La bella storia di Luca Vitali, il "contadino dei libri". Intervista

Nei primi mesi del 2021 si festeggeranno i primi 10 anni della piccola casa editrice di San Godenzo "Edizioni Metaonda". Ok!Valdisieve ha avuto il piacere di parlare con il suo fondatore

La Redazione Libri in Redazione
visibility261 - OkMugello - martedì 15 dicembre 2020
Edizioni Montaonda
Edizioni Montaonda © Ok!Valdisieve

di Lisa Baroncelli - San Godenzo ospita nei suoi quasi 100 km quadrati di territorio anche la piccola casa editrice "Edizioni Montaonda"; che nei primi mesi del 2021 compirà i suoi primi 10 anni di vita. Abbiamo colto l’occasione per conoscerne il fondatore, Luca Vitali, e chiacchierare sulle sue scelte che l’hanno portato a creare libri nel cuore dell’Appennino tosco-romagnolo e diventare, come lui stesso si definisce, un "editore - eremita" .

Luca da dove nasce l’interesse per i libri e, per te che sei milanese, la voglia di vivere in un posto sperduto dell’Alta Valdisieve?

"Ho sempre vissuto in mezzo ai libri e ho sempre scritto. Ho una laurea in Lettere all’Università di Milano, e avrei potuto essere un professore di greco, ma non ho mai fatto un concorso. La filologia e la cultura classica mi hanno sempre dato da vivere e permesso di cavarmela altrimenti. Ho poi lavorato sia come traduttore che come editor per diverse case editrici, cominciando con Adelphi e Mondadori.

Dal ’88 al ‘96 ho vissuto in Germania, a Berlino. Ero lì per cercare di fare un dottorato e imparare il tedesco, quando nella mia vita c’è stata una forte irruzione del presente. Indugiavo sul da farsi quando la caduta del muro di Berlino, a 500 metri dalla mia casa di Kreuzberg, mi ha offerto lo stimolo per rimanere e mettermi alla prova come giornalista. E’ stata un’esperienza molto interessante, scrivevo per tutti, per Epoca, il Manifesto, per Panorama, per Avvenire... Andavo ad intervistare la gente, giravo per le strade con il mio taccuino e entravo in contatto con le persone e la realtà di quei giorni. Aiutavo gli inviati delle televisioni italiane. Intanto però continuavo anche a fare il traduttore, saggistica, letteratura… ma mi hanno richiesto di tutto in quegli anni, anche libri sull’uso dello zenzero in cucina.

Poi ha iniziato a pesarmi stare all’estero e anche fare il giornalista nella Germania ormai unificata. Sentivo di rischiare di non tornare in Italia. Inoltre il mestiere del giornalista si stava spostando dalle strade al desk del pc, un cambiamento che mi ha fatto perdere l’interesse per questo lavoro. Sono tornato in campagna in Brianza, poi a Milano, poi in città. Erano già gli anni del berlusconismo, del denaro facile, una realtà che non mi piaceva e mi ha portato a cercare altrove un posto dove stare. Ho cominciato a frequentare amici trasferiti in Toscana, ho conosciuto gente che viveva in vecchie coloniche nelle campagne abbandonate, artisti, musicisti. Ho ritrovato un ambiente vivace e stimolante, lontano dal neoliberismo imperante. Mi sono innamorato dei posti e della socialità, della gente, ed è stata la scintilla per vendere la casa di Milano e scambiarla con una casetta nell’Appennino tosco romagnolo. Ma ho dovuto arrivare ‘in fondo allo sterrato’ per trovare la casa che fosse alla mia portata, sono dovuto arrivare a Montaonda."

Quando nasce Edizioni Montaonda?

"Nasce nel 2011 quando, abbandonando il mestiere di produttore audio (avevo anche svolto alcuni altri lavori nel frattempo, nell’ambito della comunicazione), a 49 anni mi sono detto “bene ora che sono grande, cosa voglio fare?”e ho deciso di partire da quello che più amavo e che era stato il mio sogno segreto: fare libri miei. Volevo provare a curarli e pubblicarli da solo. I libri erano e sono la mia passione, mi mancava solo trovare il modo giusto per iniziare.

