Diario di viaggio. Festeggiare il 25 aprile a Cuba

Redazione OK!Mugello

Diario di viaggio. Festeggiare il 25 aprile a Cuba

Diario di viaggio. Festeggiare il 25 aprile a Cuba
28/06/2010

cuba-genericaFesteggiare il 25 aprile a Cuba? Pubblichiamo una nuova puntata del diario di viaggio di una nostra lettrice, Caterina Suggelli. A Cuba da studentessa…

Da anni ormai sono abituata a festeggiare l’anniversario della Liberazione con il mio gruppone di amici del Sound Park: si tratta semplicemente di passare una bella giornata insieme, mangiando, bevendo, giocando, ma soprattutto ringraziando e ricordando chi, con coraggio, ci ha dato la possibilità di passare piacevoli giornate in libertà come queste…

 

Quest’anno sapevo che sarebbe stato diverso, che non avrei potuto condividere con i miei amici sanpierini la gioia di questa giornata, che solo ci saremmo scambiati qualche messaggio per sentirci più vicini e non dimenticare. Ma non volevo rinunciare a festeggiare.

E, come al solito quando si tratta di festeggiare, Cuba è venuta in mio aiuto, anche se la festa era un’altra chiaramente.

Prima di tutto il 25 aprile era un giorno molto importante anche qui sull’isola, perché era il giorno delle elezioni dei delegati all’Assemblea Nazionale, una delle votazioni più importanti per il loro sistema dirigente, quindi c’era molta frenesia.

In secondo luogo –ma in realtà in primo per me-, il 25 aprile era il compleanno della Cary, la signora della casa dove vivo e “zia adottiva”, la quale mi aveva già avvertito da tempo che avrebbe festeggiato alla grande… E io, claro, non avevo alcun dubbio!

Pensando ai compleanni qui a Cuba, mi torna in mente quello a cui partecipai quando venni nel 2004, insieme a Gianni: eravamo a Santa Clara, ospiti di una giovane coppia con cui avevamo instaurato un bel rapporto. Proprio in quei giorni cadeva il compleanno di lei, Raquel, e ci chiesero di festeggiarlo con loro. Passammo la giornata in un parco di periferia tra chiacchiere e rum, poi, verso sera, tornammo a casa per preparare la cena a cui avrebbero preso parte anche la sorella e il cognato con i figli. Mentre Carlos, il marito, preparava la cena, noi ballavamo al ritmo coinvolgente dei Carabi che veniva dallo stereo, facevamo brindisi alla festeggiata, chiacchere e risate.

Ma nel bel mezzo della festa, brutta sorpresa: l’ apagòn!

Che peccato, pensammo noi occidentali, che un’improvvisa e incomprensibile mancanza di elettricità rovinasse una festa tanto bella e ben vissuta! E ora che si fa?!

Niente paura. Ai cubani non li ferma niente e nessuno. Se festa deve essere, che festa sia!

Così iniziarono a tirare fuori pentole da percuotere, mani da battere, voci da intonare e un invidiabile repertorio di canzoni da cantare, mentre per la cena fu acceso un fuoco perché  potesse continuare a cuocere, e un lume di candela per orientarsi, che fa sempre tanto romantico…

Questa nuova e improvvisata situazione – per noi, si capisce; loro si vedeva benissimo che erano abituati a “rimediare” serate come questa – meritava un ulteriore brindisi di buon proseguimento, come del resto fu, fortunatamente.

Non ci mancò niente, ricordo bene, né la musica, né il rum, né l’allegria, né la voglia di stare insieme e divertirsi. Fu una serata indimenticabile, che mi fa piacere rivivere nel ricordo, con così poco, eppure così pieni e contenti…

Il compleanno della Cary, invece, come in suo stile, è stato molto più “barocco”, ma non meno coinvolgente.

I preparativi sono iniziati svariati giorni prima, visto che gli invitati erano molti e bisognava trovare stuzzichini da mangiare, torte da tagliare, rum e vino con cui brindare la vita che cammina, perché nessuno restasse insoddisfatto. Inoltre, il giorno prima, si doveva anche svuotare la stanza dai mobili portandoli da una vicina, affinché si potesse entrare tutti in casa e ci fosse spazio per ballare.

