BIOSLOW, un patto per la bellezza e la felicità. Per guardare con fiducia al futuro.

Ignazio Garau

BIOSLOW, un patto per la bellezza e la felicità. Per guardare con fiducia al futuro.

BIOSLOW, un patto per la bellezza e la felicità. Per guardare con fiducia al futuro.
08/01/2019

Anche la redazione di OK!Mugello sottoscrive il protocollo d’intesa per aderire al progetto BioSlow. Sabato 23 novembre, nel corso del convegno “La Bisaccia del viandante” che si è svolto a Roma, nell’ambito della 3° edizione di “All Routes Lead To Rome”, ItaliaBio e Cammini d’Europa hanno sottoscritto il protocollo di intesa che ha dato vita alla rete BIOSLOW, un patto che guarda con fiducia al futuro e cerca di radunare le energie migliori dei territori, ripartendo dal cibo, dal ruolo degli agricoltori e degli allevatori nella società e nell’economia, dalla mobilità lenta e dal diritto a camminare nel paesaggio – senza muri e senza barriere – per favorire uno sviluppo umano integrale.

L’obiettivo che ci si propone con “BIOSLOW” è quello di riunire coloro che ritengono prioritario e improrogabile l’assunzione di una strategia di tutela e valorizzazione dell’immenso patrimonio materiale e immateriale che vede nelle comunità locali il luogo e il contesto umano e culturale sinonimo del buon vivere, del gusto, delle tradizioni, del saper fare creativo, della dimensione sociale armoniosa e dal paesaggio in equilibrio tra tessuto urbano e ambienti rurali. In altre parole, è un vero e proprio patto a favore della felicità, delle qualità territoriali e delle eccellenze produttive, che richiede un risorgimento di valori, idee e progettualità.

BIOSLOW” promuove la felicità come diritto, che va esercitato nella ricerca di modelli di crescita realmente sostenibili, in grado di preservare la terra da ulteriori minacce, sostenendo stili di vita e di consumo capaci di rimettere l’agricoltura e la ruralità al centro del sistema economico.

Le linee ideali del progetto sono racchiuse nel “Manifesto BIOSLOW”, che vi proponiamo di seguito.

