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Fornello, la stazione abbandonata del cuore che non può morire

Un video reportage con la testimonianza di Marcello, il bambino di Fornello

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Il bambino del treno Il bambino del treno © TT
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Dei binari ed una stazione. Solitamente sono luoghi di passaggio e di transiti fugaci, addirittura non luoghi; ma in questa storia assumono dei connotati diversi: sono casa. E sono stati la dimora del piccolo Marcello, che adesso è un uomo che custodisce orgogliosamente il suo singolare vissuto e che ha in qualche modo riscoperto la sua fanciullezza nel recente romanzo “Il bambino del treno”. Fornello è una piccola stazione abbandonata e isolatissima, uno schizzo che macchia il rigoglioso verde dell’appennino tosco-romagnolo, sulla vecchia linea Faentina. Geograficamente Toscana, ma in odor di Romagna.

Qui è ambientata la favola di Marcello, classe 1949. I suoi primi otto anni di vita trascorrono attorno a una casa delle ferrovie, assegnata al padre nel dopoguerra per presidiare i lavori di ricostruzione di una linea devastata dai tedeschi in ritirata nella fase finale del conflitto. Un’infanzia assolutamente insolita e ben distante dal resto di un mondo che, all’epoca, iniziava a muoversi su binari decisamente più frenetici di quelli che scandivano il ritmo di questa minuscola stazione. Fanciullezza della quale il nostro intervistato ricorda tanti, sentiti particolari “I nostri divertimenti erano passeggiate lungo il bosco e giochi con pezzetti di legno”- racconta Marcello di sé e di sua sorella - “qui non c’era niente”. Un niente pregno di meraviglia e un periodo che, si capisce chiaramente, rivivrebbe esattamente com’è stato.

Una valle, quella del Muccione, talmente isolata che si pensò di creare, in uno dei due edifici del complesso, la classe dove venivano istruiti i quattro bambini della vallata. I ricordi della “maestrina” sono ancora vividi e gli occhi di Marcello si illuminano al riflesso della memoria, mentre ci mostra le vecchie foto custodite con cura in appositi album “Lei non poteva venire quotidianamente quassù e quindi stava ospite da noi tutta la settimana”.
L’escursione regina per il piccolo Marcello consisteva nel salire sul carrellino a pedali dei genitori il quale, lanciato come un piccolo treno merci lungo le rotaie in disuso, permetteva di scendere a fare la spesa al paese più vicino. Con l’adrenalina sempre a fior di pelle e dei freni come rassicuranti alleati per la discesa “...ma quanta fatica facevano i miei genitori nel risalire!

Abbandonati sono anche i resti della stazione Decauville a monte delle rotaie: un sorprendente e dimenticato sistema di trasporto con piccoli vagoni a tramoggia per favorire la ricostruzione della linea ferroviaria e inserito nel più vasto complesso della cava, dalla quale si estraeva il pietrisco necessario. Un luogo fortemente simbolico per l’infanzia del bambino del treno.
Ma anche le storie dai contorni da favola sfumano verso un finale; e allora una volta ultimata la ricostruzione “nel 1957 a mio padre fu assegnata una casa cantoniera a Borgo San Lorenzo e ci trasferimmo lì, con un trasloco fatto su una macchina a vapore” ricorda tra l’orgoglioso ed il divertito. Il treno sempre, come minimo comune denominatore.

Una storia, quella di Marcello, che ha inconsapevolmente ispirato un recente romanzo: Paolo Casadio, scrittore romagnolo appassionato di queste zone, ha ambientato il suo libro proprio in questa vallata, calandoci ai tempi della seconda guerra mondiale “Nel mio racconto qui si ferma un treno molto particolare; un treno che porta deportati ebrei” racconta Paolo, che conosce bene i piccoli gioielli che custodisce questa vallata. ”Ma quando ho scritto il bambino del treno non conoscevo Marcello, l’ho conosciuto alla presentazione a Vicchio: gli ho dato subito una copia; mi interessava capire se avevo saputo ricreare l’atmosfera di questi luoghi”. Marcello nel video scioglie il dubbio.

Ma i bambini corrono veloci su binari che, inevitabilmente, li portano a diventare adulti “che emozione e quanti ricordi nel ripassare anni dopo su quelle rotaie!” Indovinate cosa è diventato Marcello da grande? Un macchinista ferroviere.

 

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Commenti 1
  • Stefano Baroncini

    Il 22 giugno presso il circolo arci di Caldine si terrà un convegno sulla faentina promosso da Fiesole Democratica. Il 23 escursione presso la stazione di Fornello con pranzo a Gattaia.

    rispondi a Stefano Baroncini
    lun 17 giugno 10:39