Lidu: Il Sistema Sanitario sta scricchiolando paurosamente. Siamo ancora a tempo a salvare il salvabile?

Redazione OK!Mugello

Lidu: Il Sistema Sanitario sta scricchiolando paurosamente. Siamo ancora a tempo a salvare il salvabile?

Lidu: Il Sistema Sanitario sta scricchiolando paurosamente. Siamo ancora a tempo a salvare il salvabile?
30/04/2019

La sede Toscana della LIDU (Lega Internazionale Diritti Umani) ci invia una lunga nota dove descrive chiaramente le cause, e alcuni rimedi, riguardo alla “perenne” emergenza del sistema sanitario. L’attuale SSN, secondo la LIDU, versa in condizioni emergenziali soprattutto per una non corretta gestione amministrativa e appesantita dai vari scandali. Tra le proposte studiate dalla LIDU, per alleggerire il problema gravoso del Pronto Soccorso, ci sarebbe quella di utilizzare una turnazione dei medici di base. A seguire la lunga nota che merita di leggerla completamente.

La situazione in si trova il Sistema Sanitario (SSN) sta creando una forte preoccupazione ai cittadini italiani e a quelli toscani e come LIDU/Sezione Toscana ce ne vogliamo occupare proseguendo un impegno che da tempo portiamo avanti. La buona tenuta di qualsiasi sistema sta nella sua capacità programmatica, nella sua sostenibilità economica e sociale e nella capacità di darsi una progetto non solo per l’immediato ma anche per il futuro.

Il nostro SSN delineato dalla Riforma sanitaria con la legge (833/78) non solo rispondeva al dettato costituzionale (art. 32) ma faceva  un passaggio forte dal sistema assicurativo e quello della garanzia universale del diritto alla salute in modo appunto universale, questo sistema ci è stato invidiato da molte nazioni ed è stato preso a riferimento per altri servizi sanitari come quello Canadese e Francese.

Nonostante che si fosse dato una sfida importante, ovvero il diritto alla salute in modo universale e pubblico, dimostrava di “costare” meno (8%) di sistemi sanitari come quello USA (12%), della Germania (10%) della Francia (9%) e della stessa Inghilterra.

Le tre missioni del SSN (prevenzione, cura, riabilitazione) hanno consentito per anni di raggiungere obiettivi importanti come ad esempio l’aumento della speranza di vita 79/80 anni per gli uomini e 84/85 anni per le donne. Questo indice dimostra la bontà e l’efficienza del SSN perché legge la buona vita delle persone. Anche il dato della mortalità infantile ha raggiunto risultati estremamente positivi soprattutto nella Toscana e nelle regioni del Nord. I risultati epidemiologici complessivi erano migliorati notevolmente diminuendo le cause di morte generali e specifiche.

Il declino parte dagli anni 2000 fino a oggi e sembra inarrestabile soprattutto con il progressivo definanziamento del FSN (Fondo sanitario nazionale) e di conseguenza quello regionale, ma anche intervenendo sui processi organizzativi e strutturali (taglio ai  posti letto, ricorso alle prestazioni private, scarsa attenzione alla prevenzione, blocco del turnover negli ospedali e nelle strutture territoriali ecc).

Per fare alcuni esempi di ciò che è avvenuto sul piano economico diamo uno sguardo generale all’ammontare della spesa sanitaria che è di euro 157,613 miliardi (2016) di cui 112,181 per la sanità pubblica e 45.431 per il privato e di queste ultime l’88% a carico delle famiglie. I dati forniti dalla Ragioneria dello Stato ci dicono che  la spesa sanitaria è diminuita di circa il 3%,  ma nonostante il minore costo della sanità sul piano nazionale c’è stato un progressivo definanziamento, e secondo la media OCSE (8,9%) del rapporto tra spesa e PIL in Italia siamo arrivati al 3,381 sul PIL che fa dell’Italia  uno dei paesi  tra i più poveri dell’Europa.

La percezione generale delle persone è estremamente critica, crescono le differenze e soprattutto le disuguaglianze tra Regioni e Regioni, cresce il ricorso economico a carico delle famiglie, cresce lo spreco e la corruzione che è arrivato a circa il 28% della spesa sanitaria pari a 28 miliardi. Sono sempre di più le persone che non si curano per motivi economici, con grave rischio della loro salute e rendendo inefficace l’art. 32 della Costituzione che tutela  il diritto alla salute.

