Nel dibattito apertosi nei giorni scorsi sulla possibile chiusura dei supermercati la domenica, sollecitato da una riflessione avanzata da ANCC-Coop sul contenimento dei costi, interviene la Filcams CGIL Toscana, proponendo una valutazione più ampia sul modello di organizzazione del lavoro nel settore del commercio. Secondo il sindacato, la discussione rappresenta un’occasione per riconsiderare gli effetti delle liberalizzazioni introdotte nel 2011 con il Decreto “Salva Italia”, che hanno determinato una completa deregulation degli orari di apertura, consentendo l’attività commerciale senza limiti di giorni e fasce orarie, comprese domeniche e festività civili e religiose.
Negli anni successivi, la grande distribuzione ha progressivamente ampliato le aperture domenicali, arrivando in molti casi a coprire tutte le domeniche dell’anno e, sempre più frequentemente, anche le festività. In alcuni periodi si è assistito persino all’apertura continuativa h24 dei centri commerciali, con un impatto significativo sulla qualità della vita di migliaia di lavoratrici e lavoratori. Il settore, caratterizzato da una presenza femminile pari a circa il 70%, ha risentito in modo particolare delle difficoltà di conciliazione tra tempi di lavoro e tempi di vita.
La Filcams CGIL Toscana sottolinea come, dopo anni di liberalizzazioni prive di adeguati correttivi, sia necessario ricercare un equilibrio tra le esigenze delle imprese e i diritti di chi lavora. In questo quadro, il sindacato ribadisce la propria contrarietà al lavoro nelle festività, ricordando di aver proclamato scioperi regionali in occasione di ogni ricorrenza, anche alla luce delle sentenze che hanno chiarito come il lavoro festivo non possa essere considerato obbligatorio.
La proposta avanzata è quella di iniziare con la chiusura delle attività commerciali durante tutte le festività civili e religiose, restituendo alle persone la possibilità di vivere il tempo libero e le relazioni familiari. Parallelamente, viene evidenziata la necessità di migliorare la qualità dell’occupazione nel settore, segnata dalla diffusione del part-time involontario e da condizioni di precarietà. Eventuali risparmi derivanti dalla riduzione del lavoro domenicale, secondo il sindacato, dovrebbero essere reinvestiti nell’aumento degli orari contrattuali e nella stabilizzazione dell’occupazione, con l’obiettivo di contrastare la povertà lavorativa e valorizzare il tempo come bene essenziale.