Un amico apicoltore mi fece notare la carenza di traduzione in italiano di testi fondamentali per l’apicultura. Ho scoperto così che in Italia sono circa 100mila apicoltori, tra appassionati e professionisti del settore. Poteva funzionare, l’ambiente mi piaceva, e così mi sono lanciato. "

Sul tuo sito e-commerce Edizioni Montaonda oltre a testi specifici si trovano anche storie, poesie addirittura fiabe per bambini legate al mondo delle api. Come si è sviluppata la tua esperienza?

"Sì, ormai ho 47 titoli in catalogo. Ho iniziato con un primo libro tradotto dall’inglese, poi un secondo. Ho conosciuto l’ambiente lentamente, partecipando a fiere e convegni, ascoltando, leggendo e imparando sulle api. Negli ultimi 10 anni avere due arnie nella casa in campagna e prodursi il miele per conto proprio è diventato di moda per mia fortuna (ma per sfortuna delle api, purtroppo, che come tutti sanno stanno soffrendo molto) e questo argomento ha fatto da cerniera tra il mondo della ricerca e produzione e chi voleva avvicinarsi alla natura, all’agricoltura alternativa. Nel giro di sei anni mi conoscevano tutti nel settore: gli apicoltori mi erano grati per poter leggere testi mai tradotti prima. Si è creato un altro flusso, non ero solo io ad andare a cercare testi, ma erano gli autori stessi a cercarmi. Così ho pubblicato libri legati al loro mondo: poesie sulle api, fiabe per bambini, per l’apicoltura urbana e simili, apicoltura biologica, api selvatiche e via dicendo. Negli anni nel settore si sono fatti avanti altri ma ormai sono l’editore di riferimento per molta apicoltura italiana. Questo è motivo di grande orgoglio per me."

Hai detto che pian piano ti sei aperto ad altri settori. Quali sono i libri e gli autori a cui sei interessato?

"Da sempre mi interesso di temi ambientalistici. Ho scritto un libro sulla storia del treeclimbing; altri soggetti particolari quando ne capitava l’occasione e mi sembravano cose interessanti, legate al territorio. Mi piacciono da sempre la montagna (mio nonno veniva da un paese sulle Alpi) e l’Appennino, il mondo selvatico, vicino al limite del bosco e la sua trasformazione. Ho appena aperto una nuova collana che ho titolato ‘Psicotopia’, per sottolineare il legame tra psiche e posto. Il libro che l’ha ispirata, ‘Una casa in Toscana’, di Wolfgang Schmidbauer, di cui avete già dato notizia su OK!Mugello, tratta della scelta di un tedesco di comprare una casa abbandonata a Vicchio negli anni ’60, che ho sentito molto vicino. Un’altra storia racconta la scelta di un uomo deluso di cercare un vivere diverso in una Valle dell’Appennino. Sono storie che creano una risonanza in chi sente l’esigenza di un cambiamento radicale nella propria. Ma gli spunti possono essere davvero molti, come nel caso del libro di Piere Cusseau, un francese che si è specializzato nella coltivazione e nell’uso delle erbe aromatiche. Da qui il titolo ‘Pastore di aromi’. "

Che cosa significa lavorare da solo come editore, in un posto isolato come Montaonda?

"Eh…è un po’ un casino…(ride, ndr) Non potendomi ancora permettere collaboratori fissi devo rallentare il lavoro di editore per dedicarmi anche alla vendita e all’amministrazione. Ogni giorno ricevo gli ordini, faccio i pacchetti e li spedisco. Tra i miei clienti ci sono anche colossi come Ibs e Amazon, anche se preferisco vendere direttamente al dettaglio, andando a fiere ed entrando in contatto con piccole realtà come cartolerie e librerie di paese. "

Com’è strutturato il tuo lavoro?

