Anime dannate.. Cronaca di un delitto di quattro secoli fa

Redazione OK!Mugello

Anime dannate.. Cronaca di un delitto di quattro secoli fa

Anime dannate.. Cronaca di un delitto di quattro secoli fa
31/07/2019

E’ quello descritto dallo scomparso Luciano Ridolfi in una delle sue ricerche. Un contributo raccolto per la redazione dal palazzuolese Gianfranco Poli (Gipo):

Non tutti nella capitale
nascono i fiori del male.
Qualche delitto senza pretese
lo abbiamo anche noi qui in paese….

E’ il pomeriggio del 24 gennaio 1614, davanti ai Calamelli tre garzoni stanno riposandosi insieme ad un loro bracco. Improvvisamente sbuca una lepre che fiutata l’aria scappa velocissima verso il Castellaccio. I tre, con il cane, si buttano all’inseguimento e giunti ai ruderi del vecchio castello si mettono a frugare fra le rovine alla ricerca dell’animale.

Improvvisamente uno dei tre, nella cisterna del cortile, vide affiorare un braccio e, attaccato a quello, un cadavere. Era il corpo di una donna e i tre corsero spaventati in paese. Un certo Simone si recò sul luogo del ritrovamento e prelevò il corpo trasportandolo nella Cappella della Compagnia e avvertì le autorità che procedettero al sopralluogo. Simone di Giulio Mechini di Terra del Sole riscontrò che il cranio della morta era stato percosso violentemente fino a sfondarlo e che la poveretta, malvestita e con segni di sofferenza precedenti la morte aveva in tasca un crocifisso, un rosario, due piccoli pezzi di formaggio e un tocco di pane. Furono individuate alcune persone che avrebbero potuto riconoscerla, non era certamente di Palazzuolo, e furono condotte a Terra del Sole dove, dopo aver subito laboriose torture, essenzialmente quella della corda, cominciarono a raccontare quello che sapevano. La donna non era poi sconosciuta del tutto come si pensava.

Si chiamava zia Fiore, veniva da Tossignano, era stata vista a Quadalto poco prima del Natale dell’anno precedente e diceva di essere filatrice di professione. Aveva un’età di circa 50 anni ed era ospitata per amor di Dio da un contadino. Con lei c’era anche una ragazza di circa 25 anni, la figlia Giacoma che alcuni dissero bellissima, altri invece molto brutta, e si pensava che fosse una meretrice.

Al momento la ragazza non si trova e c’è chi afferma che si sia allontanata da Palazzuolo insieme ad un presunto parente di circa trent’anni. Chi aveva proceduto alla ricognizione sul corpo della donna ritrovata organizza un sopraluogo al Castellaccio alla ricerca di tracce utili alle indagini. Con orrore,gli uomini che si erano calati dall’alto all’interno della torre trovano anche il corpo della seconda donna. Anche questa viene portata nella Chiesa della Compagnia e si riscontrano sul suo corpo quattro ferite alla testa provocate con un’accetta. Indossa un camiciotto nero, una gonna gialla, un grembiule turchino e calze di panno bianco. Ha in tasca pochi centesimi e nient’altro.

Tutti quelli che le hanno viste da vive concordano sul fatto che erano poverissime, che non si sapeva come si procurassero il cibo e che per riscaldarsi si riparavano da qualche contadino di buon cuore. Ma visto che ormai si era cominciato a far uso della corda per gli interrogatori, si prende una donna del paese per interrogarla e dopo un’ora di tortura questa dichiara di sapere soltanto che provenivano da Borgo Tossignano da dove erano dovute fuggire dopo aver portato un bimbo morto all’ospedale. Pensa che siano andate via dal paese con un loro nipote perchè non le vede da diverso tempo. Sempre ricorrendo alla tortura usata senza risparmio viene fuori che a Palazzuolo sono state accompagnate da Giacomo Tedeschi che al momento si trova in Maremma

Ormai sembra che tutto si stia risolvendo ma la situazione è molto complessa. Emerge che il bambino della giovane fosse figlio di un prete e che alle donne, prima di essere portate alla Rocca era stato dato un brodo avvelenato che però non aveva fatto effetto. E quindi è sicuro che si tratta di un duplice omicidio premeditato.

