Forteto. Artemisia invita alla riflessione

Redazione OK!Mugello

Forteto. Artemisia invita alla riflessione

Forteto. Artemisia invita alla riflessione
20/03/2019

In merito alla nota diffusa ieri dall’Associazione Vittime del Forteto (clicca qui per leggere l’articolo), relativa alle vertenze intraprese da alcuni soci fondatori contro la Cooperativa Il Forteto, Artemisia sottolinea il timore che: “Una contrapposizione così aspra tra sopravvissuti che hanno posizioni differenziate e a tratti non sovrapponibili, non possa che aggiungere
dolore, rabbia e divisione ad una vicenda che ha già ferito tanto profondamente, insieme a ciascuno di loro, un intero territorio e i suoi abitanti”. E spiega in una nota:

L’esperienza del Progetto Oltre ci ha insegnato che l’unica distinzione che ha realmente senso rispetto a coloro che appartengono alla generazione dei soci fondatori de Il Forteto, è tra chi ad un certo punto ha messo in discussione la propria appartenenza al sistema e se ne è distanziato e differenziato, anche assumendosi la responsabilità dei propri comportamenti, e tra chi non lo ha fatto.

Dobbiamo mantenere alto il livello di complessità della riflessione su questo tema, partendo dal presupposto che chiunque abbia inizialmente aderito alla setta Forteto, rimanendo poi impigliato nelle sue maglie, ha inevitabilmente colluso con il suo funzionamento e le sue regole maltrattanti, allo stesso tempo subendole.

Un piano estremamente articolato che non può essere oggetto di semplificazioni. Riteniamo inoltre che rientri nella sfera  dell’autodeterminazione di ciascuno l’iniziativa di avviare un procedimento giudiziario a tutela dei propri diritti, e che spettino unicamente
alla Magistratura le valutazioni circa l’opportunità della sua fondatezza, o meno.

Questo senza dimenticare che anche le risposte giudiziarie fotografano e hanno fotografato inevitabilmente realtà parziali e non del tutto corrispondenti, in una vicenda di questa complessità, alla verità storica vissuta dalle vittime.

Condividiamo in pieno il richiamo alla giustizia per tutte le vittime, sottolineando in particolare i diritti di coloro che ancora bambini sono stati collocati a Il Forteto dalle Istituzioni, e lì abbandonati, che avrebbero diritto ad accedere a forme di compensazione, economica e non solo, per il danno patito, e al riconoscimento di diritti speciali.

Queste sono richieste di cui tutti coloro che a vario titolo si occupano della vicenda Forteto dovrebbero a nostro avviso farsi portavoce in tutte le occasioni possibili, cogliendo in questo senso anche la grande opportunità rappresentata dalla Commissione di Inchiesta Parlamentare e dalla nomina del Commissario.

Senza dimenticare di volgere lo sguardo anche verso la prevenzione e l’impegno attuale a evitare che situazioni analoghe si ripetano o si svolgano nell’omertà e nel silenzio.

Redazione OK!Mugello


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Un commento

  1. Lidia Giannelli ha detto:

    In pratica, Artemisia, dubita dell’efficacia della sentenza giudiziaria che “fotografa inevitabilmente realtà parziali e non del tutto corrispondenti alla realtà”? Ma è questa la sede per dirlo? E ‘a loro che è affidato questo compito ?
    E vero, la realtà soprattutto è parziale. Si è fatto in modo di tenere lontano dalle aule del tribunale persone a cui sono stati rotti denti, rinchiuse in celle friGorifero. E il racconto, potrebbe seguitare all’infinito.
    Ma per il Ruolo che ad artem5isia e stato conferito, mi permetto di esprimere perplessità su questa risposta al comunicato della Associazione delle Vittime.
    Artemisia ha un ruolo di sostegno psicoterapeutico, soprattutto. Di per sé molto difficile, dato che si trova a trattare più soggetti provenienti dalla stessa comunità.
    La mia esperienza personale di psicoterapia mi dice che , a meno che non si tratti di una TERAPIA DI GRUPPO, NON SAREBBE DEONTOLOGICAMENTE OPPORTUNO, TRATTARE MEMBRI I DELLA STESSA FAMIGLIA, quindi della stessa comunità. Proprio perché, essendo a loro volta comuni mortali, diventerebe impossibile valutare con la dovuta lucidità, caso per caso, senza farsi condizioniare da racconti a più voci.
    E questo comunicato ne è la conferma. Avrebbero dovuto non ergersi a portavoce di nessuno, ma lasciare che i soggetti reagissero senza interlocutori.
    E la mia interpretazione è suffragata dall’apprendere che qualcuno ha interrotto questo percorso di sostegno, perché non si sentirebbe più libero di esprimersi, ma quasi giudicato o confrontato. Quindi, un intervento che esuli da un atteggiamento professionalmente defilato e neutrale sarebbe stato auspicabile, piuttosto che una levata di scudi, anche se garbata, ma inequivocabile .

    Spero che, in futuro questa associazione, che fruisce di fondi pubblici, ritorni nel proprio rango , nell’espletamento del compito di aiutare a metabolizzarw le sofferenze, ASTENENDOSI DA ESPRIMERE PUBBLICAMENTE GIUDIZI E OPINIONI.
    NON SPETTA A LORO. Non in questa veste.

    Grazie.

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