Se questa è una analisi del livello nazionale del SSN non meno critico appare quello toscano seppure riconosciuto ancora capace di reggere sul  piano organizzativo e strutturale.

Una delle cause più negative del SSR è il processo cosiddetto “Aziendalistico” che ha dato una fisionomia di tipo economico anziché salutista e orientato a migliorare i conti, ma con il risultato inevitabile di peggiorare le prestazioni, aumentare le liste di attesa, incrementare il privato e mettendo in difficoltà tante famiglie ma anche disorientando operatori medici e non, che pure si stanno prodigando sia per assicurare la qualità delle prestazioni (l’ultimo esempio è rappresentato dall’intervento per la rimozione contemporanea di due tumori in un paziente oncologico e l’alto livello degli ospedali regionali e universitari) sia per rispondere al bisogno crescente di salute delle persone.

Il clima che si vive nelle strutture ospedaliere e territoriali è di disorientamento con l’eccessivo degli obblighi amministrativo/burocratici rispetto alla attenzione sanitaria e al rapporto con gli ammalati.

Anche in Toscana non sono mancati  episodi di sprechi (es. la vicenda di corruzione della ASL di  Massa Carrara e le ultime vicende dell’ospedale di Careggi).

La riforma voluta dalla maggioranza del Consiglio Regionale, da noi osteggiata insieme a 50mila toscani che hanno firmato il referendum, sta dimostrando un fallimento anziché un miglioramento del SSR e quindi è urgente fare una valutazione complessiva e apportare correzioni urgenti se non vogliamo assistere a un ulteriore declino.

Lo dimostrano anche le ultime vicende rimbalzate anche a livello nazionale, ovvero i provvedimenti decisi dalla Giunta con le delibere per l’assunzione a contratto di neo laureati e per il ricorso alla formazione dei medici per il settore della Emergenza ed Urgenza. A un problema serio, come la carenza di 147 medici e di altrettanti infermieri, si risponde con provvedimenti a fiato corto che tampona l’emergenza ma non aggrediscono le cause che l’hanno causato. Questa situazione infatti non è l’inizio di un problema ma semmai l’epilogo di una situazione che da tempo avviene in Toscana. Sia la carenza dei medici che la crisi dei Pronto soccorso sono il prodotto di scelte sbagliate, come ad esempio il taglio dei posti letto, la chiusura degli ospedali e processi riorganizzativi come l’ospedale per intensità di cure, il territorio indebolito delle prime barriere di accesso alle prestazioni che poi si sono riversate inevitabilmente nei  Pronti Soccorso. I distretti socio sanitari si sono ridotti a uffici per autorizzazioni e poco più, le società della salute non hanno risposto agli obiettivi che si erano date e così la risposta ospedaliera è rimasta quasi l’unica risposta per i cittadini.

Sicuramente il problema ha cause anche nazionali e quindi va risolto a livello nazionale infatti oltre al definanziamento del SSN pesano i provvedimenti di blocco delle assunzioni dei contratti nazionali, della formazione universitaria che si sta dimostrando incapace di far fronte al fabbisogno di medici specialisti e di percorsi formativi per le attività di emergenza in generale.

Noi chiediamo che  si convochi al più presto la conferenza Stato/Regioni per  assumere decisioni valide per tutto il territorio nazionale evitando che ogni Regione (vedi il Veneto e la Toscana) faccia a modo suo.

Condividiamo le proposte dell’Anaao:

  1. sbloccare le assunzioni a tempo indeterminato di medici ed infermieri
  2. attivare i concorsi a tempo determinato per gli specializzandi dell’ultimo anno
  3. assumere i neo laureati con contratto di formazione
  4. sbloccare il Contratto Nazionale

Come LIDU non siamo contrari a provvedimenti che affrontino l’emergenza ma ripetiamo occorre aggredire le cause che hanno provocato questa grave emergenza. Ci permettiamo anche di fare un proposta che aiuti a superare  questa situazione critica, ovvero coinvolgere i medici di base per chiedere loro di assicurare un turno di servizio al pronto soccorso. Questo per due motivi, il primo perché non possono tirarsi indietro di fronte a questa emergenza e il secondo perché la loro esperienza è una garanzia per far fronte alle prestazioni di emergenza.

Con questo nostro documento di denuncia e di proposta vorremmo avere un confronto con la Regione (Giunta e Consiglio) e con le stesse OO:SS  e confederali regionali!

Documento approvato dal direttivo nella riunione de 24  aprile 2019

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