Giovanni Della Casa (1503-1556), uomo pio o libertino?

Un nuovo articolo per la rubrica 'Furono Protagonisti', a cura di Fabrizio Scheggi

Fabrizio Scheggi Furono Protagonisti
visibility318 - OkMugello - sabato 01 maggio 2021
La villa Della Casa a Mucciano - Cartolina d'epoca
La villa Della Casa a Mucciano - Cartolina d'epoca © Libro Furono Protagonisti

Passando da Mucciano e vedendo alcune belle coloniche abbandonate e coperte dai rovi mi sono venuti in mente i tempi in cui ruvidi contadini del posto spronavano l’aratura delle bestie chianine accompagnandola con sonore imprecazioni, o “moccoli” se vi va di chiamarli come si usa in gergo dalle nostre parti.

Ho pensato alla miseria strisciante dell’Ottocento, con bambini scalzi e difficoltà a mettere la pagnotta in tavola, ho pensato alle piaghe della pellagra e dell’analfabetismo. Eppure, proprio qui nel cuore più profondo della valle, popolo di Sant’Agata a Mucciano, nacque nel 1503 un personaggio celebre, ovvero Giovanni Della Casa, futuro monsignore e arcivescovo; un religioso che oggi è rammentato nel mondo per aver scritto in tarda età un trattato sulle buone maniere, il Galateo ovvero de’costumi.

Altro che analfabeti a Mucciano, altro che “moccoli”, lui invece parlava proprio per benino, meglio di tutti quanti, tanto da insegnare agli altri le regole di buon comportamento! Suo padre Pandolfo, ricco mercante appartenente al ramo “da Pulicciano” se la passava benone e pure la madre Lisabetta, cugina del poeta Alamanni. Nel catasto del 1427, dunque settant’anni prima, erano già numerosi in Mugello i poderi, le ville e le coloniche facenti capo alla famiglia e lo stemma dei Della Casa faceva ormai bella mostra di sé per ogni dove.

Battezzato nella chiesa di San Giovanni Maggiore, il rapporto con il Mugello di Giovanni s’interruppe subito, fin da piccolino. Vi ritornò poco più che ventenne per sfuggire al controllo del padre (che non sganciava più il becco di un quattrino a quel giovane scapestrato) insieme all’amico Beccadelli in un lungo soggiorno di studi. Evidentemente, cercava la pace nel silenzio della campagna natia di Mucciano. Poi non successe quasi più niente tra lui e la valle. Però, a me piace rammentarlo oggi in queste righe per una breve analisi tesa a dimostrare se il buon Giovanni, personaggio da sempre controverso, era in realtà un uomo puro e pio o un libertino di primo pelo, perché la cosa non è mai stata chiarita fino in fondo. Analizziamo dunque insieme gli elementi a favore della tesi del pio uomo.

Non deve essere stato facile per Giovanni, con la madre morta quando aveva sette anni e un padre che nutriva fin troppe aspettative nei suoi confronti, superare l’adolescenza. Nonostante ciò, si appassionò agli studi umanistici e classici, prese gli ordini minori e fu nominato Chierico della Camera Apostolica a Roma quando aveva solo 32 anni. Dopo la morte nel 1533 dell’odiato padre, ottenne l’appoggio di Alessandro Farnese, papa Paolo III e grazie a lui svolse compiti di natura fiscale come commissario delle decime in Romagna, quindi fu arcivescovo di Benevento e nunzio apostolico a Venezia.

Dunque, qualcosina di buono in ambito religioso doveva pur averla combinata. E si pentì persino pubblicamente, da buon cristiano, di qualche scritto un po’ impertinente di cui fu autore in gioventù. E poi, per dimostrare quanto fosse rigorosa la sua fede, a Venezia introdusse il tribunale dell'Inquisizione e si occupò di persona dei primi processi contro i riformisti. Quando morì il suo protettore Paolo III e diventò papa il mediceo Giulio III, cadde in disgrazia; tra la famiglia Medici e il casato dei Della Casa, infatti, i rapporti furono sempre pessimi.

Una vendetta politica dunque, ma anche un’avversione verso un pontefice che la storia ha tramandato come personaggio dalle abitudini sessuali controverse che il buon Giovanni da Mucciano non approvava. Nel 1555 gli fu ordinato da Papa Paolo IV di recarsi a Roma come Segretario di Stato vaticano. Giovanni, benché stanco e afflitto da gotta e altre malattie, obbedì e svolse il gravoso compito con impegno fino alla morte avvenuta l’anno dopo. La nomina a cardinale, però, caldeggiata anche dal re di Francia, quella non arrivò mai. Gli scritti: le norme dettate da Giovanni sul Galateo depongono a favore di un uomo dalle rigide regole morali (“Per che innanzi ad ogni altra cosa conviene a chi ama di esser piacevole in conversando con la gente il fuggire i vitii e più i più sozzi” e ancora “Percioché non solamente non sono da fare in presenza degli uomini le cose laide o fetide o schife o stomachevoli, ma il nominarle anco si disdice”). Giovanni Della Casa era dunque un uomo tutto di un pezzo, colto e pio? Si direbbe di sì, ma proviamo invece ad analizzare gli elementi a favore della tesi del “libertino”.

In gioventù fece vita sregolata e da spendaccione, piena di ozi e rime amorose, ad esempio per la bella Camilla Gonzaga, donna in gioventù d’abbagliante bellezza; e questo è un fatto. A Venezia diventò famoso per la vita mondana con il suo palazzo sul Canal Grande diventato alcova di amanti. I maligni dicono che qui ebbe un figlio da un’ignota dama, ma in verità su questo punto nessuno si fece avanti. Ammirò Pietro Bembo, cardinale con un passato sessualmente discutibile, e a Roma si trascinò tra noia e amicizie dissolute che lo condurranno nell'Accademia dei Vignaioli tra i personaggi che il Berni definì i "morti di Roma". Gli scritti: Sui versi a doppio senso erotico che alcuni (ma non tutti) gli attribuiscono, va detto che sembrano un po’ arditi per un religioso. Prendiamo ad esempio il cosiddetto “Capitolo del forno” (“con tutto ch’il mio pan sia pur piccino/ e’l forno delle donne un po’ grandetto/benché chi fa questo mestier divino/sa ben trovar dove l’hanno nascosto/colà dirieto un certo fornellino/ch’è troppo buon da far le cose arrosto…”) oppure l’epigramma “La formica” dove Priapo s’impegna a liberare Venere dal fastidioso insetto penetrato in luoghi scomodi (“Mentre Venere dorme e il suo bel Marte, deposte l'arme, esausti, su di un prato; penetra la formica della Diva nelle riposte vesti, e con il morso duro le molli natiche accarezza…”). Mi fermo subito perché capirete che sono andato già troppo oltre; e, se proprio siete tanto curiosi, dovete cercarvelo da soli il finale di queste “losche” storie!

In conclusione, se volete il mio parere Giovanni Della Casa fu solo un uomo del suo tempo con una vena disimpegnata, amante del dissacrante e burlesco come tanti mugellani veri; uomo, però, dallo scrivere dissoluto più che dal fare, costretto a diventare un religioso suo malgrado, come spesso succedeva nel Cinquecento.

(tratto dal volume “FURONO PROTAGONISTI”- di Fabrizio Scheggi, 2019)

Lascia il tuo commento
commenti