ISMAELLO ISMAELLI il protagonista contadino

​La vita dei contadini a inizio Novecento era davvero durissima, costretti a vivere in casupole senz’acqua, scalzi, in preda alle ricorrenti epidemie.

Fabrizio Scheggi Furono Protagonisti
visibility194 - OkMugello - giovedì 21 maggio 2020
Ismaello Ismaelli
Ismaello Ismaelli © n.c

In compenso, durante il giorno si potevano spaccare la schiena nei campi lavorando senza sosta. Il lavoro nel podere allora era tremendo e tutto manuale, il cui ricavato non permetteva di vivere decorosamente. I moti popolari di fine Ottocento avevano già evidenziato questo disagio: quando poi, dopo la prima guerra mondiale, la promessa di terre da distribuire ai reduci si rivelò una bufala, esplose la protesta.

Una grave crisi economica, aggravata dal disastroso terremoto del 1919, ridusse la popolazione allo stremo dando il via alle lotte contadine e alle rivolte popolari. In questo contesto nacquero le “leghe bianche” d’ispirazione popolare e cattolica, più vicina al “sentire” dei religiosi contadini di allora. Anche i preti ebbero perciò voce in capitolo in questa forma di associazionismo, tanto che il processo per la costituzione della lega mugellana fu avviato ai primi del Novecento da Don Angelo Martelli.
Ma il capo “morale” delle leghe bianche locali, particolarmente numerose nella zona tra Scarperia, Galliano, Luco e Grezzano, fu un tipo davvero “insospettabile”, un contadino leggendario: Ismaello Ismaelli detto Nello.

Avete mai sentito parlare di lui?

In caso negativo, rimediamo subito. La sua è una storia “normale”, è quasi come ascoltare la storia dei nostri nonni. Nato il giorno di Pasqua del 1881, era un bambino abbandonato, un “nocentino” come si diceva allora, adottato dalla famiglia Lemmi e che viveva in San Giovanni Maggiore. E fu proprio qui, nel cuore più antico del Mugello che Ismaello trascorse l’infanzia frequentando le scuole elementari, e poi basta perché la terra aveva bisogno delle braccia e non certo di quelle sciocchezze che erano scritte sui libri. Ismaello aveva, però, una dote non comune; sapeva ascoltare ed era un ottimo parlatore.

Dopo la Grande Guerra, Ismaello mise su famiglia e, per sfamare i figli, si arrabattava alla meglio; diventò nel frattempo molto amico di Don Bonardi, parroco di San Giovanni, maturando grazie ai suoi insegnamenti il proprio pensiero politico. Si sa per certo che ebbe contatti anche con Don Sturzo. Di spirito combattivo e devoto, fu affascinato dal progetto delle leghe bianche e fece propaganda nella valle in modo capillare, anche sui monti, diventando, così lo vedo io, “il contadino che sapeva parlare ai contadini”.

Per un cambiamento epocale nei rapporti tra contadino e padrone, per spiegare diritti e principi ci voleva proprio uno così, uno che sapeva parlare al cuore della gente con semplicità di linguaggio. Molti coloni, anche grazie a lui, aderirono alla Lega innalzando la bandiera bianca sulla colonica o sul pagliaio.

Mio nonno e il mio prozio, che abitavano sopra Grezzano e lavoravano per i Dapples, fecero proprio così, presero la bandiera e la legarono in cima al tetto della stalla. In prima linea nelle manifestazioni contadine che portarono al “patto colonico mugellano” con l’Associazione Agricola, Ismaello fu pure tra i soci fondatori della futura Cooperativa San Lorenzo, e superattivo nelle elezioni.

La nascita dello squadrismo e poi il fascismo lo costrinsero a darsi alla macchia; diventò partigiano nella brigata Carlo Rosselli “Giustizia e libertà”. Nelle note caratteristiche di partigiano leggo: “nome di battaglia: Nello, partigiano dal 15/11/1943 al 25/6/1944, qualifica di patriota e grado di gregario.” Già, Ismaello era “solo” un patriota, “solo” il gregario Nello, ma un gregario che aiutò soldati sbandati, scampò alla fucilazione dopo che i nazisti lo avevano costretto a scavarsi la fossa,“solo” quello che aveva sparso in Mugello il seme della libertà.

Nello di’ Lemmi, come lo chiamavano tutti, rappresentò i contadini anche nelle battaglie del dopoguerra. Nel 1953 fu insignito del titolo di Cavaliere, poi si trasferì a Firenze, dove morì nel 1976 alla veneranda età di 95 anni circondato da un amore e da un rispetto che si era ampiamente meritato.

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