7 marzo 1909. Ecco come è nata la Fortis Juventus e chi furono i fondatori. Storia e retroscena

Calcio
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di Aldo Giovannini
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Fortis. Foto 1
Fortis. Foto 1 © Aldo Giovannini

Un caro amico sportivo, tifoso dell’A.S. Fortis Juventus 1909 da una vita, dopo aver letto due articoli che ricordavano la morte del dott. Roberto Roselli (per cinque anni presidente) e l’anniversario della morte di Sandro Vignini, allenatore, mi ricordava che domenica scorsa 7 marzo 2021 era l’anniversario della fondazione dell’A. S. Fortis Juventus 1909 di Borgo San Lorenzo.

Nel ringraziare l’amico ecco una breve parentesi storica di quel lontano avvenimento, anche se il tutto è copiosamente pubblicato sul libro “100 anni di storia dell’A. S. Fortis Juventus: 1909/2009”. Dunque, era un tiepido pomeriggio, il 7 marzo del 1909 - cadeva di domenica come in questo 2021 -, un gruppetto di amici borghigiani, tutti di ispirazione liberal-monarchica appartenenti alla buona borghesia paesana decisero di fondare una nuova Associazione Sportiva Ricreativa, in palese contrapposizione ad altre associazioni già in essere da alcuni anni, come la cattolica Unione Sportiva Velox” fondata nel 1904 e il Club Ciclo Appenninico 1907, fondato tre anni dopo, di chiara ispirazione socialista riformista.

Le divisioni politiche e ideologiche purtroppo hanno sempre caratterizzato la vita sociale di un Paese e anche nel settore sportivo-ricreativo ognuno andava per proprio conto. Borgo San Lorenzo non faceva eccezione, anzi, è storicamente accertato che il capoluogo del Mugello nel corso degli ultimi tre secoli è conosciuto per i tanti “doppioni” che sono sorti in tutti i campi e in tutti i settori (di esempi, alcuni davvero eclatanti, ce ne sono tanti). Dunque domenica 7 marzo 1909 otto amici della buona borghesia paesana, dopo aver deciso di fondare questa nuova associazione, si riunirono in un bellissimo salotto del palazzo Dallai ubicato in via San Francesco angolo con piazza Castelvecchio e non nel rione di Santa Lucia (attuale Via Lapi), facendo così cadere la leggenda che la società fosse stata fondata da un gruppetto di umili operai e braccianti, anche se ad onor del vero, la prima sede sociale fu proprio in quel rione storico, in un fondo di proprietà di uno dei soci fondatori.

Dopo una breve riunione dove fu stilato lo Statuto Sociale, questi amici allargarono la loro decisione ad altri compaesani i quali dopo aver formato un buon numero di soci, convocarono un'assemblea generale per eleggere i dirigenti. Il primo Consiglio Direttivo fu composto proprio da questi primi otto ideatori i quali diedero alla nuova società una denominazione, com’era uso all’epoca. Latineggiante: “Fortis-Forza; Juventus-Gioventù” (Associazione Palestra Ginnastica Fortis Juventus di Borgo San Lorenzo). I colori sociali prescelti per la maglia furono il bianco e il verde: il bianco per simboleggiare la purezza e la lealtà e il verde la speranza della vittoria.

Gli otto soci fondatori furono: l’Ing. Enrico Foà (presidente), Maestro Guido Cavini (Voce Presidente), Prof. Luigi Cipriani (Segretario), Maestro Edoardo Storai (cassiere, amministratore), Attilio Calosci (vice cassiere), Cav. Luigi Dallai (consigliere), Cav. Augusto Piattoli (consigliere), Italo Conti (consigliere). Da quel giorno, (a parte le parentesi della prima e della seconda guerra mondiale), la Fortis Juventus 1909, unitamente alla consorella Club Ciclo Appenninico 1907, non ha mai cessato l’attività agonistica. Un anello dietro l’altro per formare una catena lunga 112 anni: 1909-2021. In questo articolo vogliamo rendere onore all’Ing. Enrico Foà, primo presidente dell’A. S. Fortis Juventus 1909, pubblicando l’immagine della sua sepoltura che abbiamo trovato circa dieci anni orsono, davvero abbandonata, nel cimitero delle Porte Sante a San Miniato al Monte di Firenze.

Foto 1: Una delle prime partite nel piazzale del bestiame (attuale piazza Dante) adibito a campo da gioco

Foto 2: L’abbandonata sepoltura dell’Ing. Enrico Foà, primo presidente della Fortis Juventus, nel cimitero della Porte Sante a San Miniato al Monte in Firenze.

Foto e archivio A.Giovannini) 

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