Manuale di volo per uomo. Eccezionale Simone Cristicchi a Vicchio

Cultura
visibility2620 - giovedì 30 gennaio 2020
di Massimiliano Miniati
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Simone Cristicchi
Simone Cristicchi © N.c.

Ci sono tutti i personaggi della sua vita, La suora Baffona, Yelena, Angelo il proprietario del negozio di ferramenta, la zia Margherita, il becchino del cimitero, inseriti in una favola metropolitana piena di emozioni, e poesia, in cui il vincitore di Sanremo 2007 interpreta un quarantenne rimasto bambino, con un problema preoccupante: qualsiasi cosa guardino i suoi occhi gli appare stupefacente.

Simone Cristicchi è strepitoso con quel fare trasognato tratti infantile che regala al pubblico che aveva completamente esaurito il Giotto di Vicchio emozioni forti al limite della commozione.

Quelli come lui, i “Dasoli”. Sono persone speciali.

Per molti Raffaello è un “ritardato” da compatire, per alcuni un genio. Sicuramente è un tipo strano, che ama dipingere un mondo tutto suo, contare le lettere che formano le parole delle frasi, camminare lentissimo seguendo una sua indecifrabile traiettoria.

In realtà, Raffaello è un “Super-Sensibile”, e in quanto eroe possiede dei poteri speciali: la sua mente fotografica è dotata di una lente di ingrandimento che mette a fuoco i particolari, i dettagli che sfuggono agli altri esseri umani; cose minuscole e apparentemente insignificanti che nascondono però un’infinita bellezza, forse perché “niente è più grande delle piccole cose! Il pezzo dedicato ai “Pisciacane” è di una bellezza poetica.

In un racconto tenero nella sua brutalità Cristicchi trasporta lo spettatore nell’orfanatrofio, nella sua piccola casa-cantina dove non manca niente neppure i topi, insieme a Yelena uccisa in una discarica con un crescendo emozionale che coinvolge tutti, poi dopo essere uscito dal personaggio ed essere tornato Simone, canta “Abbi cura di me” e racconta alcuni passi della sua vita che sono identici a quelli di Raffaello.

Ognuno dei personaggi gli ha insegnato qualcosa per imparare a volare perchè forse "volare" significa non sentirsi soli, avere il coraggio di buttarsi nella vita, mantenendo intatto il bambino dentro di noi.

** Aggiornamento del 1 Febbraio **
Con molto piacere informiamo i nostri lettori che l'articolo di Massimiliano MIniati è stato ulteriormente rilanciato da Simone Cristicchi nella sua pagina ufficiale. A seguire il suo post:


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