Ballare, sì, avete capito bene. In quel piccolo salotto pieno di persone, l’importante era ballare. Perché alla Cary piace ballare e un compleanno è l’occasione giusta; perché la Cary è una devota della Virgen de la Caridad del Cobre, Ochùn per la Santerìa, e un compleanno è una buona occasione per festeggiare i santi; perché ballare è il modo migliore per festeggiare, soprattutto qui a Cuba, e ogni occasione è buona.

Così, puntuali, alle una arrivano i musicisti: un tamburo, un violino e una chitarra con una magnifica voce, perché vuoi mettere la musica dal vivo?! Impareggiabili!

Poi, piano piano, il piccolo salotto inizia a riempirsi di invitati, che mi vengono presentati uno per uno, per non rimanere “estranea”. Quando è stato giudicato sufficientemente traboccante di gente, si sono aperte le danze.

La prima canzone è stata in onore della Vergine. Io e Gianni ci siamo guardati e contemporaneamente abbiamo pensato: “E chi l’avrebbe detto di festeggiare il 25 aprile cantando un inno a Maria, invece che Bella Ciao?! Se ci vedesse il Taglia ora…”.

Fortunatamente già la seconda canzone ha preso un’altra piega, visto che era un augurio di lunga vita alla festeggiata.

Dalla terza canzone in poi il ritmo si è fatto sempre più sostenuto, il tamburo incessante e la gente rapita dal ballo, gli uni appiccicati agli altri in un mescolio di corpi, odori e sudori conditi dall’afa di un pomeriggio tropicale con il sole alto. Ma niente sembrava fermarli.

Dopo un’oretta sono iniziati i brindisi a base di vino dolce. !Viva Cary!, !Feliz cumpleaño!, e un’altra canzone, e un altro ballo.

Al terzo brindisi anch’io mi sono fatta coinvolgere dalle danze, senza ritegno, tra i commenti delle vecchine che avevo alle spalle, stupite che una giovane europea sapesse ballare decentemente e soprattutto “alla latina”: “!Pero! Sabe bailar la italiana!”. Beh, in confronto a voi mi vergogno, però ci provo, non so più resistere…

Accanto a me avevo una vecchina che era una meraviglia: nera nera e con i capelli bianchi raccolti, piccola e magra, piena di rughe, ma con occhi vispi e pieni di vita, stava nell’angolo in fondo e non ha mai smesso di ballare dall’inizio alla fine… Uno spettacolo della natura!

Al quinto brindisi anche Gianni si è lasciato andare a un ballo, forse in preda alla disperazione: “Besame, besame mucho, como si fuera esta noche la ultima vez…”, perché in realtà quel che aspettava è che partisse il buffet, aveva una fame da lupi e non ne poteva più di vedere quelle torte immobili e irreali, ricoperte di meringa colorata, celeste, gialla, rosa, come le “Luisone” di Stefano Benni, che dal pomeriggio del giorno precedente aspettavano, senza alcuna protezione, sui diversi ripiani del salotto, che qualcuno si occupasse di loro…

Giunta l’ora di mangiare, mentre la gente continuava a cantare e a ballare, le nuore si sono occupate di riempire un contenitore di carta per ogni invitato, con qualsiasi cosa ci fosse in tavola, che si trattasse di crocchette di carne, salame, torte o crema di cocco poco importava, tutto insieme appassionatamente, una bella mezcla alla cubana… E menomale che in corpo c’è buio. Ma in bocca no, dico io!

La musica intanto continuava, il rum trasudava, la Cary passava a ballare tra le braccia di ogni invitato, per onorarlo e ringraziarlo, ogni soprammobile di cui sono piene le mensole di casa rimaneva magicamente e incredibilmente intatto al suo posto, nonostante la moltitudine di gente in movimento, e la vecchina nera e minuta ancora ballava…

Fino all’imbrunire. Sette ore di festa “matta e disperatissima”!

Io, alla fine, mi sentivo fisicamente davvero stanca, ma leggera e riposata di mente e di spirito. Dev’essere questo il potere curativo del ballo: più stanca il corpo, più libera e depura la mente. Catartico.

Insomma, un 25 aprile certo fuori dagli schemi della nostra cultura, ma ugualmente sentito e vissuto a pieno, non c’è che dire.

E mentre loro cantavano e omaggiavano i loro santi afrocubani, noi con il pensiero cantavamo e omaggiavamo i nostri “santi” liberatori italiani…

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