte.

Voglio però approfittare di questa bella rubrica organizzata per me da ok Mugello e che parla di grandi personaggi mugellani del passato per riepilogare brevemente la storia di Giovanni. La lampadina nella testa si accese quando lessi il commento del grande storico tedesco dell’Ottocento Robert Davidsohn che nella sua “Storia di Firenze” scrisse :- non capisco perché nessuno abbia mai scritto un libro su questo grande uomo..”. Dunque, che Giovanni sia un grande non lo dico io ma qualcuno ben più autorevole di me...

Ma noi mugellani niente, facciamo di nuovo orecchi da mercante; e così nulla scrive su di lui il Niccolai nell’apprezzata “Guida del Mugello” nulla scrive il Baccini. La maledizione di Giovanni continua inesorabile, ma anch’io sono un tipo testardo, la stregonza non mi conosce ancora bene. Così, cerca che ti ricerca per mesi, metto insieme un numero incredibile di documenti storici e atti notarili; ogni giorno Giovanni mi riserba una sorpresa memorabile e alla fine la sua storia si distende per intero davanti ai miei occhi, nitida e affascinante.

Qui, per non essere lungo e ripetitivo, mi limiterò a citare alcuni elementi trattati ampiamente nel mio libro. Giovanni di Buto, nato verso il 1272 ad Ampinana, viene rammentato sempre e soltanto per essere il notaio che stipulò il cosiddetto “Atto di San Godenzo” del 1302. Ma sotto la cenere cova molto di più, un fuoco gigantesco ovvero una biografia documentata che racconta in profondità il Medioevo toscano alla fine del Duecento con i suoi commerci, l’archeologia industriale, le abitudini sessuali, i contratti di matrimonio, lo status sociale, la forza e le debolezze dei Guidi, le trame politiche a Firenze, la poesia, la medicina e l’astrologia.

Sì, perché Giovanni è davvero uomo che racchiude nella sua personalità tutto questo. Fu mercante di legname a Firenze, e ci racconta come avveniva il taglio dai nostri monti e il trasporto sull’Arno. Fu poeta del Dolce stil Novo, e mantenne i rapporti con i grandi poeti del tempo tra cui Dante. Fu notaio raffinato e affidabile, e ci mostra come venivano stipulate vendite, promesse di matrimonio, enfiteusi e soccida (prestito di bestiame). Fu tutore di Guido Novello il giovane, uomo di fiducia dei Guidi in Mugello e Casentino, dove fu amministratore e giudice con poteri di sentenza capitale. Fu esperto di fabbriche di ferro, e ci mostra dove si trovavano anche in Mugello.

Fu politico, e condizionò l’espansione fiorentina in questa parte di Toscana. Fu astrologo medico e commerciante, e ci ha lasciato una specie di partita doppia del suo negozio di stoffe a Dicomano capace di farci capire persino come ci si vestiva al tempo. Siccome, però, era ghibellino dopo morto tutto è stato messo a tacere dalla solita maledizione “stregonza”. E anche, a dire il vero, da persone rancorose e invidiose del passato. Oggi, però, grazie anche ad alcuni amici, stiamo seguendo con passione le tracce mortali del notaio di Ampinana con alcuni ritrovamenti archeologici interessanti su cui prima o poi vi darò maggiori notizie.

Qui per voi voglio in ultimo rammentare un aneddoto divertente che vi aiuta a capire che tipo fosse Giovanni di Buto. La bella Adalagia cornificava il marito con Nino, figlio del conte Tancredi, ma fu scoperta e stava per essere giustiziata. Nino era talmente innamorato e potente che riuscì pagando a convincere il coniuge a lasciarla andare. Adalagia andò a vivere felice con il focoso e giovane amante che, però, dopo tre anni non era più tanto focoso, si stancò di lei e arrivò a.. pagare di nuovo il marito perché la riprendesse!

Non ci crederete, ma il marito accettò! Giovanni notaio fu chiamato così a registrare tutto in un contratto e a fare da guardone nel cosiddetto “bacio di riconciliazione”. Ma l’atmosfera idilliaca non incantò lo smaliziato notaio, il quale suggerì al marito una clausola aggiuntiva“.. qualora la signora Adalagia ricada in tentazione, oltre a essere ripudiata e restituire i suoi beni, dovrà versare al marito la somma di 500 libbre…”. Insomma, il notaio fu tra i primi nella storia a scrivere.. degli accordi matrimoniali! Adalagia ci rimase male, ma il saggio suggerimento di Giovanni di Buto fu invece accolto dal marito, sicuramente cornuto ma che, grazie alla moglie, aveva già incassato un bel po’ di quattrini. 

 

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