Sciopero del clima. Studenti in piazza in molte città del mondo, l’appello della piccola Greta

Ignazio Garau

Sciopero del clima. Studenti in piazza in molte città del mondo, l’appello della piccola Greta

13/03/2019

La Terra è malata e venerdì 15 marzo, i ragazzi delle scuole sono in sciopero e si mobilitano per chiedere interventi urgenti per salvare il nostro pianeta. Sosteniamo i giovani nel loro impegno ecologico, con la speranza che la loro voce e il loro entusiasmo aiutino a smuovere tutti coloro che hanno responsabilità di governo nei diversi paesi, perché colgano la drammaticità della situazione e attuino concrete politiche per salvare il nostro pianeta dal surriscaldamento globale e dall’inquinamento, finché siamo ancora in tempo!

Troppe volte accusati d’indifferenza e di scelte consumistiche, i nostri ragazzi, invece, stanno dimostrando sensibilità e preoccupazione per i temi dell’ecologia, con molti giovanissimi che, con determinazione e grinta, hanno evidenziato il disinteresse e i ritardi della classe politica mondiale nell’attuare gli impegni assunti in tanti consessi internazionali. Ricordo a tutti noi la giovane ecologista svedese Greta Thunberg, che ha parlato nel recente incontro mondiale di Cop 24 svoltosi a Katowice, in Polonia, evidenziando come i partecipanti non siano stati in grado di assumere decisioni adeguate alla gravità della situazione. 

Il mio nome è Greta Thunberg, ho quindici anni e vengo dalla Svezia. Molte persone dicono che la Svezia sia solo un piccolo Paese è a loro non importa cosa facciamo. Ma io ho imparato che non sei mai troppo piccolo per fare la differenza” (…) “Voi parlate solo di una crescita senza fine in riferimento alla green economy, perché avete paura di diventare impopolari. Parlate solo di andare avanti, con le stesse idee sbagliate che ci hanno messo in questo casino”. (…) “Ma non mi importa risultare impopolare, mi importa della giustizia climatica e di un pianeta vivibile. La civiltà viene sacrificata per dare la possibilità a una piccola cerchia di persone di continuare a fare profitti. La nostra biosfera viene sacrificata per far sì che le persone ricche in Paesi come il mio possano vivere nel lusso. Molti soffrono per garantire a pochi di vivere nel lusso”. (…) “Nel 2078 festeggerò il mio settantacinquesimo compleanno. Se avrò dei bambini probabilmente un giorno mi faranno domande su di voi. Forse mi chiederanno come mai non avete fatto niente quando era ancora il tempo di agire. Voi dite di amare i vostri figli sopra ogni cosa, ma state rubando loro il futuro davanti agli occhi. Finché non vi fermerete a focalizzare cosa deve essere fatto anziché su cosa sia politicamente meglio fare, non c’è alcuna speranza. Non possiamo risolvere una crisi senza trattarla come tale. Noi dobbiamo lasciare i combustibili fossili sotto terra e dobbiamo focalizzarci sull’uguaglianza e se le soluzioni sono impossibili da trovare in questo sistema significa che dobbiamo cambiarlo. Non siamo venuti qui per pregare i leader a occuparsene. Tanto ci avete ignorato in passato e continuerete a ignorarci. Voi non avete più scuse e noi abbiamo poco tempo. Noi siamo qui per farvi sapere che il cambiamento sta arrivando, che vi piaccia o no. Il vero potere appartiene al popolo. Grazie”.

D’altra parte, le notizie che leggiamo oggi sui giornali non ci permettono di tranquillizzarci e di continuare a rimanere indifferenti. Anche l’ONU lancia l’allarme: nel suo rapporto sullo stato del pianeta, Global Environment Outlook (GEO), ci dice che un quarto delle morti premature e delle malattie nel mondo è collegato all’inquinamento provocato dall’uomo. Le emissioni collegate all’inquinamento atmosferico e ai prodotti chimici che hanno contaminato l’acqua potabile mettono infatti a rischio l’ecosistema che garantisce la sopravvivenza di miliardi di persone. Un problema che ha conseguenze anche sull’economia globale. I ricercatori che hanno redatto il rapporto dell’ONU (250 appartenenti a 70 paesi, che hanno lavorato per 6 anni) evidenziano come l’eccesso di consumi, i prodotti inquinanti e lo spreco al Nord del mondo portano fame, povertà e malattie al Sud. Mentre le emissioni di gas serra aumentano, il cambiamento climatico, con siccità o tempeste, rischia di danneggiare ulteriormente la vita di miliardi di persone.

Nessuno può esimersi dall’impegnarsi nel promuovere il cambiamento per salvare noi stessi e il nostro pianeta. Tutti dobbiamo interrogarci sulle scelte che compiamo tutti i giorni, dal contenere il più possibile l’utilizzo dell’automobile per i nostri spostamenti, alle scelte alimentari di tutti i giorni. Anche la nostra spesa alimentare pesa sul nostro ambiente e incide sulla nostra salute.

Scegliere di mangiare bio diventa sempre di più un gesto di responsabilità verso sé stessi e verso l’ambiente in cui viviamo.

Ignazio Garau


Nato a Torino nel 1954, ha lavorato per la Lega Regionale delle Cooperative, operando prima nell’Associazione Regionale Cooperative Agricole e, poi, nell’Associazione Regionale Cooperative di Servizi. Successivamente è stato nominato Consigliere Delegato della Coop CAMST (ristorazione) per la Divisione Piemonte e, quindi, ha collaborato con Coop Piemonte, assumendo la Direzione di importanti Centri Commerciali nel torinese. Ha iniziato ad occuparsi di agricoltura biologica nel 1993, assistendo alcune cooperative agricole e loro consorzi. Nel 2001 ha partecipato alla costituzione dell’AIAB Piemonte diventandone Presidente. Nel marzo 2002 è stato eletto nell’esecutivo di AIAB Federale. Nel novembre del 2003 ha partecipato alla costituzione dell’Associazione delle Città del Bio, della quale è stato direttore sino all’ottobre del 2015. Dal 2010 è Presidente dell’Associazione ITALIABIO

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2 commenti

  1. Natalino ha detto:

    Che la terra è malata lo sappiamo da tempo, c’è un’apatia sospetta e ben definita.
    Adesso si mobilitano i giovani, giustamente dicono la loro.
    Ma non perdiamo tempo ipocritamente, accusiamo e denunciamo con nomi e cognomi gli inetti e speculatori.
    La volontà di migliorare si sente.
    Che siano sempre i giovani a protestare è inconcepibile e sospetto.
    Natalino

  2. Piero ha detto:

    Evviva, allora dobbiamo dare atto agli studenti del Chino Chini che già 40 anni fa, circa, facevano sciopero perchè le rondini arrivavano in ritardo. Sono stati dei veri e propri precursori, da meritare un Nobel.
    Makkeka220!

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