Poi le voci smettono di circolare, scatta una specie di omertà e l’estensore del verbale processuale dopo aver affermato che: ”La Rocca di Palazzuolo è luogo scosceso, solitario, precipitoso, atto a furti e ad ogni sorta di assassinamenti per la poca pratica che di esso si fà” sostiene che la gente a Palazzuolo non parli più “per tenere occulti i misfatti che capitano nel loro paese, per aver commodo di fare et commettere malefici che sieno occulti.”.
A questo punto si fa intervenire anche il Cancelliere di Marradi Curzio Consolini, oltre quello di Terra del Sole, e il caporale del Bargello di Campagna Bernardo di Mariotto.

Il duplice omicidio del Castellaccio del 1614 è così definito nelle linee generali. Parte tutto dalla morte di un bambino di cui parlano i testimoni ed è questa la causa prima della morte delle due donne. Il piccolo era stato strangolato da un prete, don Marcantonio Sandretti di Borgo Tossignano, che essendone il padre temeva di perdere i suoi benefici ecclesiastici se la notizia fosse trapelata…

Questi fece condurre le due donne da Giacomo Tedeschi, suo amico, a Cortecchia in un suo podere. Poi da qui furono portate a Montebevara in una casa dei Borghigiani che le nascosero per un po’, ma poi presi dalla paura che qualcosa di quel losco traffico trapelasse, decisero di ammazzarle. Ci provarono con il veleno che il prete stesso giunto a Palazzuolo la sera del delitto aveva fatto preparare da una serva dei Borghigiani aggiungendo dell’assenzio, che si usava contro i topi, a una minestra normale. L’intruglio fece star male le donne ma niente di più e le insospettì ma non tanto da rifiutare poi la proposta che fu loro fatta, visto fallire il primo tentativo, lo stesso giorno, di incamminarsi verso Borgo Tossignano, essendo giunta voce, si disse artatamente, che fosse stata accordata la grazia.

Così, sia pure esitando, si incamminarono: il prete e la giovane a cavallo, la madre, il servo del prete, Bartolo Borghigiani, Giacomo Tedeschi e il quindicenne Benedetto Borghigiani a piedi. Salirono da Campolucco verso i Calamelli e qui lasciarono i cavalli a Benedetto e gli altri si incamminarono nel buio verso la Rocca. Quando tornarono indietro dopo un’ora circa le due donne non c’erano più.

Tutto questo fu confessato da Benedetto che era stato sottoposto a indicibili torture dopo essere stato rinchiuso nelle segrete di Terra del Sole. Visto che con la corda somministrata a Benedetto si erano ottenuti dei risultati si decise di continuare a torturare il ragazzo il quale da diverse versioni di quel tragico fatto che in estrema sintesi, tralasciando tutti i dettagli, si possono sintetizzare così: aveva visto tutto fin dall’inizio perchè avendo udito un grido di donna aveva legato i cavalli che doveva custodire a un albero ed era andato nella radura del castello per vedere cosa stesse succedendo. Nascosto in una buca, dichiara di aver visto il garzone del prete e Giacomo Tedeschi che trascinavano la giovane già morta verso il nascondiglio. Di aver anche visto il prete che con la sua mazza ferrata percuoteva violentemente la vecchia sulla testa urlandole che ora non avrebbe più potuto mangiargli i poderi come aveva intenzione di fare ricattandolo e minacciando di denunciarlo alla Curia di Tossignano, e poi aveva anche sentito lo stesso prete e Bartolo decidere che per sicurezza era necessario colpire ancora la ragazza anche se sembrava morta.

