L'anima della Piaf con Anna Granata tra le mura del castello

Straordinario successo per la performance dedicata alla cantante francese

Spettacolo
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di Massimiliano Miniati
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Anna Granata (al centro) con Anna Montemagni e
Federica FInardi Goldberg
Anna Granata (al centro) con Anna Montemagni e Federica FInardi Goldberg © Massimiliano Miniati

L'atmosfera del parco del castello di Barberino è surreale quando le prime note di "Hymne a`l L'Amour" risuonano nell'aria torrida della notte più calda dell'estate. Due bellissime violoncelliste (Anna Montemagni e Federica FInardi Goldberge) e lei, Anna Granata, per Re-Edith la performance dedicata alla Piaf che ha colto tutti di sorpresa, una piacevolissima sorpresa. 

Certo, chi si aspettava una serata di cover dell'artista francese sulle prime sarà stato perplesso, poi tutti sono entrati nel mondo della cantante francese più famosa al mondo. Re-Edith non è un concerto, o meglio lo è, ma è anche qualcosa di più. 

È una rilettura in musica del carteggio amoroso della cantante al suo amante, circa due lettere al giorno (nel 1952 erano più o meno come 50 messaggini quotidiani di oggi e ci sarebbe da essere denunciati come stolker) nelle quali, con un po di follia inseriva oltre alla data, anche l'ora. 

La voce di Anna Granata è splendida, totalmente diversa da quella della Piaf  (che veniva definita come l'ugola insanguinata di un passerotto) e propone i brani in un registro quasi lirico stravolgendone la metrica e regalando al pubblico, che non perdeva né una nota né una ripresa di fiato, una performance in bilico tra Laurie Anderson, Marianne Faithfull, Bjork con un pizzico di Sarah Brightman. 

L'effetto della musica elettronica mischiato alle note delle due straordinarie musiciste è eccezionale, e la scenografia naturale del cortile del castello regalano alla serata un elemento quasi di magia. 

"Non je né regrette rien" e la serata prosegue tra le lettere sulle quali Anna ha fatto un lavoro di riduzione del testo a pennarello, lasciando solo le parole che meglio definivano lo stato d'animo della Piaf "in un giorno non si guarisce" oppure "la tua voce scalda" ed un brano di quelli famosi che serve a seguire uno show tutt'altro che facile, eccezionalmente diverso da quello che tutti si aspettavano. 

Finale quasi dovuto con la canzone francese più conosciuta, ed una versione de "La vie en rose" che ha fatto venire i brividi a tutti prima di esplodere in un applauso che ha risuonano tra le mura del castello per alcuni minuti, salutando e ringraziando un'artista di altissimo livello che non ha voluto giocare la carta facile dell'omaggio-cover, ma ha voluto e saputo estrarre dalla Piaf l'essenza di un'anima travagliata e proporla quasi scomposta regalando al pubblico una serata veramente bellissima. 

 

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