Aurelio Badiali. Il Mugellano Volante

Fabrizio Scheggi Furono Protagonisti
visibility436 - OkMugello - giovedì 11 marzo 2021
Aurelio Badiali in azione
Aurelio Badiali in azione © Libro Fabrizio Scheggi

Di Fabrizio Scheggi - Che Aurelio Badiali fosse nato per correre lo si capiva fin da piccolo, con quel fisico compatto e robusto che si ritrovava e quelle continue rincorse a perdifiato intorno casa. A interrompere i sogni arrivò la prima guerra mondiale cui fu costretto giovanissimo a prendere parte. E, anche se tornò a casa, aveva fatto in tempo a beccarsi in trincea un brutto congelamento agli arti, tanto che i medici amputarono al giovane alcune dita dei piedi.

Brutto affare per un ragazzo che voleva fare della corsa la sua ragione di vita. Quel testardo giovanotto, nato a Vicchio il 18 settembre 1898, non si perse d’animo e, nonostante la menomazione, cominciò a correre più di prima con grande passione ma senza un’adeguata preparazione agonistica. L’esordio in atletica avvenne più tardi del normale, nel 1922 in una gara podistica a Borgo S. Lorenzo; nella sua prima esperienza da corridore dette filo da torcere ai migliori podisti toscani arrivando sesto e trovando un attento osservatore della Soc. sportiva fiorentina Edera che lo tesserò subito.

Il mugellano Badiali dimostrò talento e coraggio da vendere con gare anche troppo istintive in cui non sapeva dosare le forze; spesso capitava che partisse all’attacco per scoppiare nel finale. Il talento comunque c’era eccome, e nel 1923 dominò le gare podistiche e campestri in Toscana vincendo la prestigiosa prima edizione della Traversata Notturna di Firenze. Un ottimo piazzamento nel campionato italiano di cross-country gli fece capire la sua vocazione; gara dura come il mugellano che colse nella specialità notevoli risultati. Per anni fu tra i primi sei classificati nel campionato italiano, due volte medaglia d'argento e una di bronzo.

Nel frattempo si era sciolta la società Edera, invisa al fascismo, e Badiali emigrò a Livorno nella “Sempre avanti!” che almeno come nome sembrava più allineata col regime. Insieme a Beppe Lippi, dominatore del cross-country, passò alla Giglio Rosso di Firenze nel 1927. La tattica adottata in gara dai due era sempre la stessa; brusche accelerazioni e improvvisi attacchi di Badiali fiaccavano nel fisico gli avversari e favorivano la velocità nel finale del Lippi. Se il mugellano fosse tatticamente ingenuo oppure se si trattasse di una tattica studiata in cui il nostro fungeva da spalla non si seppe mai con certezza; fatto sta che, essendo lento nel finale, spesso la vittoria gli sfuggiva.

Comunque sia, il talento c’era e diventò spesso campione regionale e vestì per due volte la maglia nazionale. Spirito libero ed estroverso fu sempre contrario ai metodi dittatoriali fascisti, come s’intuisce dalle cronache del tempo. Difficile fu anche il rapporto con dirigenti sportivi e allenatori. Quando la Giglio Rosso lo prese, non ne voleva sapere e chiese senza esito il trasferimento ad altra società. Logica conseguenza di questa costrizione furono alcuni  suoi "ritiri" o i deludenti rendimenti in gare importanti.

La stampa sportiva fu poco tenera, facendolo passare per un lavativo con scarso attaccamento ai colori sociali, dimenticando la forzatura societaria. Due risultati dimostrano in pieno le eccezionali qualità agonistiche di Aurelio Badiali anche al di fuori della campestre: nel 1928 realizzò la seconda prestazione italiana dell'anno sui 10.000 metri e nel 1931 quando fu medaglia di bronzo ai campionati italiani nei 3.000 siepi. Fu quello il suo ultimo risultato di valore a livello nazionale; nel 1932 la Giglio Rosso trovò nel conterraneo Bruno Betti un successore e lo lasciò finalmente libero di trasferirsi. Era troppo tardi per il nostro Aurelio; ormai trentaquattrenne e in parabola discendente, disputò ancora qualche gara e poi, come si dice, attaccò letteralmente le scarpette al chiodo. Durante la guerra di liberazione svolse attivamente il ruolo di partigiano e fece parte del CLN di Vicchio. La sua corsa terrena s’interruppe a Firenze nell'estate del 1974. 

(tratto dal libro di Fabrizio Scheggi “FURONO PROTAGONISTI”-2019)

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