A questo punto tirarono, con delle cinghie, la ragazza sulla torre e la fecero precipitare nell’interno mentre la vecchia fu buttata nella cisterna. Scoperto, lui era stato minacciato ed era tornato a casa con gli altri e dovette lavare il mannarino che era servito per l’omicidio della giovane e i cavalli che erano insanguinati. Torturato ancora, ammette infine di aver saputo tutto fin dall’inizio e di aver partecipato attivamente all’omicidio, dalla preparazione del brodetto all’esito finale.

Adesso si conosce lo svolgimento dei fatti, si conoscono i nomi dei colpevoli, non resta che arrestarli ma avendo avuto sentore di come si stavano mettendo le cose chi ancora non era finito in carcere si era rifugiato nella chiesa di Fantino, luogo sacro, con diritto di asilo e sotto la giurisdizione di un’altra diocesi, quella di Firenze. Per poter procedere fu quindi necessario chiedere l’autorizzazione da Terra del Sole al Governatore di Borgo Tossignano, (i due paesi erano in due stati diversi) e agli Otto di Balìa a Firenze. Finalmente l’Arcivescovo di Firenze in base a una bolla di Gregorio XIV autorizza l’arresto e l’affidamento al braccio secolare, secondo le procedure del tempo, dei colpevoli.

A questo punto, visto che il boia era comunque in servizio, per mettere a punto gli ultimi dettagli e acquisire eventuali ulteriori elementi si decise di interrogare gli abitanti di Campolucco mettendoli alla corda, così come si era già fatto con quelli di Montebevara all’inizio della storia e fu introdotta qualche variazione. Alcuni furono staffilati, ai più vecchi fu invece applicata la “stanghetta” che era un attrezzo di legno che stringeva i piedi fino a stritolarli.

Le donne incinte se la cavarono con minacce terrificanti alle quali però non seguirono fatti.
Non emerse niente di nuovo, comunque risultava chiaro che:
a _ il bimbo appena nato viene ucciso e deposto su una finestra dell’ospedale di Borgo Tossignano
b – la madre Giacoma e zia Fiore Marani sono prostitute
c – gli sbirri della Curia Vescovile che le stavano inseguendo per infanticidio non le trovarono
d – il bimbo era figlio di don Marcantonio Sandretti
e – il bimbo era stato ucciso dal padre
f _ Don Sandretti aveva fatto accompagnare le due donne a Palazzuolo da un suo servitore e da un
loro nipote: Domenico Marani

Per questi motivi i Tribunali di Tossignano e Terra del Sole incriminano congiuntamente.
1 Don Marcantonio Sandretti
2 Alessandro Sandretti suo padre
3 Vincenzo Losa (aveva portato le donne a Palazzuolo)
4 Domenico Marani
5 Benedetto Serantoni (non ho capito perchè)
Questi erano tutti di Borgo Tossignano.

I Palazzuolesi incriminati furono:
Vincenzo Borghigiani
Bartolo e Obizzo Borghigiani (suoi figli)
Ludovica di Bartolo loro serva (aveva preparato il brodetto)
Benedetto Borghigiani
Giacomo Tedeschi

Allora ci sono due donne uccise, un movente, dei presunti colpevoli, dei testimoni. Si può procedere con il processo.
In attesa del processo si comincia ad organizzarsi da parte delle autorità. La carcerazione preventiva era a quei tempi prassi abituale e quindi Vincenzo Borghigiani, il grande vecchio di questa storia, è il primo ad essere arrestato e portato a Terra del Sole. Ha superato i 60 anni e vive a Palazzuolo in una casa di 20 stanze con annessa una grande stalla-quasi certamente è l’attuale casa Giannone. E’ una specie di Don Rodrigo della zona. Vive di rendita, duemila scudi provenienti da grano e marroni, ed ha otto figli, quattro maschi nessuno dei quali sposato e quattro femmine due delle quali stanno ancora in casa. Il figlio maggiore don Bernardo è rettore della chiesa di Fantino, dove si erano rifugiati per sfuggire all’arresto i colpevoli del misfatto.

