OK!BIO: Il diavolo e l’acquasanta, la GDO e il bio

Ignazio Garau

OK!BIO: Il diavolo e l’acquasanta, la GDO e il bio

OK!BIO: Il diavolo e l’acquasanta, la GDO e il bio
17/09/2018

La scorsa settimana, nell’articolo dedicato al SANA, il Salone del biologico e del naturale che si è appena chiuso a Bologna, raccontavamo del crescente interesse della Grande Distribuzione per il bio, che ormai da più anni sta trainando le vendite del comparto, mettendo in difficoltà i negozi specializzati, tra i protagonisti importanti dello sviluppo del settore.

Una crescita che, come riferisce Assobio (associazione nazionale delle imprese di trasformazione e distribuzione di prodotti biologici e naturali – che rappresenta molte delle realtà che forniscono la GDO), continua con un tasso del 10,5% rispetto al solo 2,8% dell’alimentare nella sua totalità, evidenziando che le vendite di prodotti biologici nei supermercati sono a + 15,8% e quelle degli ipermercati a +11,7%. Oggi è possibile trovare prodotti biologici anche nei discount (ad es. ALDI, il gruppo tedesco operante nel settore dei discount, offre già un assortimento di 60 prodotti bio a proprio marchio) e secondo i dati Nielsen – Assobio, già da qualche anno è avvenuto il sorpasso storico di vendite bio nei supermercati rispetto agli specializzati.

Una modifica sostanziale nel quadro della distribuzione degli alimenti bio, che presenta una filiera in ritardo nella sua organizzazione rispetto al settore convenzionale. I prodotti biologici in Italia sono ancora veicolati in prevalenza dai cosiddetti distributori, che fungono da intermediari con la produzione e operano prevalentemente con private label. Questi distributori sono cresciuti e si sono affermati alimentando il canale dello specializzato e oggi, attratti dai volumi che la GDO può movimentare, hanno scelto di inserire le proprie referenze in supermercati e ipermercati, favorendo nei fatti la crescita di questo nuovo e potente concorrente. Così hanno fatto Probios, Fior di Loto, Ki e altri ancora. Ecor, invece, uno dei distributori più importanti, che controlla la catena dei punti vendita Naturasì, ha scelto di collaborare con Amazon.

Un ruolo, quello dei distributori, che nel settore convenzionale è già stato superato da anni dal rapporto diretto della GDO con i produttori e che nel comparto bio subirà modificazioni importanti nel prossimo futuro, man mano che crescono le vendite, visto che molte catene di distribuzione moderna hanno già predisposto una importante offerta di prodotti con marchio proprio. Ma non ci sono solo le vendite nei supermercati e nei discount, visto che tra le vendite offline, la grande distribuzione, e le vendite online, soprattutto Amazon, è iniziata una gara impegnativa, con invasioni di campo reciproche. Una situazione in piena evoluzione, visto le scelte che i vari competitori stanno operando e lo scontro, neanche a dirlo, sarà globale.

Carrefour, il retailer francese massicciamente presente in Italia sta lavorando da qualche anno per sviluppare la sua rete di negozi tutti dedicati ai prodotti bio: Carrefour Bio, che conta già 20 punti vendita in Francia. Si tratta di un nuovo format di negozio con superfici fino a 200 mq, posizionati nei centri cittadini. I clienti possono scegliere di fare i loro acquisti tra un’offerta che comprende prodotti freschi e prodotti trasformati, per un totale di oltre 2.000 articoli, “tutti a prezzi bassi”, assicura la catena francese. Il negozio ha anche un orario di apertura lungo, che copre full time la fascia oraria 08:00 – 21:00, e non chiude nemmeno la domenica mattina, in modo da adattarsi meglio agli stili di vita dei propri clienti.

Lo scorso 18 luglio, il colosso francese ha reso noto di avere rilevato So.bio, insegna di supermercati specializzati che possiede otto indirizzi nel sud-ovest della Francia. L’intenzione dell’acquirente è di aprire, a breve, altri due punti vendita, per poi espandere il marchio su scala nazionale, mantenendone intatto il brand e la relativa offerta. Carrefour si avvarrà della nuova società controllata per potenziare la propria offerta bio lungo tutta la catena di distribuzione, con lo sviluppo di corner So.bio all’interno della propria rete, e, online, tramite Greenweez.com, uno dei più importanti siti specializzati con un assortimento di 20 mila referenze, 800mila clienti, 100 mila fan Facebook e più di 2 milioni di ordini, di cui 400 mila consegnati nel 2017.

Dall’altra parte Amazon, tra le prime grandi imprese a vendere merci su internet, che l’anno scorso è entrata nel business della distribuzione bio e ha acquistato per 13,7 miliardi di dollari la catena americana Whole Foods, una catena con 460 negozi bio, che offre 30 mila prodotti organici certificati e 13.500 prodotti certificati non Ogm, temi non proprio allineati con il nuovo corso dell’amministrazione Trump. Un acquisto da 13,7 miliardi di dollari: si tratta della più grande acquisizione mai fatta dal gigante dell’e-commerce nonché del più alto prezzo mai pagato nella storia per una catena di supermercati, pari a quasi il doppio dell’offerta recentemente avanzata dai cinesi di Yda Investment, e respinta dalla famiglia Caprotti, per comprare Esselunga.

Vendite online e offline si confronteranno e ciascun operatore punterà a valorizzare i suoi punti di forza per trasformare il cibo bio da segmento riservato a pochi a business di massa, utilizzando le tante innovazioni utili a migliorare i servizi connessi alla vendita: consegnando la spesa a domicilio con prezzi da abbonamento e semplificando le operazioni di acquisto a un target che ha poco tempo a disposizione, ma vuole selezionare con attenzione la propria spesa, senza file alle casse e con ordinazioni e pagamenti online.

In mezzo, però, ci stanno anche i negozi specializzati, che oggi stanno soffrendo la concorrenza della grande distribuzione e delle vendite online. Una realtà destinata a scomparire? Non proprio, a condizione che gli operatori sappiano cogliere la necessità di operare un profondo cambiamento. Quale? Legandosi maggiormente alla produzione locale, sviluppando maggiori servizi e un nuovo rapporto con i clienti, una diversa e più avanzata collaborazione con la produzione agricola. E anche, finalmente, sviluppando la capacità di consorziarsi.

Italiabio sta sviluppando un progetto dedicato ai negozi specializzati, che si sta organizzando a partire dall’area torinese e piemontese.
Se siete interessati potete scrivere a: ciao@italiabio.net

Ignazio Garau


Nato a Torino nel 1954, ha lavorato per la Lega Regionale delle Cooperative, operando prima nell’Associazione Regionale Cooperative Agricole e, poi, nell’Associazione Regionale Cooperative di Servizi. Successivamente è stato nominato Consigliere Delegato della Coop CAMST (ristorazione) per la Divisione Piemonte e, quindi, ha collaborato con Coop Piemonte, assumendo la Direzione di importanti Centri Commerciali nel torinese. Ha iniziato ad occuparsi di agricoltura biologica nel 1993, assistendo alcune cooperative agricole e loro consorzi. Nel 2001 ha partecipato alla costituzione dell’AIAB Piemonte diventandone Presidente. Nel marzo 2002 è stato eletto nell’esecutivo di AIAB Federale. Nel novembre del 2003 ha partecipato alla costituzione dell’Associazione delle Città del Bio, della quale è stato direttore sino all’ottobre del 2015. Dal 2010 è Presidente dell’Associazione ITALIABIO

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