BIOSLOW: UN PATTO PER LA BELLEZZA E LA FELICITÀ

MANIFESTO

  1. Dichiariamo finita l’era della rendita di posizione e della crescita illimitata dei consumi.
    L’intera società, dalla comunità locale a quella globale, è coinvolta nel più grande ridisegno dei modelli economici di tutti i tempi. La limitatezza delle risorse (e dunque i grandi temi dell’accessibilità e della distribuzione), assieme alla tutela dei beni comuni, alla riduzione del consumo di suolo e ad uno stile di vita più sobrio e conviviale, sono opzioni diventate vitali per garantire un futuro più equo e sostenibile. È necessaria una consapevolezza diffusa, che induca la necessaria responsabilità e sostenga il coraggio delle scelte.
  1. Il benessere dei popoli (ri)parte dalla terra.
    La nuova economia è già esperienza: riportare l’agricoltura al centro della società significa amare il territorio, tutelare e proteggere i beni comuni – primo fra tutti il paesaggio – stimolando lo spirito di appartenenza e la condivisione delle risorse.
    Restituire dignità al ruolo dei contadini e dei pastori significa riconoscerne la funzione fondamentale nel governo e nella conservazione del territorio, ma anche nella creazione di valore, offrendo opportunità qualificate ai giovani di oggi e agli Italiani di domani.
  1. L’amore per la terra dà buoni frutti.
    La passione per la terra sostiene la centralità dei produttori nella società e nell’economia: paladini della natura, custodi del territorio, presidi di legalità, depositari di saperi che attraversano il tempo lentamente, stagione dopo stagione.
    Le produzioni biologiche considerano l’intero ecosistema agricolo, favorendo la naturale fertilità del suolo con interventi in grado di promuovere la biodiversità dell’ambiente in cui operano, escludendo l’utilizzo di prodotti di sintesi e di organismi geneticamente modificati (OGM).
  1. Siamo tutti produttori.
    La sovranità alimentare pone le aspirazioni e i bisogni di coloro che producono, distribuiscono e consumano alimenti al cuore del sistema e della politica: difende gli interessi e contempla le future generazioni, assicurando che i diritti d’uso e gestione di terre, territori, acque, semi e allevamenti siano nelle mani di coloro che producono cibo.
    Soprattutto, scardina la dicotomia tra produttori e consumatori: siamo tutti co-produttori e – come tali – ci muoviamo verso nuove relazioni sociali libere da oppressioni e diseguaglianze fra uomini e donne, popoli, gruppi etnici, classi economiche e generazioni.
    Rimettere la persona al centro significa riconoscere il diritto a migrare (l’uomo è sociologicamente e ontologicamente un viandante), ma anche il diritto a rimanere.
  1. Il cibo è salute, benessere, piacere, convivialità e cultura. Il cibo è vita.
    Riconoscere il valore corretto del cibo significa garantire il diritto a una produzione alimentare sana, abbondante, accessibile. Ma anche ad un adeguato livello di qualità nei diversi ambiti della comunità, dalla cultura al sociale, dall’urbanistica alla mobilità, dall’ambiente all’energia, dall’artigianato al turismo, dalla formazione dei giovani alla ricerca, ovvero delle ragioni stesse di una società.
  1. Una scelta a favore della sostenibilità.
    Dal settore dell’energia da fonti rinnovabili alla bioarchitettura, dal tessile naturale all’artigianato di qualità, dalla mobilità sostenibile al turismo lento: numerosi settori dell’economia possono porre le basi per un cambiamento di paradigma che valorizzi un nuovo e migliore stile di vita per tutti.
    Verso espressioni di buon governo locale, in cui la salute, la sicurezza, il futuro, la tutela dei beni comuni e la felicità delle persone siano al centro del pensare, dell’agire e degli orientamenti nelle scelte quotidiane, improntate a stili di vita sobri, equilibrati e lungimiranti, sottratti alla miopia della frenesia produttiva.
  1. Un risorgimento di valori, di idee e di progetti.
    BioSlow è un patto tra coloro che ritengono prioritario e improrogabile un impegno a favore di una strategia di tutela e valorizzazione dell’immenso patrimonio materiale e immateriale che vede nelle comunità locali il luogo e il contesto umano e culturale sinonimo del buon vivere, del gusto, delle tradizioni, del saper fare creativo, della dimensione sociale armoniosa e dal paesaggio in equilibrio tra tessuto urbano e ambienti rurali.
    In altre parole, è un patto a favore della bellezza e della felicità, che sostiene un nuovo risorgimento di valori, di idee e di progettualità.
  1. Nutriamoci di genius loci.
    Condividiamo la necessità di sostenere lo “spirito del luogo”, che si nutre di autenticità, di senso civico, di cultura e di identità locali che affondano con orgoglio le proprie radici nelle matrici popolari, contadine e religiose.
    È il protagonismo dell’inclinazione a produrre crescita facendo leva su fattori inusuali quali la tradizione, l’artigianalità, la cultura, il rispetto per la persona, per i paesaggi e per l’ambiente: verso un modello economico di competitività fondato sulla qualità, che parta dalla creatività, agisca sui processi, ascolti le vocazioni naturali, punti sulla qualità anche nei dettagli e arricchisca il prodotto di un valore aggiunto unico e irripetibile, non delocalizzabile.
  1. Mobilità dolce: dai territori, le eccellenze in rete.
    La mobilità dolce consente di realizzare una rete di territori, di paesi, di città, di parchi e di aree protette, connessi da percorsi ecologici, comunità accoglienti, buone prassi di sostenibilità ambientale e di turismo sostenibile.
    Una rete di soggetti che intendano sviluppare modelli condivisi di futuro all’interno di biodistretti che lavorino sulla qualità della terra, del paesaggio, dell’agricoltura e della vita. Attraverso un fitto crocevia di percorsi di viaggio immersivi e di esperienze emozionali, come ad esempio i Tratturi della Transumanza e gli antichi percorsi di storia, di cultura e di pellegrinaggio, attraverso itinerari, rotte, cammini e ciclovie da percorrere lentamente e intimamente.
  1. Italiani, al centro dell’Europa e del Mediterraneo.
    È un patto che guarda con fiducia al futuro, verso forme di cittadinanza che non contrappongano il piano locale o le bandiere nazionali al comune desiderio di uno sviluppo umano integrale, che respinga le paure senza bisogno di filtri, muri o barriere. È un patto che vede l’Italia al centro dell’Europa, ma anche profondamente immersa nel Mediterraneo, mare che unisce e non separa, crocevia di culture e di popoli che diventa opportunità di pace e di dialogo con tutte le culture del mondo.

Uniti nelle differenze, perché ogni piccola azione locale può contribuire a cambiare il mondo.

Ignazio Garau


Nato a Torino nel 1954, ha lavorato per la Lega Regionale delle Cooperative, operando prima nell’Associazione Regionale Cooperative Agricole e, poi, nell’Associazione Regionale Cooperative di Servizi. Successivamente è stato nominato Consigliere Delegato della Coop CAMST (ristorazione) per la Divisione Piemonte e, quindi, ha collaborato con Coop Piemonte, assumendo la Direzione di importanti Centri Commerciali nel torinese. Ha iniziato ad occuparsi di agricoltura biologica nel 1993, assistendo alcune cooperative agricole e loro consorzi. Nel 2001 ha partecipato alla costituzione dell’AIAB Piemonte diventandone Presidente. Nel marzo 2002 è stato eletto nell’esecutivo di AIAB Federale. Nel novembre del 2003 ha partecipato alla costituzione dell’Associazione delle Città del Bio, della quale è stato direttore sino all’ottobre del 2015. Dal 2010 è Presidente dell’Associazione ITALIABIO

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