Le Fornaci Brunori. Una ciminiera poteva restare come archeologia industriale

Aldo Giovannini Altri tempi e altre storie
visibility954 - OkMugello - mercoledì 25 agosto 2021
Inizio ‘900. Panoramica sul davanti della Fornaci
Inizio ‘900. Panoramica sul davanti della Fornaci © Foto Avv. Ungania

Anche in questo caso  almeno due/tre generazioni di borghigiani non hanno mai visto, se non nei libri storici, quelle che erano e sono state le grandi Fornaci Brunori, una delle realtà sociali che hanno caratterizzato con il lavoro  la seconda metà dell’800 ed buona parte del ‘900, fino quando cioè furono abbattute nel 1980.

Non siamo qui a fare la trafila (c’è un bel libro sulle Fornaci Brunori “La fabbrica dei mattoni sodi” edito nel 2011, dove abbiamo ampiamente collaborato), ricordando in modo semplicistico e breve, che la famiglia Brunori noti industriali di laterizi di Bubano (Imola), in occasione della costruzione della linea ferroviaria “Faentina” impiantarono a Borgo San Lorenzo, proprio sopra una copiosissima falda di ottima creta, un piccola fornace che poi nel tempo si doveva ampliare in modo considerevole, dando nel tempo lavoro a centinaia di famiglie di Borgo e del Mugello senza considerare l’indotto, formato da molti barrocciai prima e camionisti poi, che trasportavano il prodotto sia in Toscana che in Italia.

Quante pagine si potrebbero scrivere su questa antica fornace, sempre condotta con serietà ed onestà, anche se nel corso degli anni, fra i moti popolari massimalisti d’inizio ‘900,  il terremoto, il fascismo, la guerra, il dopoguerra ed infine la crisi, che portò alla chiusura di questa azienda che aveva dato lavoro a un paese intero per quasi un secolo.

Come abbiamo scritto e ricordato nelle precedenti puntate, di alcune realtà storiche che nel tempo furono abbattute (vedi l’Oratorio della Madonna delle Cale, - 1964 e le - Logge dei Marroni – 1969), anche in questo caso, quando fu deciso l’abbattimento di tutto il complesso per costruire una parte nuova del paese (costruita male, da far pietà), alcuni concittadini, fra cui l’amico Andrea Banchi, all’epoca dirigente comunale, fecero appello affinché almeno una ciminiera potesse essere salvata e restare a perenne ricordo, che in quel luogo  centinaia di borghigiani portarono a casa un pezzo di pane salato, faticosamente guadagnato. Non ci fu niente da fare. Fu buttato tutto giù. 

Peccato, perché come l’Inghilterra, la Francia e il Belgio, storicamente insegnano, almeno una ciminiera poteva esser salvata, per restare a perenne testimonianza, nel corso degli anni, come “archeologia industriale”. Fortunatamente la famiglia Brunori ha voluto murare una lapide ricordo in bronzo in quella che era la palazzina amministrava che si trova sulla strada Faentina (attualmente sede di Radio Mugello). Se qualcuno, distrattamente, alza gli occhi saprà cosa c’è stato in quel luogo fra ‘800 e ‘900.
Un Borgo, un luogo, svanito nel nulla, dove nella strada principale fra laboratori, officine ed abitazioni le autovetture vengono parcheggiate sui marciapiedi da come è stata mal progettata la strada nella sua larghezza. Ma! In questa recensione storica pubblichiamo tre foto inedite delle fornaci.

 

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