Il CBD in Italia: ecco qual è la normativa

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visibility213 - sabato 15 gennaio 2022
di Redazione
cbd
cbd © CRYSTALWEED cannabis

Il CBD, nome completo cannabidiolo, è una delle sostanze che sono contenute nella cannabis e di cui si parla maggiormente negli ultimi anni. Su questa sostanza sono stati condotti infatti numerosi studi nel corso degli anni e praticamente tutti hanno confermato il fatto che il CBD non è nocivo e non ha effetti droganti, anzi è in grado di contribuire al nostro benessere e alla nostra salute a diversi livelli.

È grazie a studi di questo tipo che ormai questa sostanza e i prodotti a base di essa possono essere legalmente venduti, come avviene ad esempio su Justbob, shop online. La cannabis e questi derivati legali sono infatti stati rivalutati profondamente negli ultimi anni, dopo secoli di demonizzazione e divieti, poiché è stato provato che non solo non sono nocivi ma possono addirittura giovare allo stress, all’ansia e a molte altre problematiche.

Di conseguenza le norme riguardo queste sostanze si sono evolute e sono diventate sempre più permissive e sono destinate a diventarlo sempre di più. Vediamo allora attualmente qual è la norma vigente in Italia riguardo al CBD.

La normativa italiana sul CBD

Le leggi attualmente vigenti in Italia dipendono da una serie di scoperte e di riconoscimenti passati riguardo al CBD. Partendo da queste possiamo infatti dire che l’Organizzazione delle Nazioni Unite il 2 dicembre del 2020 ha stabilito ufficialmente che il CBD ha proprietà terapeutiche e mediche, aprendo così la possibilità a molti stati di utilizzarlo in vari campi diversi.

Il CBD è stato quindi eliminato dalla tabella delle sostanze stupefacenti che non hanno proprietà curative. A ciò è seguito, sempre nel 2020, la decisione della Commissione Europea di classificare il CBD come alimento, aumentando così il suo grado di sicurezza.

Arriviamo così in Italia, dove il CBD è regolamentato dalla legge 242 del 2016 che è entrata in vigore nel 2017. È una normativa che regola la coltivazione, la lavorazione e la vendita del CBD, anche se lascia ancora molti dubbi e lacune soprattutto riguardo all’effettivo utilizzo di questi prodotti una volta che vengono acquistati.

Anche se per i più proibizionisti questa può sembrare una vera e propria legalizzazione delle droghe leggere, in realtà non è affatto così- il CBD è infatti semplicemente una sostanza naturale e non ha alcun effetto psicotropo, a differenza dell’altro famoso principio attivo contenuto nella cannabis, ovvero il THC.

Quest’ultimo, infatti, è la vera sostanza drogante contenuta nella cannabis ed è proprio quello che la rende drogante e di conseguenza illegale. Dunque la cannabis e i prodotti da essa derivati che possono essere commercializzati possono contenere al loro interno soltanto concentrazioni di THC inferiori allo 0,2%. In realtà sono tollerate concentrazioni anche più alte, fino allo 0,6%, poiché l’OMS ha stabilito che al di sotto di questa percentuale il THC non porta nessun effetto drogante.

Non sono invece previsti limiti di concentrazione di CBD, a dimostrazione che questo non è un principio attivo pericoloso per la salute umana. Altri limiti che invece vengono posti in questo ambito sono quelli riguardanti lo scopo della coltivazione. Questa è infatti consentita soltanto ai coltivatori autorizzati a scopo cosmetico, alimentare, per il florovivaismo e per la bioingegneria.

La normativa sull’utilizzo del CBD

Il fatto che la normativa italiana consenta la coltivazione e la vendita di queste sostanze non garantisce però la dovuta chiarezza riguardo all’effettivo utilizzo che si può fare di questi prodotti. Non c’è infatti ancora chiarezza riguardo al poter fumare o meno questi prodotti.

È chiaro che se non c’è chiarezza in questo ambito, le interpretazioni della legislazione sono molto aperte e quindi è difficile che gli usi di queste sostanze possano essere contestate e possano creare problemi ai consumatori. È consigliabile però che quando si utilizzano questi prodotti si abbia l’accortezza di conservarne gli involucri e gli scontrini ad essi relativi, in modo tale da provare la legalità della propria posizione nel momento in cui si dovessero presentare dei problemi.

È importante però che la normativa sia chiarificata, che si introducano nuove leggi e che si faccia luce anche su questi aspetti. Questo è importante non soltanto per chi consuma questi prodotti, ma anche per chi coltiva la cannabis e per chi la commercializza. È necessario che questo settore dell’economia possa essere tutelato e ben organizzato in ogni sua parte, senza lasciare zone d’ombra che lascino a libere interpretazioni.

Per concludere

Come ci si deve comportare allora nel nostro paese riguardo a questi prodotti? Semplicemente si possono utilizzare e consumare nei limiti imposti dalle leggi e soltanto se acquistati da rivenditori autorizzati e legali. Soltanto in questo modo si potrà essere sicuri riguardo agli effetti che questi hanno sulla nostra salute, ma anche riguardo alle conseguenze legali dell’utilizzo di cannabis e prodotti a base di CBD. Quindi se volte consumare CBD per alleviare ansia e stress potete tranquillamente farlo in tutta sicurezza e libertà.