"È come se svolgessi cinque o sei lavori diversi… diciamo che non mi annoio mai!. Ho imparato a suddividere il tempo e a portare avanti mansioni diverse. La mattina mi dedico a preparare le spedizioni degli ordini che mi arrivano da sito, il pomeriggio impagino, leggo i testi, traduco o correggo, contatto gli autori. E tra tutto questo mi ritaglio il tempo per andare a spaccare la legna per la termocucina, a decespugliare o raccogliere le olive. Non ho nessun bisogno di andare in palestra, come fanno i miei colleghi in città! "

Quali sono i lati positivi e negativi del lavorare a Montaonda?

"Ci sono sempre piccoli impedimenti. In questo momento stanno sistemando la linea elettrica a Castagno d’Andrea e ho il computer fermo a singhiozzo. Quando ghiaccia non posso portare i pacchi al corriere e la strada non mi permette di spostarmi rapidamente, per cui le spedizioni subiscono dei ritardi ‘fisiologici’.

Il lato positivo, specialmente nella stagione buona, è leggere e correggere i testi sulla sdraio fuori casa. È un privilegio impagabile. Con facilità trovo concentrazione e il giusto silenzio nella cornice di un panorama invidiato da tutti gli amici cittadini! "

Il tuo lavoro si è adattato ai ritmi e all’ambiente della campagna?

"Io dico sempre, per farmi capire dalla gente di qui, che il mio lavoro non è tanto diverso dai lavoro del contadino: anch’io semino, innaffio e curo i miei libri e quando sono maturi li porto ai mercati, alla Fierucola, al mercatino di San Godenzo.

Rispetto a un tempo è cambiato tutto: ero abituato ad essere contattato, mi inviavano il file del testo da tradurre o correggere. Finito il lavoro a volte non vedevo nemmeno il libro stampato ma solo la notizia dell’accredito di un bonifico sul conto. Adesso il libro arrivo a consegnarlo al cliente finale, proprio come il contadino della filiera corta vende il pomodoro che ha annaffiato e concimato. È molto bello consegnare in mano il frutto del tuo lavoro."

Che cosa si perde in questo ritmo che ti sei dato?

"Si perde la perfezione. So che a volte arrivo a mandare in stampa testi con qualche refuso o errore in più. Sono comunque libri accurati, ci tengo, ma per il fatto che faccio tutto da solo (naturalmente mi faccio aiutare per bozze e tutti quei casi in cui uno specialista è necessario) mi scappano necessariamente degli errori. I miei libri non sono perfetti, un po’ come le verdure della piccola produzione, ma allo stesso modo sono più saporiti, più veri e meno omologati. La perfezione la lascio alle macchine; sarebbe assurdo poi voler competere con colossi troppo più grandi e più organizzati di me."

Hai lamentele per questo da parte dei tuoi clienti?

"Per le cose che ti ho appena raccontato? No, non direi. Difficilmente i miei clienti si lamentano, come difficilmente si lamentano gli acquirenti di ortaggi ammaccati. Anzi, molti mi lodano e incoraggiano."

Continua il parallelismo con il mondo contadino. Ti definirei più un eremita che ha trovato il giusto compromesso tra se stesso e la società attraverso il suo lavoro...

"Esatto, mi considero un eremita editore anche se, da qualche anno, a Montaonda con me vive la mia compagna.

Lo considero un privilegio, un privilegio che bisogna potersi permettere. Non si può cominciare senza avere una casa. E poi bisogna scordarsi di guadagnare bene, ovvero rinunciare a un successo che richiede investimenti superiori. Ma la qualità della vita ripaga sicuramente una scelta come la mia. Non sono diverso da tutti quelli che hanno scelto questo stile di vita. "

Edizioni Montaonda ha un’insegna?

"Si, ho un’insegna ma non è appesa sopra la porta di casa. Qualcuno di quelli che passano da queste parti, specialmente nei mesi estivi di gente ce n’è, sa che a Montaonda è possibile fermarsi a comprare un libro. "

Succede che qualcuno si fermi a bussare alla tua porta?