Bartolo e Obizzo sono soldati di professione e Giovanni ha studiato a Firenze e da otto giorni, quando arrestano il padre, è notaio. Il vecchio viene messo a confronto con Benedetto, il primo che ha parlato, ma è tale la paura che incute che il ragazzo nega tutto. Così deve farsi un altro giro di corda ma siccome le torture precedenti gli hanno provocato un’ernia viene disposta per lui la tortura della stanghetta. Sempre per paura di Vincenzo nonostante i fortissimi dolori ai piedi continua a negare.

Si mette quindi alla tortura Vincenzo pensando che per l’età avanzata possa cedere abbastanza in fretta e confessare, ma il vecchio resiste per più di un’ora recitando il Miserere. Due giorni dopo la situazione si ripete senza risultati e allora il boia pensando che Vincenzo si avvalga di qualche incantesimo lo fa salire sulla “capra” e gli applica ai piedi dei pesi superiori alle trenta libbre. Stavolta cede ma ammette solo di essere stato informato dell’assassinio, di non avervi preso parte e di non aver preso denaro dal prete per commetterlo.

Tre giorni dopo quando deve confermare le dichiarazioni al giudice, nega tutto e viene rimesso sulla “capra”. Questa volta confessa di essere stato complice, di aver partecipato alla premeditazione dell’omicidio e di aver ricevuto 50 piastroni d’argento dal prete. Sembra fatta ma la sera nega di nuovo tutto e resiste a nuove torture continuando a recitare il Miserere. Si capisce perchè a Palazzuolo lo temevano tutti. Viene processato dal Commissario di Romagna, difeso da Pier Maria Ubaldini che dichiara false tutte le accuse e scagionato da notabili e autorità palazzuolesi. Viene comunque mandato in carcere a Firenze in attesa della sentenza e sottoposto a nuove torture senza risultato.
Tosto davvero!

Giacomo Tedeschi che aveva ospitato le donne a Cortecchia viene arrestato nell’osteria a Terra del Sole. Fra Terra del Sole e Firenze si fa quattro mesi di carcere e viene incluso nel processo ma presenta una quantità incredibile di documenti che attestano i suoi spostamenti e riesce a far credere che fra matrimoni, acquisti in Ponte Vecchio a Firenze, visite ad amici residenti a Siena, servizi prestati per breve tempo al Balì di Siena di essere estraneo. Il giorno del delitto poi risulta essere a pranzo a Firenze dagli Adimari. Non ci crede nessuno, anche perchè Benedetto sotto tortura aveva detto di averlo visto al Castellaccio, ma viene prosciolto. D’ altra parte è ricco, ha quattro poderi, possiede molto bestiame e non ha certo bisogno del denaro di Don Sandretti. Conosce tutti a Palazzuolo e a Tossignano e anche con Borgo, da dove provengono molte prove a suo favore ha contatti frequenti perchè attraverso Quadalto ci sono scambi frequenti di limoni, lino, gesso, ecc- . Bell’elemento anche questo

Il 17 agosto 1614 il Tribunale dei Magnifici Otto di Guardia e di Balia di Firenze emette la sentenza. Dopo aver esposto tutti i fatti dichiarando che: “avendo il tutto fatto, commesso e perpretato premeditatamente come huomini et usurpatori, diabolici e perversi, come assassini, sicari, traditori e usurpatori della roba d’altri e come quelli che non temono la severa giustizia di Dio…” condanna Vincenzo Borghigiani presso la cui casa fu preparato il brodetto a cinque anni di reclusione alle Stinche di Firenze (vi morirà), Bartolo e Obizzo di Vittorio Borghigiani, don Marcantonio Sandretti e Vincenzo Iosa alla pena della forca e ad essere squartati nel luogo del delitto, confisca dei beni e premio di far liberare due banditi a chi li consegna vivi e di far liberare un bandito a chi li ammazzerà (erano ancora latitanti), Benedetto Borghigiani ad almeno cinque anni di reclusione alla Stinche, prolungabili se il Granduca lo vorrà, la serva Lodovica viene rimandata a Palazzuolo perchè si apra un nuovo processo nei suoi confronti.

