Francesco Bruno, torna a parlare del mostro di Firenze

Sicuramente Il mostro aveva a che fare con il Mugello ed aveva certamente un suo posto in cui lui andava

Paolo Cochi Il Mostro di Firenze al di là di ogni ragionevole dubbio
visibility4866 - OkMugello - sabato 15 febbraio 2020

Mostro di Firenze - Prof. Francesco Bruno ed il mostro del mugello

OK!Mugello intervista del 8.2.2020 - rubrica - Al di la' di ogni ragionevole dubbio - il mostro di firenze
Francesco Bruno
Francesco Bruno © OK!Mugello

Francesco Bruno si è occupato della vicenda del mostro di Firenze sin dagli anni 80, dapprima come consulente del SISDE e poi nel processo Pacciani, come consulente di parte. Dal 1979 al 1987 funzionario, e poi direttore di sezione, presso la presidenza del Consiglio dei Ministri. Successivamente docente universitario all'Università "La Sapienza " di Roma.

Dal 1987 insegna Criminologia e Medicina forense alla Sapienza, negli anni '90 collabora nuovamente con vari ministeri contro la criminalità mafiosa e la lotta alla droga. Ha partecipato a vari programmi televisivi dedicati ai delitti seriali, tra i quali "Delitti", "Porta a Porta" e "Maurizio Costanzo Show".

Dice Bruno: "E' un punto geografico fondamentale per questa vicenda. Se io fossi stato uno degli investigatori l’avrei rivoltato, Io stesso andai a fare indagini personali in vari luoghi del Mugello. C’erano molti luoghi che potevano accendere la fantasia di un buon investigatore"

In un verbale del 5 settembre 2001, quando fu perquisito, lei parlò di una persona che indicava un individuo molto sospetto che si recava all'Autodromo del Mugello. Le risulta?

"Allora, mi dissero che c’era un soggetto che era abbastanza sospetto, perche’ era un soggetto alto dalla vita molto particolare, che correva presso questo autodromo e costui faceva parte di una scuderia che si chiamava “Santa Teresa”. Questa cosa mi colpi’ molto, perché questa “Santa Teresa” era tornata più volte nelle mie interpretazioni.

Lei parlo’ di un’auto sportiva rossa all’epoca?

“Questo è quello che diceva questa persona. Mi impressionò perché non era una stupidaggine, era una cosa che poteva avere un suo valore. Naturalmente io ne parlai con gli inquirenti, ma qualunque cosa dicessi, veniva presa come una follia della mente di uno psichiatra pazzo.”

Questa persona lei non ricorda chi fosse? La venne a trovare?

Eh si. L’ho incontrato e questo discorso fu a voce.

Già nel 1984 Francesco Bruno fece una relazione realizzata su incarico del Dott. Parisi del Sisde, ancor prima che si compia l’ultimo duplice omicidio del mostro.

In quella relazione già si evidenziava il fatto che l’autore dei delitti fosse un perfetto conoscitore dei luoghi degli omicidi e svolgesse un lavoro che lo potesse “agevolare“ nell’attività delittuosa : “Data la particolare conoscenza dei luoghi dimostrata e dato anche il fatto che finora il suo comportamento non ha destato sospetti negli ambienti dei delitti si può presumere che il soggetto, eserciti un lavoro che in qualche modo faciliti l’attività criminale.”

L’intera relazione del Prof. Bruno del 1984 è contenuta nella nuova edizione del libro “Mostro di Firenze – Al di la’ di ogni ragionevole dubbio" (Runa editrice 2020) di prossima uscita. Versione molto più ampia e completa della precedente (550 pagine) e notevolmente ampliata e aggiornata con documenti inediti, compresa tutta l’ultima indagine.

Già all’epoca le indicazioni degli investigatori erano piuttosto esplicite: In un appunto del Capo del centro di Firenze del nucleo operativo posto alle indagini troviamo un appunto datato 14.9.1985, rivolto al Dott. Pier Luigi Vigna che conteneva la seguente indicazione:

“E’ stata poi avanzata l’ipotesi che i vari delitti possano essere stati compiuti da un individuo che, residente inizialmente a Signa, sia emigrato nel corso degli anni dapprima a Borgo San Lorenzo e quindi a Scandicci. L’ubicazione dei luoghi, infatti, fa presupporre che il “mostro” conosca molto bene le zone e che quindi possa essere del posto. “

Ma l’inchiesta sul mostro è ancora lontana dall’essere chiusa. Gli inquirenti lavorano su nuovi indizi emersi di recente e sui quali c’e’ il massimo riserbo.

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