"È raro ma è successo, sono amici che colgono l’occasione per passare a trovarmi. Il bello dei libri è che si possono vendere senza scontrino (hanno l’iva al 4%), praticamente ovunque."

Tanti i libri sulle api, ma tu ne hai?

"A forza di leggere e scrivere sulle api, negli anni, ho imparato molte cose a livello teorico. Così ho messo anch’io qualche arnia. Gli apicoltori sono dei grandi chiacchieroni e ormai, a forza di ascoltarli, posso anch’io discutere con persone davvero competenti e posso capire cosa dicono, come posso parlare con persone che ne sanno poco e spiegare diverse cose. In realtà il mondo delle api e dell’apicoltura è ricchissimo, l’ape è l’animale più studiato dall’uomo dopo se stesso.

Per esempio, uno dei progetti a cui ho lavorato mi ha portato a scoprire il mondo delle api selvatiche. Alla pubblicazione del libro, ‘Seguendo le api selvatiche’, mi hanno invitato sul Gran Sasso a guidare una ‘caccia’ alle api."

Quindi per te fare l’editore è un vero work in progress.. che rapporto hai con il paese di San Godenzo? In particolare che rapporto ha il tuo lavoro, la tua casa editrice con il paese dove ha sede?

"Ormai penso che in paese mi conoscano tutti ma io purtroppo non tutti loro: sono tanti, e non sono affatto fisionomista! Sicuramente il fatto di starmene a casa a lavorare non mi ha facilitato. Inizialmente il mio rapporto era prevalentemente con il gruppo dei ‘Maggiaioli’, con i quali fino a che ho avuto tempo ho suonato, poi gradualmente sono entrato a far parte del paese.

Sono uno che è tornato a vivere Montaonda, uno dei cosiddetti ‘riabitanti’ in un borgo che , con l’eccezione di due case, è ridotto a ruderi. La mia scelta incuriosisce perché oltre a viverci ho trovato il modo di lavorarci. Molte famiglie di San Godenzo sono originarie di qui: i Volpini, i Moretti… Ancora però non c’è un vero rapporto tra la Casa Editrice e il paese, ma da quando faccio i mercati sfogliano i libri incuriositi; qualcuno li compra, soprattutto quelli per bambini.

Naturalmente sarei interessato a scrivere o pubblicare qualcosa sulla Valle del Falterona, però per il momento non ho niente da anticiparti."

Che tiratura hanno i tuoi libri?

"Tranne casi rari ho tirature molto basse, mi aggiro sulle 200 copie in stampa digitale; quando sono finite ristampo. Anche la mia distribuzione è limitata. Spedisco in tutta Italia, vendo anche tramite i grandi e-shop, ma preferisco il contatto diretto, meno traffico con pacchi e fatture."

Come festeggerai il decimo anno di vita di Edizioni Montaonda?

"Beh, lavorando ai miei libri e a nuovi progetti. Ho intenzione di prendere anche una sede in paese per avvicinarmi con il magazzino dei libri e magari portare avanti altri progetti. Bisogna comunque vedere cosa succederà quest’inverno, il Covid non mi ha affatto aiutato."

Siamo arrivati a conclusione della nostra intervista. Un'ultima domanda: a dieci anni di distanza sei felice della tua scelta di vita?

"Non è sempre semplice, specialmente dal punto di vista delle tasse. Il fisco non agevola realtà come la mia, mi considera un imprenditore e basta. Però sono contento che il mio lavoro mi abbia portato a far conoscere la mia piccola casa editrice, e spero di continuare a far bene."

Sicuramente una storia come quella che ci ha raccontato Luca può essere stata creata solo da un sognatore. Noi di Ok!Valdisieve gli facciamo i nostri migliori auguri di buon proseguimento, e lo facciamo con una delle citazioni di Nelson Mandela più belle e conosciute legate al sogno ed i sognatori: “Un vincitore è semplicemente un sognatore che non si è mai arreso”.

In bocca al lupo Luca e buon anniversario a Edizioni Montaonda!
Lisa Baroncelli

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