Un mugellano in Messico. Jacopo Gheser racconta la sua esperienza

Redazione OK!Mugello

Un mugellano in Messico. Jacopo Gheser racconta la sua esperienza

Un mugellano in Messico. Jacopo Gheser racconta la sua esperienza
21/06/2019

7 sono le ore di differenza che il fuso orario impone fra il piccolo paese di Bivigliano, mio luogo di residenza, e la città di Toluca de Lerdo, a pochi chilometri dalla sconfinata Città del Messico (ahinoi, la Terra è davvero tonda!).

Quando mi sveglio per andare a lavoro, alle 5.30 di mattina, in Italia i fornelli sono già accesi per la preparazione del pranzo.

Mi trovo in Messico a lavorare come insegnante di Inglese presso il Centro Universitario Siglo 21, una delle numerose istituzioni scolastiche private del Paese.

L’istruzione, così come la sanità, sono beni non facilmente accessibili in questa vasta Nazione del Centro America. Dato il numero chiuso di tutti i dipartimenti universitari, per cui solo un certo numero di studenti possono accedere alle varie facoltà, coloro che rimangono esclusi dalle ottime università pubbliche sono costretti, nel caso in cui possano permetterselo, a ricorrere ad istituti privati.

Io lavoro in uno di questi centri, per un progetto che terminerà a Natale circa.

Consideriamo, però, che in Messico ci sono quasi 50 milioni di poveri, su una popolazione di 122 milioni di abitanti; esiste qui un esercito di diseredati, molti dei quali vivono con stipendi da 100 euro al mese, che rimane escluso dai livelli educativi superiori.

E’ facile per questo comprendere quanto il nostro, seppur inefficiente, sistema di istruzione italiano sia una benedizione di cui poco ci accorgiamo.

Una opportunità straordinaria sotto molti punti di vista, questa avventura. Il primo, senz’altro, quello della esperienza umana: viaggiare, esplorare nuovi anfratti di Mondo, annusare nuovi profumi, assaporare nuove pietanze, parlare con persone che ancora si portano nel sangue e nella mente la cultura precolombiana è meraviglioso.

In tanti qui si chiedono: cosa saremmo oggi senza l’invasione operata dagli Europei? Cosa saremmo potuti diventare con le nostre scoperte scientifiche, la nostra religione? Cosa gli Stati Uniti del Messico, senza lo sfruttamento della manodopera che meticolosamente operano le grandi imprese estere?

Non lo sapremo mai, ma percepire l’orgoglio per le proprie radici e per un futuro che non seguirà mai certe strade, fa pensare e riflettere.

C’è poi l’insegnamento: una delle porte che apre ancora tutti i confini. La cultura e la conoscenza come strumenti impareggiabili di incontro e confronto.

Dopo molti anni seduto sui banchi, trovarsi dall’altra parte della cattedra è un privilegio che conduce a numerose considerazioni diverse. La responsabilità del ruolo, l’attitudine. Comportamenti che spero di aver appreso dai molti maestri e professori che hanno saputo arricchire la mia vita e quella dei miei molti compagni.

Un ruolo centrale, quello del Maestro, che merita tutto il rispetto che siamo in grado di donare a questa professione. E che qui, in una nazione nella quale l’istruzione è un bene di lusso, pone interrogativi forti su come poter essere guida verso un futuro differente, forse migliore.

Continuerò, nelle prossime settimane, a raccontare quello che succede, quali sono le peculiarità di un Paese molto presente sulla scena internazionale, ma che poco dice a coloro che vedono il Messico sulle cartine geografiche.

Mucha suerte.
Jacopo Gheser

Redazione OK!Mugello


Redazione OK!Mugello

Un commento

  1. Licia Porro ha detto:

    Bravo Jacopo! Un articolo denso di considerazioni e spunti di riflessione.
    Licia

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.

Commenta

ARTICOLI DELLA STESSA CATEGORIA