Meacci racconta Meucci. A Barberino la storia dell'inventore del telefono e dell'ingiustizia subita

La recensione di Massimiliano Miniati

Cultura
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di Massimiliano Miniati
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Anna Meacci
Anna Meacci © N.c.

Grande successo al Teatro Corsini di Barberino per “La Meacci racconta Meucci", il terzo appuntamento con “Personae” e con Anna Meacci che dopo gli straordinari successi delle serate dedicate ad Artemisia Gentileschi e Sòcrates è riuscita nonostante il festival di Sanremo in tv a realizzare un altro tutto esaurito.

Antonio Meucci, all'anagrafe Antonio Santi Giuseppe Meucci, inventore italiano, celebre per lo sviluppo di un dispositivo di comunicazione vocale accreditato da diverse fonti come il primo telefono, il cosiddetto telettrofono.

Anna inizia dal sogno, il sogno di un uomo speciale che sul palco del Teatro della Pergola di Firenze si scervella su come mettere in comunicazione i tecnici sulla grata con i macchinisti sul palco senza farsi sentire dagli attori in scena.

Mischia il racconto della vita di Antonio con la descrizione della sartoria del teatro dove conobbe la moglie e con i ricordi di Anna bambina nella sartoria della madre, e lo fa con tale trasporto e tenerezza da trasformare il pubblico in un bambino nascosto nello scatolone degli avanzi delle stoffe.

“Da qui a là, e poi anche più in là” è la battuta ricorrente nella testa di Antonio ed anche in questa lezione-spettacolo bellissima che ha tenuto il pubblico ipnotizzato per tutta l’ora e mezza del racconto.

Il racconto della fuga all’Avana, il lavoro per lui e la moglie al Gran Teatro de Tacón, gli esperimenti ed il trasferimento a New York dove, insieme a Garibaldi, aprì una fabbrica di candele.

Si soffre ad ascoltare la Meacci, che racconta il declino di un uomo al quale venne rubata l’’invenzione che ha rivoluzionato i rapporti tra le persone, un uomo morto poverissimo a New York nel 1908 mentre la sua invenzione veniva accreditata ad Alexander Graham Bell fino a quando una risoluzione approvata dalla Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti d'America l'11 giugno 2002 ha chiesto di riconoscere il lavoro e i contributi di Meucci verso l'invenzione del telefono.

Il lunghissimo applauso finale è quasi liberatorio per scaricare la rabbia montata ad ascoltare come un uomo dotato di tanto genio (Meucci brevettò anche le candele steariche, oli per vernici e pitture, bevande frizzanti, condimenti per pasta e riso, una tecnica per ottenere pasta cellulosica di buona qualità) si fosse fatto fregare in modo tanto banale.

Il lunghissimo applauso finale ha salutato anche la straordinaria Anna Meacci che, anche in questo terzo appuntamento di “Personae#” ha regalato al pubblico un’ora e mezza di “conoscenza” con l’ormai collaudata formula lezione-spettacolo che tanto successo sta riscuotendo in un teatro che, alle sue performance risulta sempre esaurito.

Prossimo appuntamento con Anna Meacci Venerdi 13 marzo in “Donne e diritti” dalla parte delle donne.

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