Giacomo Tedeschi viene assolto, viste le numerose prove che ha prodotto e viene pure risarcito per il presunto danno subito! Siccome poi don Sandretti è di un altro stato e di un’altra diocesi viene rinviato al giudizio del suo Ordinario.
A Tossignano si era seguita tutta la vicenda fin dall’inizio ed erano state condotte indagini ma non si era mai riusciti a mettere le mani su Don Sandretti. In casa Sandretti furono trovate solo le donne.

Ottavia e Giovanna rispettivamente nonna e madre del prete negano di sapere qualcosa, lo stesso dichiara Vincenza, zia del sacerdote come pure Vincenzo di Matteo Iosa il servo che sappiamo essere stato presente al Castellaccio. A Terra del Sole tutti sanno che i Sandretti sono ormai latitanti e la voce pubblica li accusa di aver fatto fuggire, o portato, le donne a Palazzuolo. Ma la latitanza continua e siccome l’unica autorità che poteva continuare il processo era il Foro Ecclesiastico di Imola, la Cancelleria Criminale di Tossignano chiude il procedimento di sua competenza esponendo di nuovo i fatti, esecrando l’orrendo comportamento del prete e dei complici, lamentando che proprio lui, prete, avesse ucciso una creatura innocente senza neanche battezzarlo prima, come in genere facevano le altre “povere et spurie” creature che abbandonavano i figli.

L’amaro sfogo dell’impotenza di chi affida alla carta il tentativo di assicurare un minimo di giustizia alle vittime!
Non si sa che decisione abbia preso il Tribunale Vescovile di Imola, ma dubito che i potenti Sandretti non siano riusciti a insabbiare tutto ( per questo avevo scritto che sarebbe necessario fare una ricerca negli archivi della Curia Imolese).

Del resto l’anno dopo, il 7 aprile del 1615, il nuovo Governatore Flavio di Elisco di Cosenza notoriamente corrotto e corruttibile assolve Alessandro Sandretti e Matteo Sandretti, il primo padre di don Marcoantonio, il secondo, fratello dell’omicida che si era assunta la responsabilità della gravidanza al posto del fratello prete. Assolve anche Vincenzo Iosa che aveva condotto le due donne in Toscana. Il tutto perchè, sostiene il Governatore, le accuse non sono provate.
Non è da oggi che si può parlare di mala giustizia!

Le due donne furono presto dimenticate, i Borghigiani continuarono con le loro prepotenze a Palazzuolo e il Castellaccio acquisì una fama sinistra che per diverso tempo contribuì a farne un luogo abbandonato ancor più di quello che già fosse.

I Palazzuolesi sempre in quell’anno trovarono altri argomenti di discussione, compreso il Regolamento Statutario del Comune che prorogava a due anni la durata del Consiglio, essendosi dimostrato anche in questa triste vicenda che la durata fino ad allora prevista non era sufficiente per garantire un minimo di efficienza all’operato dell’Istituzione.

Un ringraziamento, consentitemi, a tutti coloro che nel corso degli anni mi hanno parlato, incuriosendomi, di questa vicenda che fu già pubblicata nell’Eco del Senio moltissimi anni fa, non ricordo quando, dal Maestro Campomori al quale Giovanni Vignoli aveva portato il verbale del processo trovato in un archivio. Ricordo anche che con Gipo in occasione di un Natale Palazzuolese, in sant’Antonio, organizzammo, con qualche successo, una lettura pubblica di una sintesi degli atti sostenuta da musiche dell’epoca. Credo che ne resti addirittura testimonianza da qualche parte.

Redazione OK!Mugello


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