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Cannabis e prestazioni sportive: cosa dice la normativa?

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Cannabis. Cannabis. © nc
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Per moltissimi anni il tema del doping ha interessato – dandone scandalo – il mondo dello sport. Le sostanze dopanti venivano assunte dagli sportivi per migliorare le loro prestazioni fisiche, ma i danni a livello fisico e cerebrale hanno richiesto un immediato provvedimento che ponesse uno stop a questa pratica.

Legge antidoping
Ci ha pensato la legge n. 376/2000 in materia di antidoping, dal titolo “Disciplina della tutela sanitaria delle attività sportive e della lotta contro il doping”, grazie alla quale in Italia è stato introdotto il divieto di assumere farmaci se non per cure mediche di patologie certificate dal medico, con modalità e dosaggi riconosciuti a livello internazionale e previsti dalle specifiche esigenze terapeutiche.

Inoltre, la legge ha incrementato i controlli antidoping e introdotto la responsabilità penale – oltre che sportiva – per i casi di doping a tutte le parti coinvolte nelle fasi di prescrizione, vendita, somministrazione e assunzione dei farmaci dopanti.

È chiaro che lo scopo di questo provvedimento è tutelare la salute degli atleti nelle attività sportive, ricorrendo a controlli antidoping (spesso a sorpresa), predisponendo programmi di ricerca su farmaci, sostanze e metodi utilizzabili per il doping e promuovendo campagne di informazione e prevenzione sul doping per gli sportivi.

Inoltre, i farmacisti e le case farmaceutiche hanno l’obbligo di riportare la dicitura “farmaco doping” sulla confezione dei farmaci che contengono sostanze dopanti e indicare le quantità di principi attivi vietati per doping.

Un piccolo spoiler per chi si stesse ponendo questa domanda: no, il cannabidiolo non è più considerato sostanza dopante dal 1° gennaio 2018.

CBD e sport: il cannabidiolo non è doping

Sono molti gli studi che si occupano di riconoscere l’importanza del CBD nel mondo dello sport. In particolar modo dal 2018, anno in cui il cannabidiolo è stato escluso dall’Agenzia mondiale antidoping WADA (World Anti-Doping Agency) dall’elenco dalle sostanze dopanti vietate in ambito sportivo.

Di conseguenza, la normativa anti-doping in molti Paesi è stata rivista in favore dell’utilizzo del cannabidiolo ai fini sportivi. In Italia la revisione è arrivata l’anno dopo, con il decreto n. 221 dell’11 giugno 2019.

I cannabinoidi, sia naturali che sintetici, come quelli contenuti nella cannabis, nell’hashish e nella marijuana, di cui si possono trovare molte più informazioni su questo sito, sono ammessi nello sport, con esplicito riferimento al CBD light.

Il CBD che è possibile assumere anche durante le gare, però, deve essere di altissima qualità, certificato e privo di THC (o comunque con percentuali entro i limiti di legge), tre condizioni che assicurano l’acquisto di CBD legale.

CBD e sport: gli effetti del cannabidiolo per gli sportivi

I benefici del CBD sono ormai ampiamente conosciuti, merito delle numerose ricerche scientifiche che si sono occupate di riabilitare questa sostanza oggi legale in Italia per merito della legge n. 242/2016, che ha legalizzato la coltivazione, la trasformazione e la vendita della cannabis light.

Tra i tanti effetti positivi del CBD e dei prodotti derivati, privi di effetti collaterali e di alterazione delle funzionalità cognitive, se ne evidenziano alcuni correlati al mondo dello sport, ma non solo. Il cannabidiolo, infatti, è un principio attivo efficace per il recupero muscolare in seguito agli sforzi fisici e agli stati infiammatori. Due delle proprietà più note del CBD sono proprio quelle antinfiammatorie e analgesiche.

CBD: tra chimica e medicina

I cannabinoidi che si trovano esclusivamente nelle specie di cannabis, cioè quelli di origine vegetale, vengono classificati come fito-cannabinoidi. Dal punto di vista chimico, i cannabinoidi sono dei terpenofenoli in grado di interagire con i recettori del corpo umano impiegati nell’attenuazione del dolore, dell’infiammazione e della sensibilizzazione al calore. Per questo in Italia è consentita la prescrizione di cannabis ad uso medico nelle terapie del dolore e per gestire meglio gli stati dolorosi associati a varie patologie croniche o in fase acuta, dopo che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito il CBD un principio farmaceutico con proprietà attive su molte patologie.